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Streaming serie A illegale, la GdF "frega" migliaia di utenti

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 30/05/2022 alle 16:00
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Aver cercato di vedere tramite un piattaforma di streaming illegale le ultime partite del campionato di serie A potrebbe costare caro a molti utenti. La Guardia di Finanza, che ormai da diversi mesi ha dichiarato guerra a quello che viene comunemente chiamato "pezzotto", in pratica piattaforme illegali che permettono di accedere ai contenuti di servizi affermati come Netflix o Prime Video, nonché alle partite e corse di vari sport, pagando una sola quota mensile o annuale, ha escogitato una bella trappola che potrebbe far arrivare multe non trascurabili a tantissime persone.

Facendo un passo indietro, nel 2019 era stata sequestrata Xtreme Code, una delle più grandi piattaforme per la gestione di IPTV illegali, ma il suo codice sorgente è stato in seguito usato per generare nuove piattaforme, tra cui Stream Creed, che poteva contare su un bacino di utenza di circa 20.000 persone. Da tempo, come riferito da DDay, quest'ultima era finita sotto osservazione dal nucleo speciale "Tutela privacy e frodi tecnologiche" dalla Guardia di Finanza, la quale ha ben pensato di organizzare una bella trappola in occasione dell'ultimo giorno del campionato di serie A, il quale sicuramente avrebbe attirato tantissimi utenti.

Per portare a termine con successo questa operazione, dapprima hanno sequestrato l'infrastruttura informatica di Stream Creed e successivamente hanno fatto in modo che coloro che volevano vedere le partite si ritrovassero una schermata della Guardia della Finanza che li avvisava che il servizio a cui cercavano di ottenere era sotto sequestro e che i loro dati erano stati tracciati e salvati. Ovviamente, adesso il compito della GdF sarà quello di incrociare i dati degli utenti che hanno cercato di accedere in quel momento con account, IP e metodi di pagamento utilizzati. In tal caso, gli utenti dovranno pagare una multa molto salata. Infine, allo stesso tempo sono stati posti sotto sequestro 40 canali Telegram e 500 siti Intenet dove i vai reseller vendevano gli abbonamenti.

Stefano Azzi, ceo di Dazn Italia, ha affermato, come riportato dal Corriere dello Sport:

Rinnoviamo il nostro pieno sostegno alle Forze dell’Ordine impegnate quotidianamente a contrastare il fenomeno della pirateria che ogni anno genera ingenti danni al nostro sistema Paese, con particolare impatto sull’industria dei media e dell’intrattenimento e sui clienti finali stessi che vedono il valore del prodotto e dei servizi offerti diminuito. Si tratta di un fenomeno che colpisce tutto il mondo dei player OTT, non solo Dazn. Con il diversificarsi delle piattaforme e dei canali, cambiano anche le modalità degli atti di pirateria. La divisione antipirateria di Dazn e i suoi partner stanno già lavorando per fermare migliaia di istanze attraverso operazioni di contrasto, ingiunzioni e una continua innovazione volta a proteggere gli abbonati.

Riteniamo che sia necessaria una maggiore educazione, soprattutto relativa ai rischi a cui vanno incontro i consumatori che commettono atti illeciti di pirateria, perché possa aumentare in loro la consapevolezza del danno per loro stessi, ossia impoverimento dei contenuti, e dei serissimi rischi legali in cui potrebbero incorrere. Consapevoli del fatto che non sia possibile eliminare un fenomeno così capillarmente radicato in poco tempo, crediamo che promuovere una cultura antipirateria e sostenere azioni corale condotte insieme agli organi competenti e al Governo possa fare la differenza e incrementare i risultati ottenuti. Continueremo a lavorare per proteggere il valore dei nostri contenuti e del servizio che offriamo e sostenere in maniera attiva la nostra industria.

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