La NASA si trova ad affrontare un nuovo capitolo della complessa saga delle perdite di idrogeno che affligge il programma Artemis, con il rinvio della storica missione lunare con equipaggio ora spostato a marzo 2026. Il problema, emerso durante le prove di rifornimento del razzo Space Launch System sulla rampa 39B del Kennedy Space Center in Florida, riporta alla luce le stesse criticità tecniche che avevano ritardato di mesi il lancio della missione Artemis I nel 2022. Per il settore spaziale americano si tratta di un momento delicato: dopo oltre 53 anni dall'ultima missione lunare con equipaggio, la NASA deve dimostrare di aver risolto definitivamente le fragilità ingegneristiche di un sistema che ha già accumulato anni di ritardi e miliardi di dollari di costi aggiuntivi.
Le operazioni di prova della procedura di conto alla rovescia, nota tecnicamente come Wet Dress Rehearsal (WDR), sono iniziate lunedì con l'obiettivo di simulare tutte le fasi precedenti al lancio, incluso il caricamento di oltre 2,8 milioni di litri di propellente criogenico. I tecnici hanno rilevato perdite di idrogeno già nelle prime ore del rifornimento del core stage dell'SLS, esattamente nella stessa posizione critica dove si erano manifestate durante la campagna di lancio di Artemis I. Il punto debole è rappresentato dai Tail Service Mast Umbilicals (TSMU), due strutture alte circa 9 metri che collegano i serbatoi di stoccaggio a terra con il razzo, trasferendo idrogeno e ossigeno liquidi attraverso piastre di connessione alla base del core stage.
La gestione dell'idrogeno liquido rappresenta da sempre una delle sfide più complesse dell'ingegneria aerospaziale. Questo carburante deve essere mantenuto a una temperatura di -253 gradi Celsius, condizione estrema che provoca dilatazioni e contrazioni nelle guarnizioni e nei materiali delle tubazioni, creando potenziali vie di fuga microscopiche. Le molecole di idrogeno, le più piccole e leggere dell'universo, riescono a infiltrarsi attraverso le minime imperfezioni dei sigilli. Durante le prove di lunedì, la concentrazione di gas idrogeno nell'alloggiamento attorno al connettore di rifornimento ha superato più volte il limite di sicurezza del 4 percento stabilito dalla NASA, costringendo i tecnici a interrompere ripetutamente il flusso per consentire al sistema di riscaldarsi e alle guarnizioni di riposizionarsi.
Nonostante le difficoltà iniziali, il team di lancio è riuscito a completare il caricamento del propellente nella serata di lunedì, riempiendo la struttura alta 98 metri dell'SLS. Successivamente, una squadra di tecnici ha raggiunto la rampa intorno alle 23:00 UTC per chiudere il portello della capsula Orion posizionata sulla sommità del razzo. Questa fase ha rivelato ulteriori problemi tecnici: una valvola associata alla pressurizzazione del portello ha scaricato accidentalmente, richiedendo interventi manuali per riavvitarla. Il team ha inoltre dovuto gestire interruzioni audio nei sistemi di comunicazione e malfunzionamenti delle telecamere, presumibilmente causati dalle temperature rigide che hanno interessato la Florida centrale nei giorni precedenti.
Poco dopo la mezzanotte di martedì, con la squadra di chiusura allontanata in sicurezza, il controllo missione ha dato l'autorizzazione per avviare gli ultimi 10 minuti del conto alla rovescia simulato. L'obiettivo era fermare il cronometro a 33 secondi dal lancio, il momento in cui il razzo assume il controllo automatico della sequenza. Invece, il test si è concluso prematuramente a causa del nuovo picco di perdite di idrogeno. Il conto alla rovescia si è arrestato prima che il razzo potesse passare all'alimentazione interna, pressurizzare completamente i quattro serbatoi di propellente e attivare le unità di potenza ausiliarie per il controllo direzionale dei quattro motori principali RS-25 del core stage.
La missione Artemis II prevede il volo di quattro astronauti a bordo della capsula Orion in un'orbita circumlunare, senza allunaggio ma con passaggio ravvicinato alla superficie del satellite naturale. L'equipaggio comprende il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e l'astronauta canadese Jeremy Hansen. I quattro si trovavano in quarantena medica dal 21 gennaio presso la loro base di Houston, come da protocollo standard per le missioni spaziali, e sono stati ora rilasciati per riprendere l'addestramento in attesa della nuova data di lancio. La finestra di lancio originaria era fissata per domenica 8 febbraio, ma la NASA dispone di opportunità limitate ogni mese, quando la posizione orbitale della Luna consente alla capsula Orion di seguire una traiettoria di ritorno libero per un rientro sicuro nell'atmosfera terrestre.
L'agenzia spaziale ha ora indicato marzo 2026 come la prima possibile opportunità di lancio, con la finestra che si aprirebbe il 6 marzo alle 01:26 UTC del 7 marzo. Prima di confermare questa data, la NASA ha annunciato che condurrà un secondo Wet Dress Rehearsal per verificare l'efficacia delle correzioni tecniche. Non è ancora chiaro se il razzo dovrà essere riportato nel Vehicle Assembly Building per riparazioni più approfondite o se gli interventi potranno essere eseguiti direttamente sulla rampa di lancio. L'amministratore della NASA Jared Isaacman ha dichiarato sui social media che "la sicurezza rimane la nostra massima priorità, per i nostri astronauti, la nostra forza lavoro, i nostri sistemi e il pubblico", ribadendo che il lancio avverrà solo quando l'agenzia si sentirà pienamente pronta per questa missione storica.