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Una scoperta chiude un dibattito quantistico decennale

Un team internazionale ha dimostrato per la prima volta l'esistenza di fotoni emergenti in un cristallo di ossido di cerio e zirconio.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 18/12/2025 alle 08:30

La notizia in un minuto

  • Un team internazionale ha fornito la prima dimostrazione sperimentale diretta dell'esistenza di fotoni emergenti e spinoni frazionati in un cristallo di ossido di cerio e zirconio, confermando che si comporta come un autentico ghiaccio di spin quantistico
  • Grazie a tecniche avanzate di scattering di neutroni polarizzati, i ricercatori hanno superato decenni di dati inconcludenti e rumore tecnico, osservando eccitazioni collettive in cui il momento magnetico si suddivide in entità separate che si muovono indipendentemente
  • La scoperta apre prospettive per qubit topologici più stabili nei computer quantistici e sistemi di trasmissione energetica senza dissipazione, grazie alla capacità di questi materiali di mantenere stati quantistici protetti dalla decoerenza

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Nella fisica della materia condensata, i liquidi di spin quantistici rappresentano da decenni uno degli enigmi più affascinanti e promettenti per le tecnologie del futuro. A differenza dei magneti convenzionali, che a basse temperature si assestano in configurazioni ordinate e prevedibili, questi materiali esotici mantengono i loro momenti magnetici in uno stato di entanglement quantistico permanente, generando un comportamento collettivo che sfida le leggi classiche del magnetismo. Un team internazionale guidato dal fisico Pengcheng Dai della Rice University ha ora fornito la prima dimostrazione sperimentale diretta dell'esistenza di fotoni emergenti e eccitazioni di spin frazionate in un cristallo tridimensionale di ossido di cerio e zirconio (Ce₂Zr₂O₇), confermando che questo materiale si comporta come un autentico "ghiaccio di spin quantistico". I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature Physics, chiudono un dibattito decennale e aprono nuove prospettive per lo sviluppo di computer quantistici e sistemi di trasmissione energetica senza dissipazione.

La sfida sperimentale affrontata dal gruppo di ricerca era particolarmente ardua. Le precedenti indagini su materiali candidati a essere liquidi di spin quantistici erano state ripetutamente ostacolate da rumore tecnico e dati incompleti, rendendo impossibile distinguere con certezza i segnali caratteristici di questo stato quantistico da artefatti strumentali. Per superare questi limiti, i ricercatori hanno impiegato tecniche avanzate di scattering di neutroni polarizzati, una metodologia che consente di isolare con precisione i segnali di scattering magnetico escludendo contributi indesiderati, anche quando il sistema viene portato a temperature prossime allo zero assoluto. Questa strategia sperimentale, combinata con campioni di qualità superiore e strumenti ad alta precisione messi a disposizione da importanti laboratori europei e nordamericani, ha permesso finalmente di ottenere misure inequivocabili.

Le osservazioni hanno rivelato due elementi fondamentali che caratterizzano il ghiaccio di spin quantistico. Il primo è la presenza di fotoni emergenti a energia quasi nulla, una firma distintiva che separa nettamente questo stato quantistico dalle fasi magnetiche ordinarie. Questi fotoni non sono particelle di luce convenzionali, ma eccitazioni collettive del sistema che emergono dal comportamento cooperativo degli spin, manifestando proprietà analoghe all'elettrodinamica quantistica. Il secondo elemento sono gli spinoni, eccitazioni frazionate in cui il momento magnetico di un singolo atomo si suddivide in entità separate che si muovono indipendentemente attraverso il reticolo cristallino. Questo fenomeno di frazionamento, profetizzato dalla teoria ma osservato raramente in sistemi tridimensionali, rappresenta una delle manifestazioni più spettacolari della meccanica quantistica nella materia condensata.

"Questo risultato sorprendente incoraggia gli scienziati a indagare più profondamente questi materiali unici, cambiando potenzialmente la nostra comprensione dei magneti e del comportamento della materia nel regime quantistico estremo"

Le misure di calore specifico condotte parallelamente hanno fornito un ulteriore supporto alla caratterizzazione del Ce₂Zr₂O₇ come ghiaccio di spin quantistico. I dati termici hanno confermato che i fotoni emergenti seguono una relazione di dispersione simile a quella delle onde sonore nei solidi, un comportamento coerente con le previsioni teoriche formulate negli ultimi decenni. Bin Gao, primo autore dello studio e ricercatore presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia della Rice University, ha sottolineato come questi risultati confermino aspettative teoriche accumulate nel corso di trent'anni di ricerche sul campo.

L'importanza della scoperta risiede non solo nella conferma sperimentale di predizioni a lungo dibattute, ma anche nelle sue potenziali implicazioni tecnologiche. I liquidi di spin quantistici, grazie alla loro capacità di mantenere stati quantistici coerenti e protetti dalla decoerenza, sono considerati candidati promettenti per la realizzazione di qubit topologici, elementi fondamentali per computer quantistici più stabili e resistenti agli errori. Inoltre, la comprensione dei meccanismi di trasporto senza dissipazione in questi materiali potrebbe aprire la strada a sistemi di trasmissione energetica rivoluzionari, dove l'energia potrebbe fluire senza perdite attraverso conduttori quantistici.

Le prossime tappe prevedono l'estensione di queste tecniche sperimentali ad altri materiali candidati a essere liquidi di spin quantistici, con l'obiettivo di comprendere quali parametri strutturali e di composizione favoriscano l'emergere di questo stato esotico della materia. Resta inoltre aperta la sfida di portare questi fenomeni quantistici a temperature più elevate e in configurazioni compatibili con applicazioni tecnologiche pratiche.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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