La microfluidica applicata alla farmacologia sta aprendo nuove frontiere nella somministrazione controllata di principi attivi naturali. Un gruppo di ricerca russo ha sviluppato una tecnica innovativa per incapsulare estratti vegetali in microgocce di dimensioni nanometriche, risolvendo problemi di stabilità e dosaggio che da tempo limitano l'impiego terapeutico di composti naturali volatili. Il metodo, che utilizza flussi liquidi controllati con precisione millimetrica, rappresenta un significativo avanzamento nel campo della drug delivery e potrebbe trovare applicazioni sia farmaceutiche che alimentari.
L'estratto di timo è noto da tempo per le sue proprietà biologiche: timolo, carvacrolo, acido rosmarinico e acido caffeico sono i principali composti responsabili delle sue attività antimicrobiche, antinfiammatorie e antiossidanti, oltre al supporto alla funzione immunitaria. Tuttavia, l'utilizzo pratico di questo estratto si è sempre scontrato con ostacoli significativi: l'elevata volatilità ne compromette la conservazione e rende difficile il dosaggio accurato, mentre concentrazioni elevate possono causare irritazioni cutanee o disturbi gastrointestinali.
I ricercatori della Tomsk Polytechnic University e della Surgut State University hanno pubblicato sulla rivista Physics of Fluids uno studio che descrive un sistema di incapsulamento basato su tecniche microfluidiche avanzate. Il processo sfrutta flussi controllati di liquidi con proprietà diverse che, interagendo in modo preciso all'interno di un microchip, generano goccioline uniformi contenenti nanodosi dell'estratto vegetale.
La metodologia sviluppata prevede la combinazione di estratto di timo con gelatina, che viene fatta fluire attraverso un microchip simultaneamente a un flusso di alginato di sodio, un polisaccaride comunemente impiegato come addensante nell'industria alimentare. All'interno del dispositivo microfluidico, i due liquidi scorrono parallelamente mantenendosi separati fino a quando un terzo flusso di olio, iniettato perpendicolarmente, frammenta il sistema in microgocce perfettamente incapsulate.
L'aspetto più rilevante della ricerca, come sottolineato dall'autore principale Maxim Piskunov, non risiede nella quantità specifica di estratto utilizzato, ma nella dimostrazione che un nanodosaggio preciso e riproducibile è tecnicamente realizzabile. La capacità del sistema di autoregolarsi garantisce uniformità nella quantità di principio attivo contenuto in ciascuna microgoccia, un requisito fondamentale per qualsiasi applicazione farmaceutica. La modulazione delle dimensioni delle microgocce risulta possibile attraverso la variazione della velocità di flusso della fase oleosa.
Prima che questa tecnologia possa essere implementata in ambito medico, sarà necessario un ulteriore lavoro di ingegnerizzazione per confezionare le nanodosi in capsule orali adatte all'uso farmaceutico. Il passaggio dalla prova di principio alla formulazione commerciale richiede infatti la risoluzione di questioni legate alla stabilità a lungo termine, alla biodisponibilità e alla standardizzazione dei processi produttivi su scala industriale.
Le potenzialità della tecnica si estendono ben oltre l'estratto di timo. I ricercatori russi evidenziano come il metodo possa essere applicato a diverse sostanze e trovare impiego non solo in farmacologia ma anche nell'industria alimentare, per esempio nella produzione di integratori o nell'arricchimento controllato di alimenti con composti bioattivi. Piskunov ha inoltre anticipato che il gruppo sta già lavorando sull'incapsulamento di estratti idroalcolici con concentrazioni molto più elevate di sostanze biologicamente attive, ampliando ulteriormente lo spettro applicativo della tecnologia.
L'integrazione di questo approccio microfluidico con sistemi di visione artificiale e intelligenza artificiale potrebbe consentire in futuro il monitoraggio e il controllo in tempo reale del processo di nanodosaggio, aprendo la strada a una produzione farmaceutica sempre più personalizzata e precisa. La ricerca si inserisce nel filone emergente della nanomedicina, che mira a sfruttare le proprietà uniche dei materiali su scala nanometrica per migliorare l'efficacia terapeutica e ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti. Gli sviluppi futuri dipenderanno dalla capacità di ottimizzare i parametri di processo, validare l'efficacia biologica delle formulazioni incapsulate e superare gli ostacoli regolatori che separano l'innovazione di laboratorio dall'applicazione clinica.