Google ha avviato una stretta decisa contro l'utilizzo non autorizzato della riproduzione in background di YouTube sui dispositivi mobili, una funzionalità che l'azienda di Mountain View considera esclusiva per gli abbonati a YouTube Premium. La mossa, confermata da un portavoce ufficiale, chiude una scappatoia che per mesi ha permesso agli utenti di aggirare il paywall attraverso browser di terze parti, rappresentando un giro di vite significativo nella strategia di monetizzazione della piattaforma video più utilizzata al mondo. Il blocco tecnico implementato nelle ultime settimane sta già generando reazioni nella comunità tech, con alcuni sviluppatori di browser che cercano contromisure per mantenere attiva la funzionalità.
La riproduzione in background, che consente di continuare l'ascolto dei contenuti YouTube con lo schermo spento o mentre si utilizzano altre applicazioni, è da tempo una delle funzionalità cardine dell'abbonamento YouTube Premium. Tuttavia, browser come Brave, Vivaldi, Microsoft Edge e Samsung Internet permettevano di fatto di accedere gratuitamente a questa caratteristica, sfruttando alcune peculiarità tecniche nella gestione delle sessioni web rispetto all'app ufficiale. Google ha ora implementato controlli lato server che identificano e bloccano questi tentativi di riproduzione attraverso browser alternativi.
"La riproduzione in background è una funzionalità pensata per essere esclusiva per i membri di YouTube Premium", ha dichiarato un portavoce di Google ad Android Authority, aggiungendo che "mentre alcuni utenti non Premium potrebbero aver precedentemente avuto accesso a questa funzione attraverso browser web per dispositivi mobili in determinati scenari, abbiamo aggiornato l'esperienza per garantire coerenza su tutte le nostre piattaforme". La formulazione suggerisce che Google considera questa scappatoia come un'anomalia tecnica piuttosto che come una funzionalità intenzionale.
Le prime segnalazioni sono arrivate dagli utenti di Samsung Internet, il browser preinstallato sui dispositivi Galaxy, seguiti a ruota da chi utilizza browser focalizzati sulla privacy come Brave o alternative desktop-oriented come Vivaldi. Anche Microsoft Edge, che nei mesi scorsi aveva visto un incremento di utilizzo su mobile proprio grazie a questa possibilità, è ora soggetto alle stesse restrizioni. La velocità con cui il blocco si è diffuso suggerisce un'implementazione coordinata a livello infrastrutturale, probabilmente attraverso l'identificazione dell'user-agent e delle richieste API specifiche.
Non mancano tuttavia i tentativi della comunità tech di aggirare nuovamente le restrizioni. Alcuni utenti di Firefox hanno scoperto che modificando la stringa user-agent del browser per impersonare un dispositivo Android VR, la riproduzione in background continua a funzionare. Si tratta probabilmente di una svista temporanea nell'implementazione del blocco, poiché Google tende a identificare e correggere rapidamente queste eccezioni. La storia delle restrizioni YouTube è infatti costellata da un continuo gioco del gatto e del topo tra l'azienda e gli sviluppatori di soluzioni alternative.
Questa mossa si inserisce in una più ampia strategia di Google per consolidare i ricavi da YouTube Premium, un servizio che costa attualmente 13,99 euro al mese per il piano individuale. La piattaforma ha intensificato negli ultimi anni gli sforzi per convertire gli utenti gratuiti in abbonati paganti, implementando sistemi sempre più aggressivi di blocco degli ad-blocker e limitando funzionalità che in passato erano accessibili più liberamente.
Resta da vedere se questa stretta avrà effettivamente l'effetto desiderato di convertire gli utenti in abbonati Premium o se invece spingerà una parte della base utenti verso piattaforme alternative o soluzioni tecniche più elaborate. Nel frattempo, chi desidera la riproduzione in background legittima dovrà valutare l'abbonamento ufficiale, che oltre a questa funzionalità include download offline, assenza di pubblicità e accesso a YouTube Music Premium.