Il mondo della tecnologia è scosso da una questione che va ben oltre il semplice accordo commerciale: dove verrà effettivamente eseguita l'intelligenza artificiale che alimenterà la nuova versione di Siri potenziata da Gemini di Google? Durante la conference call per i risultati del quarto trimestre 2025 di Alphabet, il CEO Sundar Pichai ha aggiunto un ulteriore tassello a un puzzle che sta diventando sempre più complesso, sollevando interrogativi cruciali sulla privacy e sull'architettura cloud che supporterà questa collaborazione tra i due colossi tecnologici.
La dichiarazione di Pichai è stata chiara ma al contempo sorprendentemente diretta: Google collaborerà con Apple come "fornitore cloud preferito" per sviluppare la prossima generazione di Apple Foundation Models basati sulla tecnologia Gemini. Il Chief Business Officer di Alphabet, Philipp Schindler, ha ribadito quasi alla lettera la stessa affermazione durante la medesima chiamata, sottolineando l'importanza strategica di questo accordo per entrambe le parti.
Il nodo della questione risiede nell'apparente contraddizione con quanto affermato in precedenza da Tim Cook durante la conference call di Apple per il Q4 2025. Il CEO di Cupertino aveva dichiarato che l'azienda avrebbe continuato a operare "sul dispositivo e tramite Private Cloud Compute, mantenendo gli standard di privacy leader del settore". Tuttavia, questa affermazione potrebbe non riferirsi affatto all'implementazione di Gemini, ma piuttosto alle funzionalità esistenti di Apple Intelligence che già utilizzano l'infrastruttura proprietaria di Apple.
L'architettura Private Cloud Compute di Apple rappresenta un'innovazione significativa nel panorama dell'AI cloud-based, utilizzando chip Mac di fascia alta per garantire che i dati degli utenti rimangano protetti anche quando l'elaborazione richiede risorse superiori a quelle disponibili on-device. Tuttavia, secondo un rapporto di Bloomberg pubblicato pochi giorni dopo l'annuncio iniziale della partnership, il chatbot Gemini potrebbe essere ospitato direttamente sui server di Google, che utilizzano le potenti TPU (Tensor Processing Units) progettate specificamente per carichi di lavoro di machine learning.
La distinzione terminologica potrebbe essere la chiave per comprendere questa apparente ambiguità. Quando Apple ha dichiarato che la tecnologia di Google fornisce "la base più capace per i modelli fondazionali di Apple", potrebbe non riferirsi ai modelli attualmente in uso, ma a una futura generazione di foundation models che verrà sviluppata specificamente per questa collaborazione. Questo spiegherebbe perché Pichai e Schindler hanno enfatizzato "la prossima generazione" di modelli Apple basati su Gemini.
Mark Gurman di Bloomberg ha recentemente ribadito la sua precedente analisi, suggerendo che Apple potrebbe riferirsi a Siri e Apple Intelligence come sistemi separati, operanti su infrastrutture distinte. Questa separazione permetterebbe ad Apple di mantenere le proprie dichiarazioni sulla privacy per le funzionalità core di Apple Intelligence, mentre il chatbot conversazionale alimentato da Gemini opererebbe effettivamente su Google Cloud con le TPU di Google.
Dal punto di vista tecnico, l'utilizzo delle TPU di Google offrirebbe vantaggi significativi in termini di capacità di elaborazione per modelli linguistici di grandi dimensioni come Gemini. Queste unità specializzate sono ottimizzate per operazioni di inferenza e training di reti neurali, offrendo throughput e efficienza energetica superiori rispetto a soluzioni general-purpose. Tuttavia, questo approccio solleva inevitabili questioni sulla gestione dei dati degli utenti e sulla conformità agli standard di privacy che Apple ha sempre rivendicato come proprio punto di forza distintivo.
L'ambiguità persistente nelle dichiarazioni di entrambe le aziende suggerisce che i dettagli tecnici e contrattuali potrebbero essere ancora in fase di definizione. È possibile che il rollout avvenga in fasi, con gli aggiornamenti più immediati di Siri che operano su Private Cloud Compute, mentre funzionalità più avanzate basate su Gemini vengano gradualmente migrate verso l'infrastruttura Google Cloud. Questa strategia consentirebbe ad Apple di testare la reazione del mercato e degli utenti prima di un impegno completo verso l'infrastruttura di un partner esterno.