Il mercato della memoria RAM e dello storage si trova di fronte a una crisi di proporzioni storiche, destinata a protrarsi almeno fino al 2028 secondo le ultime analisi di settore. La causa? L'esplosione della domanda di DRAM da parte dell'industria dell'intelligenza artificiale, che sta letteralmente prosciugando le forniture destinate ai consumatori e creando un effetto domino su tutti i dispositivi elettronici che utilizziamo quotidianamente.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, i tre colossi che controllano il 90% della produzione globale di DRAM – Samsung, Micron e SK Hynix – stanno già vendendo la loro capacità produttiva fino al 2027 e 2028. Nonostante l'espansione degli impianti esistenti e la pianificazione di nuove fabbriche, l'offerta continuerà a essere drammaticamente inferiore alla domanda per i prossimi anni.
Il problema non riguarda solo i PC desktop o i laptop. I chip DRAM e NAND sono componenti essenziali di praticamente ogni dispositivo digitale moderno: smartphone, televisori, automobili, elettrodomestici smart e persino i data center aziendali. La stretta sulla catena di fornitura rischia di provocare ritardi produttivi, aumenti di prezzo generalizzati e potenziali carenze che ricordano la crisi dei semiconduttori vissuta dal settore automobilistico durante la pandemia.
La radice del problema sta nella natura della produzione di memoria per l'AI. Sebbene i data center di intelligenza artificiale utilizzino memoria specializzata HBM (High Bandwidth Memory), questa viene realizzata utilizzando gli stessi chip DRAM che compongono la RAM tradizionale dei dispositivi consumer. La redditività del mercato AI è talmente superiore che Micron ha annunciato a fine 2025 l'abbandono del proprio marchio consumer Crucial per concentrarsi esclusivamente sulla fornitura al settore dell'intelligenza artificiale.
Avril Wu, vicepresidente senior della ricerca presso TrendForce, ha dichiarato al WSJ che la nuova capacità produttiva in costruzione non avrà un impatto significativo sull'offerta globale prima del 2028. Questo significa che per i prossimi tre anni il mercato continuerà a essere sotto pressione, con i produttori di dispositivi consumer costretti a competere con le tasche profonde delle aziende tech che sviluppano sistemi di AI.
MS Hwang, direttore della ricerca presso Counterpoint Research, ha offerto una prospettiva ancora più preoccupante al quotidiano statunitense, suggerendo che "non c'è limite" a quanto i produttori di sistemi AI siano disposti a pagare per la memoria. Questa dinamica solleva una domanda cruciale per noi consumatori europei: fino a che punto siamo disposti ad assorbire aumenti di prezzo per smartphone, laptop e altri dispositivi che ormai consideriamo essenziali?
Alcuni analisti ipotizzano scenari ancora più radicali: la carenza di componenti hardware accessibili potrebbe accelerare la transizione verso modelli di cloud computing basati su abbonamento, con le aziende tech che offrono potenza di calcolo remota al posto di hardware locale sempre più costoso. Una prospettiva che solleva interrogativi importanti sulla proprietà dei dati, sulla privacy e sull'indipendenza tecnologica degli utenti europei, già attenti a queste tematiche grazie a normative come il GDPR e il Digital Markets Act.
Per quanto riguarda il settore automobilistico, già provato dalla precedente crisi dei chip, si prospetta un nuovo periodo di difficoltà. La produzione di veicoli moderni dipende pesantemente da chip di memoria per sistemi di infotainment, assistenza alla guida e gestione elettronica, e una nuova ondata di ritardi produttivi potrebbe rallentare la transizione all'elettrico proprio nel momento in cui le normative europee diventano più stringenti.