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Nvidia registra il marchio Hopper. Il dopo Ampere sempre più vicino?

Nvidia ha confermato, seppur indirettamente, di essere al lavoro su un progetto chiamato Hopper. L’azienda ha avanzato la richiesta di registrazione del marchio presso l’ufficio brevetti statunitense – US Patent and Trademark Office. Il nome Hopper era emerso a metà novembre e secondo le voci di corridoio celerebbe una futura architettura di calcolo.

Secondo l’utente Twitter “Kopite7kimi”, leaker dell’ambito hardware piuttosto noto, tra le tante novità Hopper introdurrebbe anche un inedito progetto di tipo MCM (multi-chip module), dove su un package sono presenti più die per arrivare a offrire GPU complessivamente più grandi e potenti.

Grace Murray Hopper

Un altro vantaggio riguarderebbe le rese, perché è più semplice realizzare chip di dimensioni minori esenti da problemi che processori monolitici di dimensioni elevate. Pensate ad esempio a quanto fa AMD con i Ryzen 3000.

Come abbiamo già visto in passato, Nvidia sta sperimentando nel campo dei multi-chip module da diverso tempo. Il progetto che conosciamo, chiamato RC 18, guarda tuttavia al mondo dell’intelligenza artificiale.

AMD sta sperimentando in tal senso e Intel, che si prepara a sbarcare nel 2020 nel mondo delle GPU, ha diverse tecnologie per realizzare progetti del tutto simili.

Il futuro è quindi tracciato, ma dire quando vedremo la prima soluzione MCM è difficile. Per quanto concerne Nvidia, è possibile che l’azienda adotti inizialmente un progetto MCM nella gamma di acceleratori Tesla, per poi espanderlo ad altri ambiti nel corso del tempo, a seconda delle necessità.

Per quanto concerne “Hopper”, il nome sarebbe congruo con quanto visto negli ultimi anni: le architetture di calcolo di Nvidia sono chiamate con il nome di eminenti scienziati, da Fermi a Kepler, per passare a Maxwell e Turing, solo per fare alcuni esempi.

Hopper richiamerebbe Grace Murray Hopper, una matematica, informatica e militare statunitense ritenuta da molti una pioniera della programmazione informatica e famosa per il suo lavoro sul primo computer digitale della Marina, l’Harvard Mark I, ma anche per il linguaggio COBOL.