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Come valutare la qualità audio reale di una cuffia?

Il funzionamento dei driver audio e il loro ruolo nel determinare la qualità complessiva del suono riprodotto dalle cuffie.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 02/01/2026 alle 16:00
In questo articolo
  • Cosa sono i driver delle cuffie e perché influenzano il suono?
  • Cosa indica la risposta in frequenza di una cuffia?
  • Cos’è il soundstage di una cuffia e perché è importante?
  • Come giudicare la qualità dei bassi in una cuffia?
  • Come valutare la qualità dei medi in una cuffia?
  • Come capire se gli alti di una cuffia sono di buona qualità?
  • Quale cuffie scegliere?
    • Audio-Technica ATH-M50x
    • Sennheiser HD 560S
    • Denon AH-D7200
In questo articolo
  • Cosa sono i driver delle cuffie e perché influenzano il suono?
  • Cosa indica la risposta in frequenza di una cuffia?
  • Cos’è il soundstage di una cuffia e perché è importante?
  • Come giudicare la qualità dei bassi in una cuffia?
  • Come valutare la qualità dei medi in una cuffia?
  • Come capire se gli alti di una cuffia sono di buona qualità?
  • Quale cuffie scegliere?
    • Audio-Technica ATH-M50x
    • Sennheiser HD 560S
    • Denon AH-D7200
  • Cosa sono i driver delle cuffie e perché influenzano il suono?
  • Cosa indica la risposta in frequenza di una cuffia?
  • Cos’è il soundstage di una cuffia e perché è importante?
  • Come giudicare la qualità dei bassi in una cuffia?
  • Come valutare la qualità dei medi in una cuffia?
  • Come capire se gli alti di una cuffia sono di buona qualità?
  • Quale cuffie scegliere?
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La qualità del suono di una cuffia è un elemento fondamentale nella scelta, anche se in parte soggettivo e diverso da modello a modello. Non basta guardare design e comfort: per capire davvero come suona una cuffia bisogna analizzare alcuni parametri chiave in modo oggettivo.

In questa guida esamineremo driver, risposta in frequenza, soundstage e bassi – quattro aspetti cruciali che determinano la resa sonora reale di una cuffia – per aiutarti a valutare con criterio la qualità audio. Alla fine, presenteremo anche alcuni esempi di cuffie per orientare la tua scelta.

Cosa sono i driver delle cuffie e perché influenzano il suono?

I driver delle cuffie sono i componenti fondamentali responsabili della trasduzione del segnale elettrico in onde sonore. In pratica, si tratta di piccoli altoparlanti inseriti all'interno di ciascun padiglione, ed è proprio da loro che dipende in larga parte la qualità audio percepita. Comprendere come funzionano e quali tipologie esistono è essenziale per scegliere un modello adatto alle proprie esigenze.

Uno degli aspetti principali da considerare è la dimensione del driver, solitamente espressa in millimetri. I driver più grandi, come quelli da 40 mm o 50 mm, sono spesso impiegati nelle cuffie over-ear e possono generare una riproduzione dei bassi più profonda e potente, grazie alla loro maggiore capacità di spostare aria. Al contrario, i driver più piccoli, tipici degli auricolari in-ear, offrono una resa differente, spesso con meno enfasi sulle frequenze basse.

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Oltre alla dimensione, un altro fattore determinante è il tipo di tecnologia utilizzata nei driver. I più comuni sono i driver dinamici, noti per la loro versatilità e per un suono generalmente caldo, con bassi corposi. Per chi cerca una maggiore precisione, soprattutto nella gamma medio-alta, esistono i driver ad armatura bilanciata, molto apprezzati negli auricolari professionali grazie alla loro capacità di esaltare i dettagli. Ancora più sofisticati sono i driver planari magnetici, presenti in cuffie di fascia alta: questi garantiscono una fedeltà sonora straordinaria e una risposta in frequenza estremamente lineare, pur richiedendo solitamente una sorgente più potente per essere pilotati correttamente.

Cosa indica la risposta in frequenza di una cuffia?

La risposta in frequenza esprime l’intervallo di frequenze audio che una cuffia è in grado di riprodurre, tipicamente misurato in Hertz (Hz), ed è spesso riportata come un range, ad esempio 20 Hz – 20 kHz. Quest’intervallo 20 Hz – 20 kHz corrisponde approssimativamente alla gamma di frequenze udibili dall’orecchio umano medio. Ma come interpretare correttamente questo dato e quanto è utile per valutare la qualità?

In teoria, una cuffia ideale dovrebbe avere una risposta in frequenza piatta: ciò significa che tutte le frequenze, dai bassi profondissimi agli acuti più alti, verrebbero riprodotte allo stesso livello di volume. Un grafico di risposta in frequenza piatto (lineare) indicherebbe quindi una riproduzione fedele e neutra, senza che la cuffia enfatizzi o attenui nessuna porzione dello spettro sonoro. In pratica, però, nessuna cuffia è perfettamente neutra: ogni modello avrà delle enfatizzazioni o attenuazioni su certe bande di frequenza, conferendo un particolare timbro al suono. Ad esempio, alcune cuffie consumer possono avere bassi enfatizzati e alti leggermente attenuati per un suono più caldo e piacevole, mentre cuffie da studio puntano a una curva molto bilanciata per non colorare il suono.

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È importante anche sfatare un mito: un range di frequenze più esteso oltre i limiti dell’udibile non equivale automaticamente a una qualità migliore. Se un modello dichiara, ad esempio, risposta 15 Hz – 25 kHz rispetto a un altro che copre il classico 20 Hz – 20 kHz, non significa che il primo suonerà meglio. Le frequenze sotto i 20 Hz e sopra 20 kHz sono fuori dalla percezione umana, quindi in teoria non noteremo differenze dovute a quelle estensioni extra. Spesso i produttori pubblicizzano gamme estese (come i “40 kHz” in certi modelli Hi-Res) per motivi di marketing, ma ciò non si traduce in vantaggi pratici all’ascolto. Conta molto di più come la cuffia riproduce le frequenze all’interno della banda udibile.

Per valutare questo aspetto, bisognerebbe idealmente consultare il grafico di risposta in frequenza misurato della cuffia: un grafico relativamente lineare, senza troppi avvallamenti o picchi acuti, suggerisce una resa equilibrata e fedele. Al contrario, curve con grandi irregolarità indicano che la cuffia enfatizza fortemente alcune frequenze a scapito di altre, il che potrebbe tradursi in bassi esagerati che coprono tutto, medi affossati, oppure alti pungenti e sibilanti a seconda dei casi.

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In sintesi, la risposta in frequenza dichiarata va presa come un dato indicativo: assicurati che copra almeno l’intero spettro 20 Hz – 20 kHz (quasi tutte le cuffie moderne lo fanno), ma soprattutto informati sulla curva di risposta o sul bilanciamento tonale. Se cerchi un suono neutro e analitico (ad esempio per musica classica, o mixing audio), orientati verso cuffie con risposta il più lineare possibile. Se preferisci un suono più vivace o con bassi accentuati (per rock, hip-hop, EDM), potresti optare per modelli la cui curva mostri una sorta di "V” (bassi e alti un po’ in evidenza rispetto ai medi). L’importante è che tu conosca il carattere sonoro della cuffia, al di là dei numeri impressi sulla scatola.

Cos’è il soundstage di una cuffia e perché è importante?

Una delle differenze più affascinanti tra vari modelli di cuffie è la loro capacità di ricreare un palcoscenico sonoro (soundstage). Ma cos’è esattamente il soundstage? In parole semplici, è la percezione dello spazio e della profondità da cui provengono i suoni durante l’ascolto in cuffia. Alcune cuffie ti fanno sentire come se la musica fosse tutta “dentro la tua testa” – strumenti e voci appiattiti sullo stesso piano, provenienti grossomodo dal centro del cranio. Altre cuffie, invece, riescono a dare l’illusione che i vari suoni abbiano una collocazione spaziale più ampia: ad occhi chiusi, potresti percepire la chitarra leggermente alla tua sinistra, il violino un po’ più indietro a destra, la voce al centro e così via, quasi come se stessi ascoltando dei diffusori in una stanza. Un buon soundstage ti fa dimenticare di avere le cuffie alle orecchie, dando l’impressione che la musica arrivi da attorno a te anziché dall’interno dell’orecchio.

Il soundstage è strettamente legato anche al concetto di imaging, cioè la precisione con cui la cuffia riesce a posizionare i singoli elementi sonori nello spazio stereo. Un imaging accurato fa sì che tu possa individuare chiaramente la posizione di ogni strumento sul “palco virtuale” creato dalle cuffie. Questo aspetto diventa cruciale, ad esempio, per godersi registrazioni live o brani orchestrali con molti strumenti: una cuffia con buona spazialità e imaging ti permetterà di distinguere meglio le sezioni di archi, fiati, cori, dando ad ognuno un proprio spazio definito nell’immagine sonora.

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Da cosa dipende il soundstage in una cuffia? Principalmente dal design dei padiglioni. Le cuffie aperte (open-back) sono generalmente quelle con il soundstage più ampio e naturale. Hanno i padiglioni con griglie o aperture che lasciano passare liberamente l’aria e il suono verso l’esterno. Questo elimina le riflessioni interne e conferisce alla musica un respiro maggiore: il risultato è che i suoni sembrano provenire da fuori la testa, “riempiendo la stanza intorno a te” invece di essere confinati nell’orecchio. Le cuffie aperte ricreano dunque una scena sonora molto spaziosa e “ariosa”, spesso paragonata a un’esperienza più simile a quella di ascoltare un buon impianto di casse Hi-Fi in un ambiente. Di contro, l’apertura comporta zero isolamento acustico: tutti i rumori esterni filtrano dentro e la tua musica si sentirà all’esterno. Questo tipo di cuffie è quindi ideale per ascolti in ambienti silenziosi, dove si privilegia la qualità e l’immersività rispetto all’isolamento.

Le cuffie chiuse (closed-back), invece, hanno padiglioni sigillati sul retro. Offrono un isolamento maggiore (pochissimo suono entra o esce), ma il rovescio della medaglia è un soundstage in genere più ristretto. Il suono rimbalza all’interno del padiglione chiuso e risulta percepito dentro la testa, con meno sensazione ambientale. Non tutte le cuffie chiuse suonano allo stesso modo (i progettisti spesso usano accorgimenti per ampliare la scena anche in un design chiuso),  ma in linea di massima se cerchi la massima spazialità ti orienterai verso modelli aperti. Le cuffie chiuse però sono preferibili in contesti dove non vuoi disturbare (o essere disturbato) chi ti sta intorno, ad esempio in ufficio, in viaggio o in sala di registrazione per evitare feedback nei microfoni.

Va notato che il soundstage non è esplicitamente dichiarato nei dati tecnici di una cuffia, quindi è un aspetto che devi spesso dedurre dalle recensioni, o provando la cuffia di persona. 

Come giudicare la qualità dei bassi in una cuffia?

I bassi rappresentano la base del suono: le frequenze gravi danno corpo e calore alla musica, e sono spesso la prima cosa che colpisce quando indossiamo una cuffia. Tuttavia, come ogni audiofilo sa, non tutti i bassi sono uguali. Avere “più bassi” non significa automaticamente avere bassi di qualità. Ciò che davvero conta è come vengono riprodotte le basse frequenze: la loro estensione, definizione e bilanciamento rispetto al resto dello spettro.

Innanzitutto, guardiamo all’estensione in basso. L’orecchio umano sente fino a circa 20 Hz come frequenze più basse: poche cuffie arrivano realmente a riprodurre con energia i sub-bassi sotto i 30 Hz, ma i modelli migliori possono scendere a far percepire quel “rombo” profondo che conferisce spessore al suono (ad esempio nelle note più basse dell’organo o nei synth). Una buona cuffia dovrebbe quantomeno coprire bene la zona dai 40–50 Hz in su, per non dare l’idea di un basso “monco”. La quantità di basso è però solo un lato della medaglia: altrettanto fondamentale è la definizione. Bassi buoni sono tesi e puliti, non impastati. Se ascolti un brano con una linea di basso veloce e ritmica, ogni nota grave dovrebbe essere distinguibile chiaramente, senza confondersi in un unico ronzio. Allo stesso modo, in un pezzo di musica elettronica con sub-bass molto presenti, dovresti sentire la pressione e il punch, ma senza che questo copra completamente gli altri strumenti.

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Una cuffia ben calibrata offre bassi profondi e presenti, ma mai gonfi o invadenti. In altre parole, percepisci le note basse con precisione – senti il “dum” del kick drum e il pizzicare del basso elettrico – ma non un rimbombo amorfo che rimbala ovunque. Bassi eccessivamente enfatizzati e poco controllati vengono detti “bassi gonfi”, o boomy: fanno sembrare la cuffia molto “bassosa” all’inizio, ma presto ci si accorge che questa esuberanza va a scapito della chiarezza complessiva. Infatti, se il basso sborda, finisce per mascherare i medi (come voci e chitarre) rendendo il suono cupo e impastato. Al contrario, bassi di buona qualità si integrano nel mix: li senti bene quando ci sono, ma nei momenti in cui non dovrebbero essere protagonisti lasciano spazio alle altre frequenze.

Come puoi valutare i bassi di una cuffia? Un trucco è utilizzare alcuni brani test focalizzati sulle basse frequenze. Ad esempio, pezzi di musica elettronica ricchi di sub-bass, tracce di hip-hop con linee di basso profonde, oppure brani rock con grancassa molto pronunciata. Ascolta se la cuffia riesce a riprodurre quei sub-bassi sotto i 100 Hz con sufficiente volume e se li mantiene controllati. Fai caso al decay del basso: un colpo di grancassa dovrebbe suonare potente ma stoppare rapidamente senza code risonanti indesiderate.

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Valuta anche il punch sulle basse medio-basse (100–250 Hz): questa banda dona impatto e calore, ma se è troppo in rilievo può dare un suono ovattato. L’ideale è un basso che sostenga la musica senza sovrastarla, profondo ma articolato. Se nella tua prova percepisci che aumentando il volume i bassi iniziano a distorcere o a prevalere completamente sugli altri strumenti, quella cuffia potrebbe non brillare in qualità dei bassi. Invece, quando i bassi “si fanno sentire ma non danno fastidio”, mantenendo definizione anche a volume sostenuto, allora la resa sui bassi è promossa a pieni voti.

Come valutare la qualità dei medi in una cuffia?

I medi rappresentano la parte più importante dello spettro audio, perché è qui che vive la maggior parte delle informazioni musicali. Le voci, le chitarre, i pianoforti, molti strumenti a fiato e gran parte dell’energia musicale si collocano proprio nella gamma media, indicativamente tra i 250 Hz e i 4 kHz. Per questo motivo, la qualità dei medi è spesso il primo indicatore di una cuffia realmente ben progettata.

Una cuffia con medi di qualità restituisce voci naturali, credibili e presenti, senza colorazioni evidenti. Se ascolti una voce umana e questa ti sembra troppo lontana, ovattata o “inscatolata”, probabilmente i medi sono arretrati o mal bilanciati. Al contrario, medi eccessivamente spinti possono rendere il suono nasale o affaticante, soprattutto su registrazioni già ricche di energia vocale. L’obiettivo ideale è una resa equilibrata, in cui la voce appare al centro della scena sonora, ben definita ma non invadente.

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Dal punto di vista della risposta in frequenza, un buon comportamento dei medi significa assenza di buchi evidenti o picchi aggressivi nella zona tra 1 kHz e 3 kHz, che è cruciale per l’intelligibilità del parlato e il realismo degli strumenti. Le cuffie di qualità mantengono questa regione continua e coerente, permettendo di percepire chiaramente le sfumature vocali, il respiro del cantante o il timbro reale di uno strumento acustico. Se una cuffia ha bassi troppo dominanti, questi tendono a mascherare i medi, facendo perdere dettaglio e presenza; allo stesso modo, alti troppo spinti possono rendere i medi sottili e poco corposi.

Per valutare correttamente i medi, è utile ascoltare brani con voci ben registrate, magari poco processate, oppure musica acustica e jazz. Se riesci a distinguere facilmente le parole, percepisci il corpo della voce e senti gli strumenti “vivi” e realistici, allora la cuffia sta facendo un buon lavoro.

Come capire se gli alti di una cuffia sono di buona qualità?

Gli alti, o frequenze acute, sono responsabili della sensazione di dettaglio, aria e brillantezza del suono. Parliamo della gamma che va indicativamente dai 4 kHz fino ai 20 kHz, dove risiedono elementi come i piatti della batteria, le armoniche delle voci, le corde pizzicate e il senso di apertura della scena sonora. Una cuffia con alti ben riprodotti appare immediatamente più definita e “hi-fi”, ma proprio qui si nascondono molti errori di progettazione.

Il problema più comune è confondere alti dettagliati con alti aggressivi. In cuffie di bassa qualità o mal tarate, le alte frequenze possono risultare stridenti, pungenti o sibilanti, soprattutto sulle consonanti “s”, “f” e “t” delle voci. Questo fenomeno, noto come sibilanza, rende l’ascolto affaticante e fastidioso nel lungo periodo. Al contrario, alti troppo attenuati rendono il suono chiuso e opaco, togliendo brillantezza e riducendo la percezione dei micro-dettagli.

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Una cuffia di qualità riesce a offrire alti estesi ma morbidi, capaci di far emergere i dettagli senza mai dominare il resto dello spettro. Dal punto di vista tecnico, ciò significa una risposta in frequenza che sale progressivamente verso le alte frequenze senza picchi improvvisi, mantenendo una buona coerenza timbrica. Gli alti ben controllati contribuiscono anche a migliorare il soundstage, perché aumentano la sensazione di spazio e separazione tra gli strumenti.

Per valutare gli alti, è utile ascoltare brani con strumenti ricchi di armoniche, come piatti, archi o chitarre acustiche. Se percepisci chiarezza e definizione senza provare fastidio anche dopo diversi minuti, gli alti sono probabilmente ben calibrati. Un altro buon segnale è la capacità della cuffia di restituire una sensazione di aria attorno agli strumenti, senza rendere il suono sottile o artificiale. 

Quale cuffie scegliere?

Dopo aver esaminato i principali fattori che determinano la qualità audio di una cuffia, potresti chiederti: “Quale modello fa per me?”. La risposta dipende dai tuoi gusti sonori, dal budget e dall’uso che intendi farne. Di seguito presentiamo tre cuffie consigliate che incarnano una buona qualità audio secondo i criteri discussi. 

Audio-Technica ATH-M50x

Un vero classico molto apprezzato da audiofili e professionisti entry-level. Si tratta di una cuffia chiusa da studio, robusta e dal design pieghevole, adatta sia all’ascolto di musica che all’uso in produzione/amplificazione domestica. La M50x monta grandi driver dinamici da 45 mm, in grado di fornire un suono sorprendentemente dettagliato ed equilibrato per il prezzo. La firma sonora è leggermente a “V” moderata: bassi e alti vivaci, medi leggermente arretrati ma comunque presenti. In particolare, i bassi sono potenti e “grintosi” ma rimangono controllati, senza invadere le voci. La profondità delle frequenze basse è ottima per una chiusa di questa fascia, e non si percepisce un’eccessiva distorsione neppure a volumi sostenuti.

Gli alti offrono brillantezza ai piatti e dettagli, senza essere troppo aggressivi. Pur essendo chiusa, la M50x sorprende per una discreta spazialità: la scena sonora non è ampissima come una open-back, ma la separazione degli strumenti è buona e non si ha l’effetto “tutto sovrapposto”. Con 38 Ω di impedenza e alta sensibilità, può essere pilotata facilmente dallo smartphone o PC senza necessità di amplificatore dedicato. Insomma, l’ATH-M50x è una scelta azzeccata sotto i 150€, offrendo suono bilanciato, bassi presenti e costruzione solida – ideale come primo passo nel mondo dell’audio di qualità.

Sennheiser HD 560S

Questa cuffia open-back rientra in una fascia di prezzo intermedia ed è diventata rapidamente un riferimento tra gli appassionati per il suo suono neutro e accurato. La HD 560S è progettata per fornire una risposta in frequenza estremamente lineare, pensata per l’ascolto analitico: significa che riproduce la musica senza enfasi artificiose, mostrandoti ogni dettaglio del mix. All’ascolto, ciò si traduce in bassi molto puliti e ben estesi, ma dosati alla perfezione – si percepiscono le note profonde quando il brano lo richiede, ma queste non sovrastano mai i registri superiori. I medi sono forse il punto forte: voci e strumenti acustici suonano naturali, con una chiarezza che aiuta a cogliere sfumature sottili (ottima per generi come jazz, classica, acustica).

Gli alti sono definiti e setosi, mai stridenti. Essendo aperta, la HD 560S offre un soundstage ampio e arioso per la sua classe: ascoltando un live sembrerà di essere nella sala del concerto, con una chiara separazione tra gli elementi sul palco. La costruzione è leggera e molto confortevole, adatta a lunghe sessioni. Con 120 Ω di impedenza nominale, questa Sennheiser dà il meglio collegata a una sorgente con un amplificatore decente (scheda audio, DAC/Amp esterno o impianto Hi-Fi), ma funziona comunque a volumi accettabili anche su un laptop o smartphone moderno. In sintesi, la HD 560S è la cuffia “rivelatrice”: perfetta se vuoi risentire la tua musica con nuovi orecchi e valutare la qualità di registrazioni e formati audio, grazie alla sua neutralità e alla scena sonora coinvolgente.

Denon AH-D7200

Le Denon AH-D7200 sono cuffie over-ear hi-fi di fascia alta progettate per offrire una qualità audio premium unita a un design elegante e confortevole. La prima cosa che colpisce è la costruzione: i padiglioni in legno di noce, gli archetti in metallo e le morbide imbottiture in memory foam creano una sensazione di lusso e solidità, rendendo l’ascolto piacevole anche per sessioni molto lunghe. Questo equilibrio tra estetica e comfort è uno dei tratti distintivi delle cuffie Denon in questa fascia.

Al centro del progetto troviamo i driver dinamici da 50 mm con tecnologia FreeEdge, un sistema proprietario che utilizza un diaframma in nanofibra a bassa distorsione. Questo permette ai driver di muoversi in modo estremamente preciso, migliorando la fedeltà sonora, la trasparenza dei medi e la pulizia degli alti. I padiglioni in legno contribuiscono inoltre a smorzare le risonanze interne, offrendo una resa acustica più naturale e controllata. Tutto ciò rende le AH-D7200 un modello ideale per chi cerca suono naturale, stabilità sulle basse frequenze e dettaglio su tutto lo spettro.

Dal punto di vista della resa sonora, le AH-D7200 privilegiano un approccio bilanciato e musicale. I bassi risultano profondi e ben definiti, con la giusta presenza senza mai diventare invadenti o gonfi. I medi sono pieni e naturali, perfetti per valorizzare voci e strumenti acustici, mentre gli alti mantengono una buona brillantezza senza essere aggressivi. Questa firma sonora calda ma dettagliata le rende versatili per molti generi musicali, dal jazz all’elettronica, passando per pop, rock e colonne sonore.

Pur essendo una cuffia chiusa, la Denon AH-D7200 sorprende per la scena sonora: non ampia come una open-back, ma comunque ariosa, con un imaging preciso e una buona separazione degli strumenti. Questo la rende adatta non solo all’ascolto ricreativo, ma anche all’analisi musicale più attenta, conservando sempre una piacevole musicalità.

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