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Crowdfunding: il bracciale che ricarica la batteria dello smartphone

Pagina 1: Crowdfunding: il bracciale che ricarica la batteria dello smartphone

Una nuova rubrica

Da qualche anno spopola il fenomeno del crowdfunding, il sistema di finanziamento collettivo che permette a chiunque di racimolare il denaro necessario per realizzare un progetto. Kickstarter, Indiegogo, Fundable, sono tutte piattaforme di crowdfunding, insieme a molte altre. Molti di voi conoscono benissimo questo fenomeno, ma per chi ha ancora qualche dubbio su come funzionano, ecco il concetto ridotto ai minimi termini: se hai in mente un'idea che vorresti realizzare, ma non hai i fondi necessari per farlo, la presenti su uno di questi siti cercando di convincere gli internauti di quanto sia fantastica. Fissi un traguardo in termini di denaro, una scadenza, e poi speri di ricevere abbastanza donazioni per trasformare il tuo progetto in realtà.

Ogni giorno vengono pubblicati nuovi progetti, e c'è veramente di tutto. Dai gadget futurisitici, a quelli totalmente inutili.

In questa nuova rubrica ci addentreremo nel mondo del crowdfunding, analizzando alcuni dei progetti. Non c'è un vero metodo di selezione dei progetti che tratterò, ma quelli scelti saranno valutati per cercare di capire quanto, effettivamente, siano validi o meno. Per ogni progetto intervisterò gli ideatori, o almeno ci proverò,  per scoprire curiosità e dettagli aggiuntivi. Non andrò molto per il sottile, sarà compito dell'intervistato rispondere anche alle domande più piccanti, cercando ovviamente di convincere i più scettici.

Questa rubrica vuole essere uno spazio anche per voi lettori, magari interessati a un progetto di cui vorreste sapere qualcosa di più, e anche per voi creativi, che avete appena pubblicato un progetto su Indiegogo, Kickstarter o un'altra piattaforma di crowdfunding, e siete alla ricerca di consensi. Potete contattarmi a questa mail (andrea@tomshw.it) proponendo un progetto ritenete abbastanza curioso o interessante da essere trattato su queste pagine.

iBangle, il bracciale batteria

Inauguriamo questa nuova rubrica con un progetto presente ora su Indiegogo, un'idea semplice, a prima vista banale. Si chiama iBangle ed è un bracciale in grado di ricaricare la batteria dello smartphone.

Non preoccupatevi, ci saranno occasioni per analizzare idee più complesse, ma proprio per la semplicità di questa idea (e non vi nascondo anche la coincidenza di aver ricevuto una mail di presentazione del prodotto proprio mentre lavoravo alla pianificazione di questa nuova rubrica),  ho deciso di approfondirla. È realmente necessario un "bracciale caricabatterie"?

Non ci sono funzioni nascoste, l'iBangle si presenta come un bracciale "alla moda", con una batteria interna e porta MicroUSB. Quando la batteria del vostro smartphone è quasi scarica, basterà sganciare il bracciale e collegarlo alla porta MicroUSB dello smartphone per ricaricare la batteria.

Qui non siamo su Vanity Fair, non voglio quindi esprimere un giudizio su quanto sia alla moda, ma dal rendering (che potete vedere nell'immagine) non sembra così attraente. È un giudizio soggettivo, ma 10 mm di spessore massimo non sono pochi. Anche in questo caso è una questione soggettiva: ho visto ferraglia agghindare polsi e giovani braccia ben più spessa e pesante. Questione di scelte, abitudine e, forse, anche di età. Non credo sarà il design a decretare il successo o il fallimento di questa campagna, anche se bisogna ammettere che un prodotto più sottile e filante convincerebbe più facilmente.

Una debolezza, senza ombra di dubbio, è la capacità della batteria. La prima versione di iBangle avrà una capacità di 600 mAh. Gli smartphone moderni sono dotati di batterie con capacità comprese tra i 2000 e i 3000 mAh. La resa di una batteria esterna si può considerare come un rapporto 1:1, cioè una batteria da 1000 mAh è in grado di ricaricare al 100% una batteria di uguale capacità. In realtà non è così, ci sono tanti piccoli fattori che non permettono una resa del 100%, ma per questioni di semplificazione possiamo tranquillamente accettare questa regola o, se volete, considerare una resa di "quasi il 100%". Comunque la mettiate, una batteria da 600 mAh è in grado di ricaricare uno smartphone dal 20% al 30% circa, se consideriamo capacità da 2000 a 3000 mAh. In altre parole, non è da considerare una vera batteria esterna nella concezione moderna del significato, ma più che altro una piccola riserva di emergenza.

C'è poi il problema della compatibilità con i dispositivi, che si riassume facilmente in "non è compatibile con i dispositivi Apple", a meno di portarvi appresso adattatori Made in China, e almeno per ora. Per fortuna la quasi totalità dei prodotti Android è compatibile. Anche in questo caso è una fortuna a metà, perché chi ha un iPhone non sarà ovviamente interessato a sostenere questo progetto.

E infine c'è il prezzo da valutare. Oggi una batteria esterna classica, da 5000 mAh, costa poco meno di 20 euro (prezzo identificato tra i prodotti in vendita su Amazon). Quanto dovrebbe costarne una da meno di un decimo di capacità, però molto più trasportabile e magari che non sembri nemmeno una batteria?

L'obiettivo della campagna è di 50mila dollari, e terminerà il 18 settembre 2014. Sulla pagina dedicata potete vedere le varie opportunità di donazione; si parte da 60 dollari se vorrete ricevere un iBangle. La consegna è prevista per fine anno.

Abbiamo espresso questi dubbi e fatto alcune domande a Marcello De Filippis, uno dei fondatori di questo progetto, che ringrazio per la disponibilità dimostrata nel rispondere a tutte le domande, anche a quelle più critiche.