Il mercato dei processori server potrebbe essere sul punto di affrontare una significativa impennata dei prezzi, con Intel e AMD che starebbero valutando incrementi fino al 15% per il 2026. La pressione deriva dalla domanda sostenuta nei data center e dall'allocazione quasi completa della capacità produttiva disponibile per quest'anno, secondo quanto emerge da nuove indiscrezioni di settore. Un fenomeno che riflette le dinamiche strutturali dell'intero ecosistema dell'elaborazione ad alte prestazioni, dove l'espansione legata all'intelligenza artificiale sta generando effetti a catena sull'intera filiera hardware.
Nonostante l'attenzione mediatica si concentri principalmente sulle GPU e sugli acceleratori dedicati al machine learning, i processori server tradizionali rimangono una componente insostituibile nelle architetture moderne. Anche quando le operazioni di calcolo intensivo vengono delegate agli acceleratori, le CPU gestiscono i sistemi host, i servizi di control-plane, la preparazione dei dati, gli stack di storage, i layer di virtualizzazione e una moltitudine di workload di supporto. L'espansione dei data center, vecchi e nuovi, trascina inevitabilmente verso l'alto i volumi di CPU insieme a memoria, storage e interconnessioni ad alta velocità.
Gli operatori hyperscale rappresentano il motore principale di questa ondata di domanda. Questi clienti tendono ad acquistare in lotti massicci una volta validata una nuova piattaforma, specialmente quando si integra perfettamente nelle architetture rack esistenti. Questo comportamento può mantenere la domanda elevata per diversi trimestri consecutivi e, se le stime sono corrette, spiega perché la disponibilità possa risultare critica già nei primi mesi dell'anno. Le proiezioni parlano di una crescita delle spedizioni di CPU server attorno al 25% nel 2026, un volume che metterebbe sotto pressione la capacità produttiva se l'offerta non dovesse scalare con la stessa velocità.
Un secondo fattore determinante è rappresentato dal ciclo di aggiornamento in corso. I grandi operatori stanno sostituendo processori server di generazioni precedenti con piattaforme attuali, e i processori Intel Xeon Granite Rapids e AMD EPYC Turin figurano come obiettivi principali di queste migrazioni. I refresh su scala di flotta consumano volumi considerevoli perché vengono distribuiti in modo capillare anziché progressivo. Quando espansione e refresh procedono in parallelo, l'effetto combinato può portare le allocazioni di CPU verso la piena saturazione.
La roadmap di AMD aggiunge ulteriore complessità al quadro. Il produttore di chip prevede di introdurre EPYC Venice nella prima metà dell'anno, una generazione basata sull'architettura Zen 6 e realizzata su processo produttivo a 2 nm presso TSMC. L'arrivo di nuove piattaforme genera picchi di domanda nel momento in cui i clienti avviano le fasi di qualificazione e deployment iniziale, mentre altri continuano ad acquistare processori di generazione corrente per evitare rischi di transizione. Questo sovrapporsi di generazioni mantiene alta la pressione sugli ordini durante i periodi di cambio piattaforma.
Le variabili ancora da definire riguardano portata e tempistiche degli aumenti prospettati. Un incremento "fino al 15%" potrebbe tradursi in adeguamenti selettivi su SKU ad alta richiesta, modifiche applicate attraverso contratti OEM specifici o movimenti di prezzo più ampi lungo l'intero stack di prodotti server. I segnali più concreti emergeranno dalle quotazioni dei sistemi OEM, dal comportamento delle allocazioni e dai lead time per le configurazioni server più richieste nei prossimi trimestri.
L'eventuale rialzo dei prezzi rappresenterebbe un cambio di rotta significativo dopo anni di pressione competitiva tra Intel e AMD, che hanno costantemente migliorato il rapporto prezzo-prestazioni per conquistare quote di mercato negli ambienti enterprise e cloud. Una stabilizzazione verso l'alto dei listini segnalerebbe che la domanda strutturale sta superando la capacità di risposta dell'offerta, con implicazioni dirette sui costi operativi dei fornitori di servizi cloud e, potenzialmente, sui prezzi al consumo dei servizi stessi.