L'elisoccorso potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte per chi subisce traumi gravi. Un'analisi condotta su quasi un decennio di attività di un servizio di emergenza aereo nel Sud Est dell'Inghilterra rivela che i pazienti con lesioni maggiori hanno mostrato tassi di sopravvivenza superiori alle previsioni statistiche quando raggiunti da équipe mediche avanzate via elicottero. Lo studio, pubblicato sulla rivista Emergency Medicine Journal, si inserisce in un dibattito scientifico ancora aperto sull'efficacia reale dei servizi di elisoccorso sanitario, un campo in cui le evidenze comparative rimangono limitate a causa delle differenze metodologiche tra le ricerche internazionali e della difficoltà di standardizzare le definizioni degli esiti clinici.
I ricercatori hanno esaminato i dati relativi a 3.225 pazienti traumatizzati assistiti dal servizio di Helicopter Emergency Medical Services (HEMS) operativo nelle contee di Kent, Surrey e Sussex tra il 2013 e il 2022. Per valutare l'impatto dell'intervento aereo, il team ha utilizzato un approccio statistico noto come analisi Ws, che consente di stimare la probabilità di sopravvivenza di ciascun paziente tenendo conto della gravità delle lesioni e delle caratteristiche individuali. Questo metodo ha permesso di identificare quei casi in cui la sopravvivenza effettiva superava quella attesa sulla base dei modelli predittivi, isolando i fattori associati alla mortalità entro 30 giorni dal trauma.
Dei pazienti analizzati, 2.125 sono sopravvissuti per almeno 30 giorni, corrispondenti a un tasso di sopravvivenza dell'85% rispetto a un valore atteso dell'81%. La differenza statistica si traduce in circa cinque sopravvissuti in più ogni 100 pazienti trattati, un dato che, proiettato sul volume annuale di interventi del servizio, potrebbe equivalere a 115 vite salvate ogni anno. Si tratta di una stima basata su modelli matematici che confrontano gli esiti reali con quelli previsti, non di una dimostrazione causale diretta dell'efficacia dell'elisoccorso, come sottolineano gli stessi autori dello studio.
L'analisi ha rivelato quali categorie di pazienti traggono il maggior beneficio dall'intervento aereo avanzato. I soggetti con lesioni severe e una probabilità di sopravvivenza moderata, compresa tra il 25% e il 45%, hanno mostrato alcuni dei guadagni più significativi: il 35% di loro è sopravvissuto per 30 giorni nonostante le previsioni sfavorevoli. Anche tra i pazienti con probabilità di sopravvivenza inferiore al 50%, considerati tra i casi più critici, il 39% ha superato la soglia dei 30 giorni, un risultato che suggerisce l'importanza dell'intervento precoce specializzato nelle situazioni più disperate.
Due fattori predittivi sono emersi con particolare forza nell'analisi della sopravvivenza inaspettata: l'età più giovane e un punteggio iniziale più elevato sulla Glasgow Coma Scale, una scala di valutazione neurologica che va da 3 a 15 punti e misura lo stato di coscienza dopo un trauma cerebrale. Un terzo elemento determinante è risultato essere l'anestesia d'emergenza pre-ospedaliera, una procedura che induce il coma farmacologico e può essere somministrata solo da équipe mediche avanzate come quelle HEMS. Questa tecnica è stata associata in modo indipendente a una migliore sopravvivenza nei pazienti gravemente feriti, confermando l'importanza delle competenze specialistiche disponibili a bordo degli elicotteri sanitari.
Un capitolo particolarmente delicato della ricerca riguarda l'arresto cardiaco traumatico, condizione in cui il cuore smette di battere a seguito di lesioni gravi come emorragie massive o traumi toracici. Su 1.316 pazienti che hanno subito un arresto cardiaco traumatico, 356 (27%) hanno recuperato la circolazione spontanea durante il trasporto in ospedale, mentre i restanti 960 sono stati dichiarati morti sulla scena. Dei 356 pazienti inizialmente rianimati, per 185 erano disponibili dati completi a 30 giorni: di questi, 46 (25%) erano ancora vivi, mentre 139 sono deceduti dopo l'arrivo in ospedale. Un dato incoraggiante emerso dall'analisi temporale è che la probabilità di ripristinare la circolazione è aumentata del 6% per ogni anno tra il 2013 e il 2022, suggerendo un miglioramento progressivo delle tecniche e dei protocolli di intervento.
I ricercatori mantengono un approccio prudente nell'interpretazione dei risultati, sottolineando che i tassi di sopravvivenza superiori alle previsioni non costituiscono una prova diretta che l'elisoccorso sia la causa dell'esito favorevole. Le stime si basano sull'assunzione che le caratteristiche dei pazienti e le prestazioni del servizio siano rimaste costanti nel tempo, ipotesi che potrebbe non rispecchiare sempre la realtà clinica. Ciononostante, gli autori evidenziano come i risultati suggeriscano la potenziale entità del beneficio clinico, coerente con i vantaggi economici e sociali dimostrati in studi precedenti.
Le conclusioni dello studio forniscono argomenti a supporto di investimenti continuativi nei servizi HEMS, specialmente per i pazienti con traumi severi, ma riconoscono la necessità di studi comparativi con percorsi assistenziali alternativi per stabilire con certezza l'efficacia causale. La questione rimane aperta nel panorama della medicina d'urgenza internazionale: quali pazienti beneficiano maggiormente dell'elisoccorso? E in quali circostanze il trasporto aereo con équipe avanzate rappresenta davvero un vantaggio rispetto ai mezzi terrestri? Per rispondere in modo definitivo servono ricerche con gruppi di controllo adeguati e metodologie standardizzate, un obiettivo complesso in un ambito dove considerazioni etiche rendono difficile negare l'intervento più avanzato disponibile a chi ne potrebbe trarre beneficio.