La ricerca sull'invecchiamento cerebrale sta compiendo un passo avanti significativo grazie all'identificazione di un metabolita naturalmente presente nell'organismo umano che potrebbe rallentare il declino cognitivo associato alla malattia di Alzheimer. Uno studio condotto presso la Yong Loo Lin School of Medicine della National University of Singapore ha dimostrato che il calcio alfa-chetoglutarato, noto con l'acronimo CaAKG, è in grado di ripristinare funzioni cerebrali cruciali per la memoria in modelli sperimentali di Alzheimer. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica peer-reviewed Aging Cell, rappresenta un esempio emblematico del nuovo approccio geroprottettivo: anziché trattare singole patologie, si interviene direttamente sui meccanismi biologici dell'invecchiamento per prevenire l'insorgenza di molteplici condizioni legate all'età.
Il team guidato dal Professor Brian K Kennedy, docente presso il Dipartimento di Biochimica e responsabile del Healthy Longevity Translational Research Programme, ha concentrato l'attenzione su questo composto poiché i livelli di alfa-chetoglutarato diminuiscono naturalmente con l'avanzare dell'età. Il CaAKG è un metabolita ampiamente studiato nel contesto della longevità sana, ma fino ad oggi le sue potenzialità specifiche nella protezione delle funzioni cognitive non erano state completamente esplorate. La molecola ha mostrato capacità notevoli nel migliorare la plasticità sinaptica, ovvero la capacità dei neuroni di modificare la forza delle loro connessioni, un processo fondamentale per l'apprendimento e la formazione della memoria a lungo termine.
Dal punto di vista metodologico, i ricercatori hanno analizzato il fenomeno della long-term potentiation (LTP), il meccanismo cellulare attraverso cui le connessioni sinaptiche si rafforzano durante l'apprendimento. Nell'Alzheimer questo processo risulta gravemente compromesso, contribuendo al progressivo deterioramento cognitivo. I risultati sperimentali hanno evidenziato che la somministrazione di CaAKG ripristina la LTP a livelli normali, agendo attraverso una via molecolare precedentemente non identificata che coinvolge i canali del calcio di tipo L e i recettori AMPA permeabili al calcio, evitando però i recettori NMDA spesso danneggiati dall'accumulo di proteina amiloide.
Un aspetto particolarmente rilevante emerso dallo studio riguarda il ripristino del meccanismo di synaptic tagging and capture, un processo cellulare critico che permette al cervello di collegare esperienze diverse e formare memorie associative. Questa tipologia di memoria, che consente di connettere eventi e informazioni, è una delle prime abilità cognitive a deteriorarsi nelle fasi iniziali della malattia di Alzheimer. La capacità del CaAKG di intervenire su questo specifico processo suggerisce un potenziale terapeutico non limitato alla semplice conservazione della memoria di base, ma esteso anche a funzioni cognitive di livello superiore.
La dottoressa Sheeja Navakkode, primo autore dello studio e ricercatrice presso il programma Healthy Longevity TRP dell'università singaporiana, ha sottolineato come l'obiettivo della ricerca fosse determinare se un composto originariamente studiato per estendere la durata della vita sana potesse risultare utile specificamente contro l'Alzheimer. La comprensione dei meccanismi cellulari attraverso cui il CaAKG migliora la plasticità sinaptica apre nuove prospettive per proteggere la memoria e rallentare l'invecchiamento cerebrale, secondo la ricercatrice.
Il Professor Kennedy ha evidenziato l'importanza di questo approccio nel contesto più ampio della medicina della longevità: poiché l'AKG è già presente nei nostri corpi, intervenire su queste vie metaboliche potrebbe offrire minori rischi e maggiore accessibilità rispetto ad altri trattamenti. Questo aspetto è particolarmente rilevante considerando che Singapore, paese in cui si è svolto lo studio, vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo, ma molti suoi cittadini trascorrono circa gli ultimi dieci anni della loro esistenza in condizioni di salute precaria. La ricerca si inserisce dunque in uno sforzo più ampio volto a comprimere il periodo di morbilità in età avanzata.
L'approccio geroprottettivo rappresentato da questo studio segna un cambiamento paradigmatico nella concezione del trattamento delle patologie neurodegenerative. Anziché affrontare singolarmente ogni sintomo o condizione legata all'età, si interviene sui processi biologici fondamentali dell'invecchiamento stesso. Questo potrebbe tradursi in strategie terapeutiche più efficaci e dalla portata più ampia, potenzialmente applicabili non solo all'Alzheimer ma a diverse condizioni associate al declino cognitivo età-correlato.
Le prospettive future di questa linea di ricerca prevedono l'approfondimento dei meccanismi molecolari specifici attraverso cui il CaAKG esercita i suoi effetti neuroprotettivi, nonché la valutazione della sua efficacia in studi clinici sull'uomo. Essendo un composto naturale già presente nell'organismo e con profilo di sicurezza favorevole, il CaAKG potrebbe rappresentare un candidato promettente per integrarsi agli approcci terapeutici esistenti. Rimane da determinare il dosaggio ottimale, la durata del trattamento e l'identificazione delle popolazioni che potrebbero trarre maggior beneficio da questa strategia preventiva, domande alle quali le prossime fasi della ricerca dovranno fornire risposta.