Il settore dell'hardware PC si trova ad affrontare una nuova ondata di rincari che minaccia di colpire duramente il portafoglio degli utenti. Dopo un CES 2026 caratterizzato da annunci innovativi ma anche da prezzi stellari e dall'onnipresente focus sull'intelligenza artificiale, l'industria torna a fare i conti con una realtà economica difficile. La crisi delle memorie, alimentata dalla crescente domanda nel segmento AI, continua a far sentire i suoi effetti a catena su tutta la filiera produttiva, e ora è Asus a confermare ufficialmente quello che molti temevano: gli aumenti di prezzo sono inevitabili.
Secondo quanto riportato da Digitimes e successivamente ripreso da VideoCardz, una comunicazione interna di Asus ai rivenditori rivela l'intenzione del produttore taiwanese di ritoccare verso l'alto i listini per "determinate combinazioni di prodotti" a partire dal 5 gennaio 2026. La lettera, che circola tra i canali distributivi, non lascia margini di interpretazione sulla gravità della situazione che l'azienda sta affrontando sul fronte dell'approvvigionamento dei componenti.
L'impatto sui rivenditori si sta già manifestando in modo tangibile. Un'indagine condotta presso lo storico Guanghua Shopping Mall di Taipei ha rivelato che ogni rivenditore ha applicato aumenti il 5 gennaio, con alcuni negozi come Moxun che hanno annunciato rincari fino al 20% su tutti i marchi di laptop a partire dalla settimana successiva. Si tratta di percentuali che, se confermate su scala globale, potrebbero rendere l'acquisto di un nuovo notebook un investimento decisamente più oneroso rispetto agli ultimi mesi.
La causa principale è ancora una volta la carenza di memoria innescata dall'esplosione della domanda nel settore dell'intelligenza artificiale. Asus lo dichiara esplicitamente nella propria comunicazione, aggiungendo però che "la domanda globale nei mercati PC e infrastrutture IT rimane forte". Una precisazione che sembra quasi un tentativo di giustificare gli aumenti con un contesto di mercato favorevole, ma che in realtà conferma come la scarsità di chip di memoria stia creando un collo di bottiglia nella produzione che i produttori scaricano inevitabilmente sui consumatori finali.
Nei mercati occidentali, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, gli aumenti non sono ancora pienamente visibili sui principali store online. La ragione è legata ai tempi di rotazione delle scorte: molti rivenditori stanno ancora vendendo prodotti acquistati a prezzi precedenti, e diverse offerte promozionali sono ancora attive. Tuttavia, come confermato da alcune dichiarazioni di retailer europei come Overclockers UK, una volta esaurite le scorte acquistate ai vecchi prezzi, sarà inevitabile adeguare i listini ai nuovi costi di approvvigionamento imposti dai produttori.
La situazione ricorda quanto accaduto durante la crisi dei semiconduttori del 2021-2022, quando le GPU e le console di nuova generazione divennero praticamente introvabili o disponibili a prezzi fuori mercato. La differenza sostanziale è che stavolta il problema non riguarda la capacità produttiva complessiva dei chip, ma specificamente i moduli di memoria DRAM e NAND, componenti essenziali non solo per laptop e PC, ma anche per i data center che alimentano i modelli di intelligenza artificiale generativa. L'esplosione di investimenti nell'AI da parte di giganti tech come Microsoft, Google e Meta sta assorbendo enormi quantità di memoria ad alta velocità, lasciando il mercato consumer a fare i conti con scorte ridotte e prezzi in ascesa.
Resta da vedere se anche altri produttori seguiranno l'esempio di Asus con comunicazioni ufficiali o se preferiranno implementare gli aumenti in modo più graduale e silenzioso. Lenovo, Dell, HP e gli altri big del settore stanno affrontando le stesse pressioni sulla catena di fornitura, e sarebbe sorprendente se non dovessero ricorrere a misure simili nei prossimi mesi.