Nella ricerca cardiovascolare, dove la malattia aterosclerotica continua a rappresentare la principale causa di mortalità a livello globale, emerge un promettente candidato farmacologico che potrebbe aprire nuove strade terapeutiche. Si tratta di IC7Fc, un composto sperimentale originariamente sviluppato per il trattamento del diabete di tipo 2, che secondo uno studio preclinico pubblicato su Science Advances dimostra proprietà inattese nel contrastare l'aterosclerosi. La ricerca, condotta da un consorzio internazionale guidato dal Leiden University Medical Centre nei Paesi Bassi in collaborazione con la Monash University australiana, documenta una significativa riduzione dei livelli di colesterolo e trigliceridi in modelli murini predisposti allo sviluppo di patologie cardiovascolari, aprendo prospettive per un approccio terapeutico a doppio bersaglio che integri la gestione metabolica con la protezione cardiaca.
L'aspetto più rilevante dello studio risiede nella dimostrazione di un meccanismo d'azione multiforme. Nei topi trattati con IC7Fc, i ricercatori hanno osservato non solo una diminuzione dei lipidi ematici, ma anche una riduzione dell'accumulo di placche aterosclerotiche all'interno delle pareti vascolari e un effetto antinfiammatorio sistemico. Questi due processi patologici rappresentano i pilastri della patogenesi cardiovascolare: l'accumulo di depositi lipidici nelle arterie coronarie restringe progressivamente il lume vasale, mentre l'infiammazione cronica destabilizza le placche aumentando il rischio di eventi acuti come infarto miocardico e ictus cerebrale.
Il professor Mark Febbraio, che dirige la ricerca presso il Monash Institute of Pharmaceutical Sciences e ha seguito lo sviluppo di IC7Fc sin dalle fasi iniziali, sottolinea come questa molecola rappresenti l'evoluzione di un programma di ricerca decennale originariamente focalizzato sulle patologie metaboliche. I nostri studi precedenti avevano dimostrato l'efficacia di IC7Fc nella gestione del diabete di tipo 2. Questa nuova ricerca rivela che può anche ridurre l'aterosclerosi, rallentando l'ostruzione delle arterie dove i depositi grassi si accumulano e limitano il flusso sanguigno al cuore, ha dichiarato Febbraio, evidenziando come la molecola possa interferire con meccanismi patologici che le terapie convenzionali non riescono ad affrontare completamente.
Un elemento metodologicamente interessante dello studio riguarda la distinzione degli effetti osservati in popolazioni murine con caratteristiche metaboliche diverse. Mentre ricerche precedenti avevano documentato che IC7Fc determina riduzione dell'appetito e della massa grassa in topi obesi, il nuovo protocollo sperimentale si è concentrato su animali magri ma geneticamente predisposti all'ipercolesterolemia e all'aterosclerosi. In questi modelli, la molecola non ha influenzato il peso corporeo né l'assunzione alimentare, pur mantenendo gli effetti cardioprotettivi legati alla riduzione dei lipidi circolanti e dell'infiammazione vascolare.
Questa divergenza fenotipica suggerisce un profilo farmacologico complesso, con effetti modulati dallo stato metabolico dell'organismo. Sul piano traslazionale, implica che i benefici cardiovascolari di IC7Fc potrebbero estendersi a pazienti normopeso con dislipidemia genetica o aterosclerosi precoce, una popolazione attualmente priva di opzioni terapeutiche mirate oltre agli statine convenzionali. La capacità del composto di agire contemporaneamente su obesità, disregolazione glucidica e danno vascolare configura un paradigma terapeutico innovativo per le malattie cardiometaboliche, condizioni frequentemente coesistenti che condividono percorsi fisiopatologici comuni.
Le prospettive di sviluppo clinico richiedono naturalmente la verifica dell'efficacia e della sicurezza in studi sull'uomo. I risultati preclinici forniscono una solida base razionale per trial clinici di fase iniziale che dovranno determinare dosaggi ottimali, profili di tollerabilità e biomarcatori predittivi di risposta. Particolare attenzione dovrà essere dedicata all'identificazione delle popolazioni di pazienti che potrebbero beneficiare maggiormente del trattamento: individui con sindrome metabolica che presentano sia eccesso ponderale sia rischio cardiovascolare elevato, oppure soggetti normopeso con ipercolesterolemia familiare e aterosclerosi accelerata.