C’è un momento, prima o poi, in cui chiunque ami davvero guardare film, serie TV, o anche solo accendere la console sul divano per godersi l'ultimo titolo tripla A, deve fare i conti con una verità piuttosto scomoda: l’audio dei televisori moderni è quasi sempre inadeguato. Non mediocre, non migliorabile con qualche impostazione nascosta nel menu, ma strutturalmente limitato. Ed è da questa consapevolezza, semplice e brutale, che parte la mia riflessione.
Comprate una soundbar. Punto.
Sembra una provocazione, ma in realtà è una sintesi fin troppo onesta di anni passati a testare TV di ogni fascia, da modelli entry-level a schermi che superano senza sforzo il prezzo di un’utilitaria usata. Cambiano pannelli, luminosità, algoritmi di upscaling e frequenze di refresh, ma una costante rimane: l’audio resta sempre il parente povero dell’esperienza visiva.
Il motivo è evidente. I televisori sono sempre più sottili, sempre più orientati al design e lo spazio fisico per alloggiare altoparlanti degni di questo nome semplicemente non c’è. Anche sulle TV più costose, quelle che vantano speaker integrati sotto al pannello e capaci di direzionare il suono in faccia allo spettatore, l’audio migliora solo in senso relativo: non è più pessimo, è “meno scarso”. Ma spendere migliaia di euro per uno schermo e poi accettare un comparto sonoro che non è all’altezza significa ottenere solo metà dell’esperienza.
Perché sì, l’audio non è un accessorio. È una componente narrativa, emotiva, immersiva. Spesso è proprio il suono a raccontare più delle immagini, a guidare la tensione, a dare corpo a un dialogo o peso a un silenzio. Ed è per questo che parlare di soundbar non è un discorso da appassionati di hi-fi, ma una questione pratica, quotidiana, che riguarda chiunque accenda una TV ogni singolo giorno.
Scegliere con lucidità, non con il marketing
Il primo errore che vedo fare più spesso è quello di scegliere una soundbar come se fosse un accessorio qualunque, guidati dal prezzo o dal marchio. In realtà, scegliere la tipologia giusta è il primo aspetto importante da tenere in considerazione.
Le soundbar stereo, le classiche 2.0, rappresentano il punto di partenza assoluto. Costano poco, aumentano la potenza rispetto agli speaker della TV e rendono l’audio più presente. Ma fermiamoci qui: non sono impianti hi-fi in miniatura e non lo diventeranno mai. Possono avere senso solo se non esiste alcuna possibilità di salire di livello, per questioni di spazio o, molto più banalmente, di budget.
Il primo vero salto qualitativo arriva con le soundbar 2.1, dove quel “.1” fa tutta la differenza del mondo. Il subwoofer, separato o integrato, permette di estendere la risposta sulle basse frequenze e di dare finalmente corpo al suono. Non si parla solo di enfatizzare le esplosioni o rendere più immersive le scene d’azione, ma di dialoghi più caldi, colonne sonore più avvolgenti, una presenza sonora che riempie la stanza invece di restare schiacciata dietro allo schermo.
Se possibile, è sempre meglio optare per un subwoofer separato. Cono più grande, cassa più ampia, maggiore pressione sonora. Certo, richiede spazio e un minimo di gestione in più, ma se è wireless e potete posizionarlo liberamente nella stanza, è una scelta che ripaga sempre. Se invece lo spazio è un problema, un subwoofer integrato resta comunque preferibile all’assenza totale di basse frequenze.
Il mio consiglio per la maggior parte delle persone, però, è sempre uno: un sistema 3.1. Tre canali frontali più un subwoofer. Il canale centrale cambia radicalmente l’esperienza perché è lì che finiscono i dialoghi. E la chiarezza delle voci non è un lusso, è una necessità. Specialmente oggi, tra mix audio spesso aggressivi e serie TV in cui i protagonisti sembrano sussurrare mentre il resto dell'ambiente esplode attorno a loro.
Surround sì, ma solo se l’ambiente collabora
Dal 3.1 in poi entriamo nel territorio del surround, reale o virtuale che sia. 5.1, 7.1, Dolby Atmos. Qui il marketing diventa aggressivo, ma la realtà è molto più semplice e meno indulgente.
Il surround virtuale si basa sulla psicoacustica. Ritardi, riflessioni, modulazioni di frequenza: il suono deve rimbalzare sulle superfici della stanza per creare l’illusione di provenire da dietro o dall’alto. E qui entra in gioco un fattore, spesso ignorato, ma la cui piena consapevolezza risulta indispensabile per scegliere l'impianto giusto: la stanza.
Ambiente simmetrico, soffitto piatto, spazio dietro il divano, poche superfici riflettenti? Allora una soundbar surround può funzionare molto bene.
Stanza irregolare, tetto inclinato, magari persino in legno, TV posizionata su una parete laterale, grandi vetrate? Il risultato sarà inevitabilmente limitato e l'acquisto di un impianto surround potrebbe essere inutile, portando a spendere tanto per risultati che alla fine non soddisfano.
Vi faccio un'analogia per farvi capire meglio come funziona. Immaginate di dover far arrivare una pallina alle vostre spalle, potendola lanciare solo in avanti. In una stanza regolare, con muri lisci, superfici piatte e geometricamente perfetta, potete calcolare i rimbalzi riuscendo nel vostro intento con estrema facilità.
In una stanza complessa, con travi, superfici inclinate, materiali diversi e geometrie irregolari, la traiettoria diventa imprevedibile e calcolare i rimbalzi per un lancio preciso deve tenere conto di numerosi imprevisti non calcolabili a monte. Con l’audio succede esattamente la stessa cosa.
Per questo, il mio consiglio è sempre e solo uno: se avete il budget per un impianto surround e disponete di una stanza ideale, allora acquistatelo senza indugi. Ma se avete il budget e una sala irregolare, che presenta uno, o più, dei punti indicati sopra, è molto meglio investire quei soldi in una soundbar 3.1 di qualità, potente e ben costruita, piuttosto che orientarsi si di un surround, reale o virtuale, che promette miracoli impossibili da ottenere in quell'ambiente.
Dimensioni e proporzioni: un mito da sfatare
Non esiste una regola ferrea che lega la dimensione della soundbar a quella della TV. Una soundbar più piccola dello schermo non “suona male” per definizione. Certo il campo emissivo dell’audio è meglio che sia pari a quello della dimensione della TV, o persino più ampio; tuttavia, esperienza alla mano, l’influenza di questa cosa è molto bassa in termini di ascolto.
Resta il fatto che più la soundbar è ampia, migliore sarà la separazione dei canali e migliore sarà il soundstage. Ciò vale soprattutto per i modelli economici. Quindi puntate a prendere, senza paura, il modello più largo possibile che si possa inserire all’interno del vostro setup.
In generale, soundbar più grandi e più spesse tendono a offrire una resa migliore, soprattutto nelle fasce economiche. Non è una regola aurea, ma soprattutto nella fascia bassa, l’audio in generale offre una resa migliore con componenti più grandi. Altoparlanti più ampi muovono più aria e anche se sono di qualità non eccelsa, tendono a restituire una pasta sonora migliore. Quindi tenetelo in considerazione in relazione al vostro budget.
Posizionamento: il dettaglio che rovina o salva tutto
Una soundbar posizionata male può vanificare anche il miglior acquisto. L’obiettivo è semplice: avvicinare il più possibile l’emissione sonora all’altezza delle orecchie.
Vediamo, quindi, le regole pratiche per il posizionamento corretto della soundbar. Di base sono due le soluzioni: sotto allo schermo, appoggiata sul mobile davanti alla TV, o sopra alla TV, con una staffa a muro.
La regola d'oro è che si dovrebbe cercare di posizionare la soundbar a un’altezza il più simile a quella delle nostre orecchie durante la fruizione di contenuti, visto che l’audio frontale si propaga con un cono che dovrebbe investire chi sta ascoltando.
Per ovvi motivi ci sarà però un offset, dato che la soundbar deve convivere con la TV, e non possiamo mettere la soundbar davanti a ciò che stiamo guardando. Considerando, però, che il centro della TV dovrebbe essere allineato esattamente al centro dello sguardo dello spettatore, con uno scarto di al massimo 15 gradi verso l’alto o il basso rispetto alla nostra vista, l’ideale è posizionare la TV nella maniera corretta e la soundbar subito al di sotto, piuttosto che nella parte superiore.
Inoltre è consigliabile orientare la soundbar in maniera che punti il più possibile verso la faccia degli ascoltatori e spesso significa doverla alzarla un pochino verso l’alto, con dei supporti appositi. Alcune soundbar hanno anche i piedini orientabili, le più economiche non ce li hanno, quindi qualche piedino in gomma con adesivo sarebbe l’ideale.
Una cosa, invece, da evitare assolutamente è la riflessione dell’audio sul pavimento, che può andare a impattare negativamente sulla resa, soprattutto se il punto di visione è lontano. Se per qualche motivo non potete posizionare la soundbar sotto alla TV e, quindi, siete costretti a posizionarla sopra, state sempre attenti a indirizzarla in maniera tale che l'audio non "rimbalzi sul pavimento".
In queste situazioni, io vi direi di valutare sempre la possibile di montare la TV su un supporto a muro, a cui abbinare un supporto per la soundbar, in maniera tale che abbiate più possibilità di trovare il giusto compromesso.
Per quanto riguarda invece il posizionamento del subwoofer, non c’è un punto preciso dove dovete metterlo, soprattutto se un subwoofer riproduce unicamente le frequenze ultra-basse. In ogni caso, visto che non stiamo parlando di impianti surround top di gamma, dove si potrebbe (e dovrebbe) discutere a lungo del posizionamento legato a un effetto prossimità, o addirittura di installare più subwoofer nella stessa stanza, il consiglio rimane semplice: mettetelo dove avete spazio.
Differenze fra HDMI ARC ed eARC
Oggi il collegamento di riferimento è HDMI ARC, o meglio ancora eARC. Un solo cavo HDMI, audio dalla TV alla soundbar, supporto ai formati avanzati. Attenzione però: non tutte le porte HDMI sono ARC.
La differenza tra ARC ed eARC è legata esclusivamente ai formati supportati: l’eARC supporta formati audio ad alta qualità come Dolby True HD, Dolby Atmos e DTSX, garantendo quindi una resa superiore.
La connessione ARC è stata introdotta sul mercato attorno al 2010, quindi se avete una TV prodotta dopo questa data, è molto probabile che sia dotata di questa connessione. Attenzione, nonostante si tratti fisicamente di una porta HDMI identica alle altre, non significa che qualsiasi porta HDMI di una TV prodotta dopo il 2010 sia dotata di una connessione ARC o eARC.
Dovete guardare se attorno alla porta HDMI si trova un'etichetta che indichi la compatibilità ARC/eARC. Normalmente nelle televisioni più recente una, massimo due porte HDMI sono compatibili con il formato ARC e nonostante non sia uno standard giovane, non significa che tutti a casa ce l’avranno.
Se, però, avete una TV meno recente, magari con più di 15 anni alle spalle ma che vi soddisfa in termini di resa video, dovrete affidarvi all'ingresso ottico. La maggior parte delle soundbar, anche le più recenti, hanno questo ingresso e, in alternativa, esistono dei convertitori atti a rendere compatibile una soundbar con un ingresso ottico.
Si tratta di una connessione molto buona in termini di qualità del segnale, ma non è in grado di trasportare formati audio avanzati come l’Atmos basato su True HD. Infine troviamo la connessione wireless. Praticamente tutte le soundbar odierne offrono il collegamento Bluetooth, utile per riprodurre musica direttamente da smartphone, mentre i modelli più avanzati includono anche il Wi-Fi con supporto a piattaforme come AirPlay 2, Google Chromecast e Spotify Connect.
Non dovete però confondervi e pensare che possiate usare questa connettività per trasferire l’audio dei film, soprattutto in abbinamento a player esterni, perché non sono in grado di farlo.
Spendere bene, non per forza tanto
Qui arriva il punto più importante. Una soundbar entry-level migliora sempre l’esperienza rispetto all’audio della TV. Sempre. Anche quella da 100 euro di una marca semisconosciuta.
E se avete un budget fisso per la TV, il mio consiglio resta controintuitivo ma efficace: meglio spendere meno per la TV e includere anche una soundbar, piuttosto che investire tutto nello schermo e lasciare l’audio indietro.
Nella fascia entry-level, con prezzi che partono da circa 80–100 euro, si trovano soundbar compatte, spesso di tipo 2.0 o 2.1, con potenza contenuta e connettività basilare. Nonostante si tratti di dispositivi essenziali, svolgono comunque bene il compito principale: migliorare sensibilmente l’audio rispetto agli altoparlanti integrati della TV. Non offrono tecnologie avanzate come Dolby Atmos, né una scena sonora particolarmente ampia, ma valgono ogni euro di spesa.
Vi faccio un esempio: se avete ad esempio 500 euro da spendere per una TV, avrebbe senso cercare un modello da 400 euro a cui abbinare una soundbar entry level da un centinaio di euro. Tanto tra una TV da 400 e una da 500 difficilmente ci saranno differenze tali da rivoluzionare la visione, e se abbinerete al modello da 400 euro una soundbar, allora il risultato finale sarà un’esperienza generale molto più appagante.
Salendo alla fascia media, diciamo tra i 200 e i 500 euro, l’offerta diventa molto più interessante. In questo range di prezzo si trovano soundbar con subwoofer wireless incluso, supporto per Dolby Digital e DTS, connettività Wi-Fi, compatibilità con AirPlay 2 o Chromecast e spesso la possibilità di espandere il sistema con speaker posteriori opzionali.
Facciamo un ragionamento su questa fascia. Ha senso abbinare a una TV da 500 euro una soundbar dallo stesso prezzo? Tecnicamente si, semplicemente perché ricordatevi che l’audio gioca almeno, se non addirittura più, del 50% dell’esperienza finale. Oltre al fatto che una soundbar di questa fascia potrebbe rimanere con voi anche dopo un futuro cambio della TV. In linea generale credo che una soundbar di questa fascia di prezzo sia più che sufficiente per la maggior parte delle persone.
Andando sopra ai 500 euro, le possibilità sono praticamente infinite. Non solo è possibile avere soundbar più potenti e qualitativamente migliori, anche in termini di suono 3D, ma è possibile studiare sistemi un po’ più complessi, magari realizzati appositamente per la vostra stanza, che possano prevedere anche l’aggiunta di altri altoparlanti posteriori o laterali.
In generale, quando vi approcciate all’idea di voler acquistare una soundbar, soprattutto nell’ottica in cui non vogliate spendere poco, consideratelo come un bene che dura nel tempo, quindi come una sorta d’investimento a lungo termine. Una soundbar di buona qualità può accompagnarvi per molti anni, anche cambiando televisore, purché disponga delle connessioni giuste per restare al passo con le nuove tecnologie.
Spendere qualcosa in più può quindi rivelarsi una scelta più saggia sul lungo periodo, soprattutto se si punta a funzioni come eARC, Dolby Atmos e la connettività wireless multiroom. Vi lascio comunque consultare la nostra guida all'acquisto alle migliori soundbar attualmente sul mercato, dove potete trovare i migliori modelli per tutte le fasce di prezzo.
Satelliti posteriori: cosa sono e a cosa servono
Poco fa vi ho accennato alla possibilità d’integrare, con alcuni modelli di fascia medio-alta, dei satelliti aggiuntivi. A differenza delle soluzioni standalone che si affidano a tecniche di elaborazione digitale per simulare un effetto surround, l’aggiunta di diffusori dedicati posizionati dietro lo spettatore permette di ottenere un’esperienza molto più vicina a quella di un sistema multicanale fisico… poiché di fatto, lo è. L'unica semplificazione risiede nell'avere un altoparlante frontale, anziché 3 separati.
Potreste addirittura valutare l’acquisto di una soundbar tenendo questa possibilità in mente, così se non potete acquistare subito due satelliti, per una questione di budget o di configurazione della vostra stanza, non vi escluderete questa possibilità in futuro, andando a migliorare nel tempo il vostro impianto audio. l
Ricordate però che non stiamo parlando di uno standard universale, la maggior parte delle soundbar lavora solo con satelliti specifici o della stessa marca, quindi tenetene conto in fase d'acquisto.
Un ultimo consiglio per quanto riguarda i satelliti posteriori: ricordate che l’ideale è riuscire a posizionarli a una certa distanza dietro lo spettatore. Questo significa che se avete un divano attaccato al muro e volete attaccare i satelliti al muro, a poche decine di centimetri dalle orecchie, il risultato finale sarà deludente.
L’effetto surround sarà limitato e la resa potrebbe anche essere fastidiosa in virtù di una fonte audio eccessivamente vicina allo spettatore, pensata per far cogliere solamente alcune sfumature dell'audio.
Se, infine, vi manca lo spazio ma non volete farne a meno, posizionateli più in alto e lateralmente, se potete, con un piccolo orientamento verso il centro della scena. In questo modo riuscirete comunque ad ottenere un buon risultato, senza trovarvi costretti a ripensare completamente la sala dedicata all'home theater.
In conclusione
Quindi, ricapitolando: comprate sempre una soundbar, se potete e appena potete, prediligete come minimo un modello 3.1, quindi tre canali anteriori (centrale, destro e sinistro), affiancato da un subwoofer.
Se avete una stanza simmetrica che si presta, potete pensare all’acquisto di un modello con surround virtuale, mentre se la vostra stanza è asimmetrica, o la posizione della TV non è centrale ma posta tutta su di un lato, valutate l’acquisto di una soundbar 3.1 più bella o potente, o un sistema con canali posteriori fisici, poiché i sistemi virtualizzati non possono fare miracoli.
Se, infine, state acquistando un nuovo home theater, quindi comprensivo anche di televisore, valutate piuttosto di scendere un po’ con le aspettative e prezzo della TV e includete nel vostro budget una soundbar. Se avete un po’ di margine, ricordate che una soundbar è un investimento che vi portate avanti nel tempo. Fatelo, avrete il meglio.