L'industria dei semiconduttori assiste a uno dei momenti più difficili della storia di Intel, con l'azienda di Santa Clara che si trova costretta a ripensare completamente la propria strategia dopo anni di perdite di mercato e decisioni tecniche controverse. Il nuovo CEO Lip-Bu Tan ha delineato una roadmap ambiziosa che dovrebbe riportare il gigante blu ai vertici della competizione, ma le sfide sono enormi: dai tagli del personale del 30% che ridurranno la forza lavoro a 75.000 dipendenti, fino alla perdita di quote di mercato server che ora vedono AMD conquistare un significativo 50% del settore. La domanda che aleggia sui mercati è se Intel riuscirà davvero a invertire questa tendenza negativa con i suoi piani futuri.
Il ritorno dell'SMT: quando ammettere gli errori diventa strategia
Una delle rivelazioni più sorprendenti arrivate dalle dichiarazioni di Tan riguarda il dietrofront sulla tecnologia Simultaneous Multi-Threading. L'azienda ha infatti ammesso che l'eliminazione dell'SMT dai core P-Core, iniziata con l'architettura Lion Cove, è stata un errore strategico che ha contribuito al crollo delle performance nel segmento server. "Era uno dei punti di forza di Intel, ma in qualche modo l'abbiamo trascurato", ha dichiarato il CEO, annunciando che la tecnologia tornerà con i processori Coral Rapids previsti per il 2028-2029.
Questa mossa rappresenta un riconoscimento implicito della superiorità tecnica delle soluzioni AMD EPYC, che hanno saputo sfruttare efficacemente il multi-threading per conquistare una fetta così consistente del mercato enterprise. Intel dovrà ora convincere i clienti che questo ritorno alle origini non è solo una correzione tardiva, ma parte di una strategia più ampia.
Nova Lake: l'ultima spiaggia per il desktop high-end
Nel segmento consumer, Intel punta tutto sulla famiglia Nova Lake, prevista per la fine del 2026 e progettata specificamente per colmare il divario prestazionale nel mercato desktop di fascia alta. Con un massimo di 52 core e la più recente architettura grafica Xe, questi processori dovranno competere con le soluzioni AMD Ryzen che attualmente dominano in termini di prestazioni, gaming, efficienza e multi-threading.
La roadmap prevede prima il lancio di Panther Lake entro fine anno, focalizzato sul mercato mobile, seguito da SKU aggiuntive nella prima metà del 2026. Tuttavia, Tan ha ammesso che i margini iniziali saranno ridotti a causa dei costi elevati dei wafer, un problema che si risolverà solo con il miglioramento dei volumi e delle rese produttive.
La sfida dei server: Diamond Rapids e oltre
Sul fronte server, Intel sta preparando una transizione complessa che vedrà i processori Diamond Rapids con core Panther Cove rappresentare l'ultima famiglia P-Core senza supporto SMT. Parallelamente, i chip Clearwater Forest con core E-Core Darkmont offriranno fino a 288 core, puntando sulla massima densità computazionale.
La vera rivoluzione arriverà però con Coral Rapids, che segnerà il ritorno dell'SMT sui core ad alte prestazioni. Questa decisione testimonia quanto Intel sia disposta a rivedere le proprie scelte architetturali pur di riconquistare terreno nel mercato enterprise, dove la quota del 55% rappresenta comunque una posizione di leadership, seppur indebolita.
Grafica e intelligenza artificiale: consolidare per crescere
Nel campo dell'intelligenza artificiale, Tan ha riconosciuto gli errori del passato, quando Intel si è avvicinata al settore "con una mentalità tradizionale focalizzata sul silicio e il training, senza una strategia coerente che integrasse silicio, sistemi e software". La nuova strategia punterà a consolidare il franchising basato su architetture x86 e GPU Xe, muovendosi verso livelli di astrazione più elevati nel software e nei sistemi.
Rimane invece nel limbo il futuro delle GPU discrete della famiglia Arc, con il CEO che ha evitato riferimenti specifici pur confermando l'impegno sulle soluzioni integrate. Per un'azienda che ha investito miliardi nel tentativo di creare una terza via nel mercato grafico dominato da NVIDIA e AMD, questa ambiguità potrebbe nascondere decisioni difficili sui futuri investimenti nel settore consumer.