Il mondo dell'intelligenza artificiale si trova di fronte a una resa dei conti economica senza precedenti. Microsoft, attraverso le dichiarazioni del CEO della divisione AI Mustafa Suleyman, ha lanciato un segnale inequivocabile: mantenere il passo nello sviluppo di modelli di frontiera richiederà investimenti per "centinaia di miliardi di dollari" nei prossimi 5-10 anni. Una cifra che riflette non solo i costi esorbitanti dell'hardware e della potenza di calcolo, ma anche la crescente competizione per accaparrarsi i migliori talenti nel settore, con stipendi che raggiungono livelli stratosferici per singoli ricercatori e membri del personale tecnico.
Il momento è particolarmente critico per l'industria dell'AI. Mentre emergono sempre più segnalazioni secondo cui le cosiddette "leggi di scala" avrebbero iniziato a mostrare i propri limiti, impedendo ai laboratori di punta come OpenAI, Anthropic e Google di compiere salti generazionali nei modelli avanzati, gli investitori cominciano a manifestare scetticismo. La domanda cruciale resta invariata: dove sono i ricavi che giustifichino i miliardi investiti? Una pressione che si fa sentire anche a Redmond, dove il CEO Satya Nadella ha recentemente ridefinito la strategia aziendale in un memo interno che traccia una nuova era per Microsoft, centrata su intelligenza, integrazione e AI come pilastri fondamentali.
Durante un episodio del podcast Moonshots with Peter Diamandis, Suleyman ha paragonato Microsoft a una "moderna compagnia di costruzioni" con centinaia di migliaia di lavoratori impegnati nella realizzazione di gigawatt di CPU e acceleratori AI. Un paragone che evidenzia la portata industriale dell'impresa: non si tratta più solo di sviluppo software, ma di una vera e proprio infrastruttura fisica su scala mastodontica. L'executive ha però ammesso che operare all'interno di una grande azienda offre "chiaramente un vantaggio strutturale" rispetto alle startup che tentano di competere nello stesso campo.
La mossa più significativa di Microsoft arriva dopo il rinnovo dei termini della partnership multimiliardaria con OpenAI, ora regolata da un nuovo accordo definitivo che permette al colosso di Redmond di perseguire lo sviluppo di AGI (Artificial General Intelligence) in modo indipendente o attraverso collaborazioni con terze parti. "Microsoft deve essere autosufficiente nell'AI", ha dichiarato Suleyman, aggiungendo che per raggiungere questo obiettivo "dobbiamo addestrare modelli di frontiera di tutte le scale con i nostri dati e la nostra potenza di calcolo, al livello più avanzato possibile". A tal fine, l'azienda ha già costituito un nuovo team denominato MAI Superintelligence, dedicato esclusivamente a questa missione.
Secondo fonti interne citate in un memo trapelato, Nadella starebbe esercitando pressioni considerevoli sui dirigenti di alto profilo affinché accelerino il lavoro sui progetti AI con maggiore efficienza, con l'implicita minaccia di un'uscita per chi non riesce a tenere il ritmo. Alcuni insider hanno però sollevato preoccupazioni, sostenendo che Microsoft stia tentando di "salvare una nave che affonda" con strumenti AI considerati poco più che "gimmick" (trovate di marketing), mentre altri prodotti vengono relegati in secondo piano. Una critica che riflette le tensioni interne tra innovazione forzata e sostenibilità del business.
La visione di Nadella rappresenta una rottura esplicita con il passato. Nel memo, il CEO avrebbe ammesso che la "fabbrica del software" immaginata da Bill Gates ha funzionato per decenni, ma non è più sufficiente nell'era dell'intelligenza artificiale. Una dichiarazione che segna un cambio di paradigma fondamentale per un'azienda che ha costruito il proprio impero proprio su quella visione. Il focus ora è su modelli che integrino l'AI in modo nativo, non come aggiunta superficiale, e su un'architettura che permetta scalabilità e autosufficienza.
Suleyman ha anche toccato un tema delicato ma cruciale: la sicurezza. L'executive ha affermato che Microsoft abbandonerà i propri progetti AI se dovessero rappresentare una minaccia significativa per l'umanità, allineandosi alla sua campagna personale per una "superintelligenza umanista". Una posizione che riflette la crescente consapevolezza dei rischi esistenziali legati allo sviluppo di sistemi sempre più potenti, ma che solleva anche interrogativi sulla fattibilità pratica di tale impegno in un contesto di competizione globale sempre più agguerrita.