La ricetta per Marte: alghe, bioreattori e stampanti 3D
L'equipaggiamento necessario per questa rivoluzione biologica su Marte sarebbe sorprendentemente semplice: alcune alghe, un piccolo bioreattore, una stampante 3D e diversi contenitori simili a fiasche realizzati in bioplastica vegetale. Il principio alla base dell'esperimento è tanto elegante quanto rivoluzionario: coltivare alghe nei contenitori di bioplastica, utilizzare il bioreattore per trasformare quelle stesse alghe in nuova bioplastica, e infine stampare in 3D ulteriori contenitori per espandere la produzione algale.
Wordsworth descrive questo processo come "un sistema in cui si utilizza un materiale per costruire il proprio habitat, che può essere realizzato dalla biologia stessa, creando un sistema autosufficiente". Il team di ricerca è riuscito a dimostrare concretamente la prima fase di questo ciclo virtuoso, aprendo la strada a possibilità precedentemente considerate fantascientifiche.
Simulare l'inferno rosso del Pianeta Rosso
Le condizioni marziane sono notoriamente ostili alla vita terrestre: pressione atmosferica pari a appena lo 0,6% di quella terrestre e un'atmosfera composta per oltre il 98% da anidride carbonica. Per replicare fedelmente questo ambiente alieno, i ricercatori hanno collocato contenitori di bioplastica PLA spessi un millimetro all'interno di camere speciali che simulavano perfettamente le condizioni del Pianeta Rosso.
I risultati hanno superato le aspettative più ottimistiche: nell'arco di dieci giorni, le alghe verdi Dunaliella tertiolecta sono cresciute e hanno condotto la fotosintesi a ritmi comparabili a quelli registrati in condizioni terrestri. Questo successo rappresenta una pietra miliare fondamentale, dimostrando che la vita può effettivamente prosperare in ambienti costruiti con materiali biologici anche nelle condizioni più estreme.
Un decennio di ricerca trova la sua conferma
Amor Menezes dell'Università della Florida sottolinea l'importanza cruciale di questa scoperta nel contesto delle future missioni marziane. "Un viaggio verso Marte e una permanenza sul pianeta dureranno circa un paio di anni, quindi non possiamo portare tutto con noi", osserva lo scienziato. La possibilità di produrre localmente oggetti utili utilizzando bioplastiche potrebbe trasformare radicalmente l'approccio all'esplorazione spaziale a lungo termine.
Il concetto di stampare in 3D habitat in bioplastica esiste da circa un decennio, ma solo ora si è dimostrato che queste strutture possono realmente sostenere la vita. Il successo dell'esperimento è il risultato di anni di tentativi con diversi design di contenitori e ceppi batterici, come spiega Rafid Quayum, membro del team di Harvard: "Fisici, ingegneri, scienziati planetari, tutti insieme abbiamo unito le nostre competenze per capire come rendere più abitabili gli ambienti al di fuori della Terra".
Verso l'infinito e oltre: i prossimi passi
L'équipe di ricerca non intende fermarsi qui. I prossimi esperimenti includeranno test in condizioni di vuoto assoluto per simulare pianeti o lune privi di atmosfera, oltre a esperimenti condotti direttamente nello spazio, utilizzando veicoli spaziali in orbita terrestre bassa. Questi sviluppi potrebbero aprire possibilità di colonizzazione che si estendono ben oltre Marte, abbracciando l'intero sistema solare.
Come conclude Wordsworth, questa ricerca rappresenta "una questione fondamentale davvero convincente, certamente importante per permettere alle persone di vivere oltre la Terra in futuro, ma anche come domanda di base per comprendere la gamma di modi in cui si può sostenere la vita". La frontiera tra fantascienza e realtà scientifica continua ad assottigliarsi, mentre l'umanità si prepara a fare i primi passi verso una vera civiltà interplanetaria.