Il colosso dei chip Intel potrebbe aver finalmente convinto un cliente di peso massimo per la sua divisione di produzione Intel Foundry, da tempo in difficoltà nel convincere aziende terze ad affidarle la manifattura dei propri semiconduttori. Secondo quanto riportato da Digitimes, citando fonti della catena di fornitura, nientemeno che NVIDIA avrebbe siglato un accordo con Intel per la produzione di componenti dei futuri chip Feynman, segnando una svolta potenzialmente storica nel panorama della produzione di semiconduttori.
La notizia assume contorni ancora più rilevanti considerando il contesto strategico in cui si inserisce. Intel Foundry ha faticato enormemente ad attrarre clienti esterni, che hanno continuato a preferire il colosso taiwanese TSMC, leader indiscusso nel settore della produzione di semiconduttori su commissione. L'eventuale partnership con NVIDIA rappresenterebbe non solo un successo commerciale, ma anche una validazione tecnologica cruciale per le ambizioni di Intel nel mercato foundry.
Tuttavia, le dinamiche dietro questo potenziale accordo sembrano avere radici tanto politiche quanto tecniche. L'amministrazione statunitense ha intensificato la pressione sulle aziende tech affinché riportino la produzione di chip sul territorio nazionale, un contesto che rende meno improbabile uno scenario un tempo considerato irrealistico come la collaborazione tra due storici rivali. La recente acquisizione di una partecipazione in Intel Foundry da parte di NVIDIA rafforza ulteriormente questa lettura.
Sul fronte tecnico, Intel contribuirebbe al progetto Feynman non solo con la manifattura diretta ma anche attraverso la fase di packaging, gestendo circa il 25% del processo grazie alla tecnologia proprietaria EMIB (Embedded Multi-die Interconnect Bridge), utilizzata per connettere diversi die all'interno di un singolo chip. TSMC manterrebbe comunque il controllo della maggior parte della produzione, limitando di fatto l'entità dell'impegno di Intel.
La questione più delicata riguarda il futuro del nodo di processo 14A, tecnologia di prossima generazione il cui sviluppo rimane in bilico. Durante una conference call sugli utili della scorsa settimana, il CFO di Intel David Zinsner ha confermato che l'azienda sta accelerando l'installazione di macchinari per i nodi Intel 7, 10, 3 e 18A, ma sta trattenendo gli investimenti sul 14A. "Il 14A è direttamente legato ai clienti foundry, e non ha senso costruire capacità produttiva significativa finché non avremo certezza dei clienti che accetteranno quella domanda," ha dichiarato Zinsner.
Queste affermazioni fanno eco a commenti ancora più preoccupanti emersi in un documento depositato alla SEC all'inizio del 2025 dall'ex CEO Lip Bu-Tan, che aveva messo apertamente in discussione la sostenibilità economica dei nodi 14A e successivi senza clienti esterni importanti. Nel documento, Intel aveva addirittura prospettato la possibilità di sospendere o interrompere completamente lo sviluppo del 14A e dei nodi successivi di fascia alta, insieme a diversi progetti di espansione manifatturiera.
Attualmente Intel sta concentrando gli sforzi sul nodo 18A, con stabilimenti già attivi in Arizona che rappresentano la punta di diamante della strategia di rilancio foundry. Il potenziale accordo con NVIDIA, seppur limitato in portata, offrirebbe una boccata d'ossigeno critica per giustificare gli investimenti miliardari nei processi produttivi avanzati.
La sfida per Intel Foundry resta tuttavia monumentale. Senza un vantaggio tecnologico netto o un portafoglio clienti consolidato, la divisione dipende in larga misura da incentivi governativi e pressioni politiche per competere con TSMC. Nel lungo periodo, serviranno prestazioni, affidabilità e scalabilità comprovate per convincere i produttori di chip a diversificare la propria catena di fornitura.