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Investimenti in criptovalute, parte 2: come scegliere

Pagina 1: Investimenti in criptovalute, parte 2: come scegliere

Proseguiamo direttamente da dove ci eravamo lasciati. La settimana scorsa abbiamo visto come acquistare le criptovalute e come scegliere gli exchange nei quali operare. Una volta in possesso di criptovalute "pregiate", nel senso di facilmente liquidabili e scambiabili, siamo pronti a proseguire oltre.

Immaginiamo di aver acquistato del Bitcoin. L'ipotesi assunta non è casuale: BTC rappresenta la prima criptomoneta della storia e pertanto la fiducia in essa non trova attualmente eguali nel mercato di riferimento. Il Bitcoin che si possiede deve essere inteso come "merce di scambio" nel momento in cui si decide di acquistare nuovi asset.

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Immagine the lightwriter / Depositphotos

Questo perché, come già accennato nella prima parte di questo ciclo di articoli, la maggioranza degli Exchange che propone un vasto assortimento di alternative non ammette scambi contro valute fiat (coppie EUR/BTC, USD/ETH, ecc.). Per tale ragione il prezzo dei cryptoasset viene sovente espresso in termini di BTC o di ETH. Dovrete un po' fare il callo con valutazioni dell'ordine dei millesimi di unità. Un primo consiglio è quello di abituarsi a ragionare in "Satoshi", che è la decimilionesima parte di un Bitcoin. Uno fratto dieci milioni.

Compensare le incertezze

Sfatiamo immediatamente un mito che – tristemente – aleggia nei meandri del web e soprattutto in determinate community su Reddit, Facebook o altrove: nessun asset è da ritenersi assolutamente a prova di bomba. La fiducia cieca nel fatto che x oppure y cresceranno senza sosta all'infinito è piuttosto irrazionale, ma è frutto della "febbre da Blockchain" che si sta vivendo in questo momento storico. Decisamente assimilabile agli anni immediatamente precedenti al crollo della bolla delle dot-com, quando gli investitori acquistavano azioni di qualsiasi Internet Company per il solo fatto che esistevano.

WVDZ
Immagine WVDZ / Depositphotos

Di fatto quali imprese sopravvissero a quella tempesta? Quelle con basi più solide, quelle con management più preparati e business meglio strutturati. Ma nessuna – assolutamente nessuna – riuscì ad evitare un tracollo nella propria quotazione. Pensiamo ad Amazon: raggiunse un massimo assoluto pari a 106.69$ nei momenti precedenti allo scoppio, valutazione che a onor del vero sarebbe anche più alta se capitalizzassimo tale valore ad oggi di quella cifra. Tuttavia dopo il collasso dei titoli tecnologici, l'azione arrivò ad essere scambiata ad un valore di minimo assoluto pari a 7.12$ il 9 Novembre del 2001. Provate semplicemente a immaginare a quanto ammontarono le perdite per chi aprì una posizione long (un acquisto nella speranza che il titolo riesca a salire) a quota 80-90$. Il titolo, per ritornare ad una quotazione in tripla cifra impiegò ben 7 anni.

Come tutelarsi dunque dal rischio? La risposta è piuttosto semplice: diversificando la composizione del portafoglio.

All'aumentare del numero di asset posseduti, si riduce l'esposizione al rischio verso uno di questi. Se dunque possedete 10 asset e solo uno di questi crolla, probabilmente gli altri 9 riusciranno ad annullare la perdita derivante dal crollo del primo e nella migliore delle ipotesi perfino a "più che compensarla".

Nota del curatore: con il termine asset si intendono le singole criptovalute che compongono il portafogli di investimento. BTC, ETH, LTC, e così via saranno dunque gli asset a cui si fa riferimento.

L'importante è intendere il proprio portafoglio come se fosse un titolo unico. L'obiettivo dovrebbe essere quello di assistere ad un incremento di valore di questo costante nel tempo, e possibilmente con una tendenza ad accelerare nel tempo. Un'ottima idea è quella di perseguire il laddered approach, ovvero di avere ritorni, apprezzamenti costanti a diverse maturity (diverse scadenze) nel tempo.

Laddered Approach

Immaginiamo di avere a disposizione un capitale x, e di voler acquistare n criptovalute. La strategia messa in atto da molti è quella di acquistare esclusivamente gli asset nella top 10 per Market Cap reputandole come le più sicure. È una strategia corretta? Innanzitutto i primi dieci asset per capitalizzazione di mercato sono fortemente correlati: una rivalutazione di Ethereum molto spesso è coincidente ad una rivalutazione di Monero, dunque nel momento in cui uno scende, anche l'altro fa lo stesso.

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Immagine monsit / Depositphotos

Per tale ragione ci si può scordare andamenti opposti che riescano a compensarsi a vicenda quando necessario. Il problema è anche un altro, spesso sottovalutato: il prezzo. Bitcoin, Ethereum, Monero, Dash hanno tutte un prezzo per unità piuttosto elevato, dell'ordine delle centinaia di Euro. Questo implica (a meno che non siate estremamente facoltosi economicamente) la possibilità di acquistarne solamente un numero esiguo, un numero dell'ordine delle poche unità. La diretta conseguenza è che il vostro portafoglio capitalizzerà (aumenterà di valore) secondo un andamento lineare.

Quello che invece è auspicabile è avere un portafoglio che inizi a capitalizzare il prima possibile e secondo un andamento lineare, ma che col tempo assuma l'andamento di una curva, e che possibilmente questa assuma un andamento esponenziale. Ciò è determinabile attraverso lo storico degli andamenti nel periodo da voi considerato. Qualora consideraste un periodo trimestrale all'interno del quale l'asset in questione si fosse rivalutato di tre volte, nei successivi tre mesi potrebbe (non dovrebbe) fare la stessa cosa, e nel caso in cui ciò dovesse avvenire anche nel periodo successivo avreste un apprezzamento esponenziale. Lineare in ogni periodo, ma esponenziale nel caso in cui consideraste una funzione di regressione che approssimi l'andamento nei periodi multipli.

GreenVector
Immagine GreenVector / Depositphotos

Per criptovalute mature come Ethereum Classic o Litecoin ciò è ancora possibile? Sì, ma è sicuramente più difficile che con alternative che costano frazioni di $. Queste hanno molte più possibilità di triplicare il proprio valore nel periodo preso di riferimento. Attenzione, investire è diverso da speculare. Nel primo caso l'idea è di sposare un progetto che si ritiene valido e finanziarlo nei limiti delle proprie possibilità, speculare significa infischiarsene letteralmente del progetto sottostante e ricercare i migliori apprezzamenti possibili. Questo col fine di incrementare il controvalore in capitale fiat in proprio possesso: in spicci, il valore monetario in € del proprio portafoglio.

La diretta implicazione è che le cosiddette "sh*tcoin" – come spesso vengono definite – ben si adattano allo scopo di incrementare il proprio patrimonio. Patrimonio incrementato col quale si può allora realmente investire in progetti che si ritiene di affidamento.