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CPU Intel Rocket Lake prodotte da Samsung? Fermi tutti

Nelle scorse ore sono circolate voci sulla possibilità che Intel si appoggi a Samsung per la produzione di CPU a 14 nanometri. La verità però potrebbe essere diversa.

Intel sta davvero stringendo un accordo con Samsung per la produzione di CPU a 14 nanometri? La notizia sta correndo in queste ore sui social, sui siti e sui forum. A metterla in circolazione il sito sudcoreano SE Daily.

Al momento però latitano le conferme, o almeno la situazione non sarebbe quella dipinta dall’indiscrezione. Intendiamoci: nulla è impossibile in questo pazzo mercato, ma secondo quanto raccolto dai colleghi di Tom’s Hardware USA e da Hothardware, è vero che vi sarebbero in corso delle trattative, ma non riguarderebbero la produzione di processori, bensì di altri prodotti più semplici, forse chipset, anche se non è chiaro con quale processo produttivo.

SE Daily sosteneva che Intel e Samsung fossero in trattative per la produzione dei chip Rocket Lake per il 2021 (una gamma di CPU successiva a Comet Lake), sostenendo che le motivazioni di tale intesa sarebbero da ricondursi alla guerra commerciale in atto tra Cina e Stati Uniti e il tentativo di far fronte ai limiti nella produzione a 14 nanometri che Intel ha vissuto nei mesi scorsi.

La voce di corridoio però ci ha lasciato un attimo perplessi (ieri ne abbiamo parlato anche con alcuni rappresentati di Intel Italia, i quali non ne sapevano nulla), sia perché avrebbe richiesto a Intel di condividere informazioni preziose sulla propria tecnologia, sia perché Intel ha piani produttivi ben definiti per il futuro.

È vero, i 10 nanometri sono in netto ritardo sull’originale tabella di marcia, ma di recente Intel si è data “una nuova organizzazione”, puntando sullo sviluppo di nuove architetture che siano “adattabili a diversi processi produttivi”. Finora non lo erano, ed erano “bloccate” a un determinato processo.

Intel può così portare avanti i propri piani anche nel caso in cui dovesse avere problemi con i processi più avanzati. L’architettura Sunny Cove è il primo progetto che può essere adattato a differenti processi, ma Sunny Cove debutterà solo con i 10 nanometri (periodo natalizio, sui portatili Ice Lake).

Perciò se le voci provenienti dalla Corea del Sud fossero vere, gli scenari possibili sarebbero solo due: nel primo caso Samsung dovrebbe produrre wafer a 14 nm utilizzando il processo produttivo di Intel, il che è estremamente improbabile (soprattutto se si considera il supposto impiego della litografia EUV per i chip); nel secondo caso invece dovrebbe essere Intel a ridisegnare i processori per adattarli al processo di Samsung, che rimarrebbe però meno performante rispetto ai 14 nm di Intel.

Si vocifera che in passato Intel si sia rivolta alla taiwanese TSMC per la produzione di prodotti più semplici, come processori Atom e chipset. I dettagli di tali accordi non sono mai stati resi completamente noti, ma Intel si è avvalsa di fonderie di terze parti per decenni.

Il colosso dei microchip, nel 2017, aveva dichiarato l’intenzione di usare impianti esterni per la produzione: ”oltre ad espandere le capacità produttive di Intel, continueremo il nostro uso selettivo di altre fonderie laddove sarà in accordo con il nostro business. L’uso delle fonderie è una pratica di Intel da circa due decenni”.

“Con l’invenzione di diversi prodotti per un ampio bacino di utenti, potete aspettarvi che saremo strategici riguardo l’applicazione da parte di Intel della differenziazione delle capacità produttive e l’uso selettivo delle fonderie”. L’azienda ha inoltre ribadito le proprie intenzioni durante un incontro con gli investitori il mese scorso.

Secondo la fonte dei colleghi di Tom’s Hardware USA, Intel e Samsung sono “sedute al tavolo”, ma per la produzione di prodotti più semplici come i chipset, più facili da affidare a produttori esterni. Una mossa simile avrebbe senso nel momento in cui si considera che l’anno scorso Intel è tornata al processo produttivo a 22 nm, data la carenza di capacità produttiva a 14nm.

Intel produce un chipset per serie di processori, il che comporta che i chip più piccoli impegnino la maggior parte dei wafer prodotti dall’azienda, oltre alla capacità di confezionamento (packaging) e test, di conseguenza affidare la produzione a Samsung potrebbe essere un buon compromesso, concedendo ad Intel di concentrare la produzione interna sui prodotti a più alto margine.

L’accordo inoltre permetterebbe ad Intel di bypassare i dazi imposti dal governo sulle importazioni dalla Cina sfruttando le fabbriche in Corea del Sud di Samsung. Intel ha già spostato alcune operazioni di test e confezionamento verso alcune strutture in Vietnam l’anno scorso, e la tendenza continua con l’ulteriore spostamento della produzione di PCH (chipset) e impianti di test da Chengdu in Cina a Ho Chi Minh City in Vietnam.

L’azienda ha inoltre espanso la produzione in Malesia spostandovi l’assemblaggio di soluzioni che prima erano affidate ai siti cinesi, un segnale che quindi un presunto accordo con Samsung potrebbe essere stimolato non solo dalla volontà di migliorare la propria capacità produttiva, ma anche dall’impatto che il conflitto commerciale tra Cina e Stati Uniti potrebbe avere sulle sue attività.