Il mercato dei PC si trova di fronte a una tempesta perfetta che potrebbe tradursi in una contrazione fino al 9% nel 2026, secondo le proiezioni più pessimistiche pubblicate dall'International Data Corporation. Si tratta di un crollo paragonabile solo alla crisi finanziaria globale del 2009, quando il settore registrò un calo dell'11,9%, e arriva in un momento in cui il mercato dovrebbe invece essere in piena espansione grazie alla fine del supporto per Windows 10 e alla spinta dei cosiddetti PC AI. La causa principale di questo scenario drammatico è la carenza globale di memoria, intensificatasi a partire da metà ottobre e ora fuori controllo rispetto alle previsioni iniziali.
L'ironia della situazione è evidente: proprio mentre i produttori tentano di spingere i consumatori verso sistemi dotati di NPU e maggiori quantità di RAM, la memoria è diventata il componente più scarso e costoso. I requisiti di Microsoft Copilot+ stabiliscono un minimo di 16GB di RAM, mentre molti design premium puntano a 32GB o più. Questa convergenza tra necessità tecniche e scarsità di componenti sta minando dall'interno la narrativa commerciale che dovrebbe trainare il settore.
IDC ha rivisto drasticamente le sue previsioni rispetto al report di novembre, quando stimava un calo del 2,5%. Ora, nello scenario moderato si parla di una contrazione del 5%, mentre quello pessimistico arriva al 9%. L'analisi non rappresenta ancora una revisione formale delle previsioni ufficiali, ma configura scenari significativamente più cupi rispetto a poche settimane fa, riflettendo l'accelerazione della crisi dei semiconduttori specializzati.
La frammentazione del mercato si accentuerà inevitabilmente. I brand regionali più piccoli, gli assemblatori di sistemi white-box e i builder DIY risultano molto più esposti, specialmente nel segmento dei PC da gaming dove le configurazioni con elevate quantità di memoria sono standard e la sensibilità al prezzo è massima. Secondo IDC, questa dinamica potrebbe spostare ulteriormente le quote di mercato verso i grandi OEM, anche se il mercato complessivo si contrae.
La spinta marketing sui PC AI non ha prodotto la crescita sperata dai produttori. L'entusiasmo degli utenti è rimasto tiepido, mentre cresce la frustrazione per l'integrazione rapida e spesso forzata di funzionalità basate sull'intelligenza artificiale, particolarmente in Windows 11. In questo contesto, i prezzi più elevati per i PC dotati di NPU appaiono meno come un'opportunità di upgrade e più come una tassa su caratteristiche che molti acquirenti non hanno richiesto.
L'aspetto più preoccupante è che questa crisi arriva proprio quando il settore dovrebbe essere in piena fase di crescita. Il termine del supporto per Windows 10 rappresenta storicamente un catalizzatore per il rinnovo dei parchi macchine aziendali e domestici, ma la scarsità di memoria sta inflazionando i prezzi e costringendo i produttori a ripensare le roadmap di prodotto nel momento peggiore possibile. Il 2025 era già stato difficile per il mercato PC, con GPU scarse e pochi incentivi per gli utenti a sostituire macchine ancora perfettamente funzionanti.
La conclusione di IDC è cauta ma inequivocabile: quello che è iniziato come un boom delle infrastrutture AI sta ora rimodellando il mercato hardware consumer in modi imprevisti e potenzialmente devastanti. La scarsità di memoria stringe l'offerta, gonfia i prezzi e costringe l'industria a confrontarsi con una realtà molto diversa dalle aspettative. Il settore dei PC sta ancora cercando di riprendersi dal crollo post-pandemico e ora rischia di entrare in una nuova fase di contrazione proprio quando sembrava intravedersi la luce in fondo al tunnel.