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Trovato un buco nero con la massa di 33 soli, è il secondo nella Via Lattea

Il secondo buco nero più grande della Via Lattea con una massa di 33 volte quella del Sole è situato a soli 2000 anni luce di distanza dalla terra.

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Avatar di Marco Silvestri

a cura di Marco Silvestri

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 17/04/2024 alle 20:30
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La missione Gaia dell'Agenzia Spaziale Europea ha rivelato l'esistenza del più grande buco nero stellare conosciuto nella Via Lattea, escluso quello supermassiccio al centro della galassia. Questo colosso celeste, chiamato Gaia BH3, possiede una massa pari a 33 volte quella del Sole ed è localizzato a circa 2000 anni luce dalla Terra, caratteristiche che lo rendono un candidato ideale per studi approfonditi sulla sua natura e formazione.

Gaia BH3 è stato identificato attraverso le interazioni gravitazionali che influenzano la sua stella compagna, di massa simile al Sole.

Questa tecnica di rilevamento, basata sul movimento orbitale della stella causato dall'influenza gravitazionale del buco nero, ha permesso agli scienziati di stimare la massa del buco nero invisibile. La missione Gaia è nota per la mappatura di stelle brillanti della Via Lattea che forniscono dati fondamentali per calcolare posizione, movimento e altre caratteristiche stellari.

La conferma dell'esistenza di Gaia BH3 è stata ottenuta attraverso osservazioni con telescopi terrestri, che hanno appurato la massa dell'oggetto a poco meno di 33 masse solari. Questa scoperta potrebbe avere significative implicazioni per la comprensione di come i buchi neri stellari raggiungono dimensioni così considerevoli, un fenomeno finora poco chiaro. Inoltre, suggerisce che il processo di formazione di buchi neri possa essere influenzato da fattori non ancora completamente compresi, come la composizione metallica delle stelle progenitrici.

Un'ipotesi emergente suggerisce che le stelle con una bassa concentrazione di elementi pesanti, o "metalli", potrebbero essere più inclini a formare buchi neri di grande massa. La presenza di una stella compagna povera di metalli in orbita attorno a Gaia BH3 supporta questa teoria, indicando che la stella progenitrice del buco nero potrebbe avere avuto caratteristiche simili. Questo approccio potrebbe rivoluzionare la nostra comprensione della formazione stellare e dei buchi neri nell'universo.

I ricercatori sono ottimisti riguardo al futuro e prevedono che i prossimi rilasci di dati dalla missione Gaia potranno svelare ulteriori sistemi binari che ospitano buchi neri, fornendo così nuove opportunità per studiare questi enigmatici oggetti celesti. La scoperta di Gaia BH3 non solo amplia il nostro catalogo di buchi neri conosciuti ma apre anche la porta a nuove ricerche sulla dinamica stellare e la formazione di buchi neri massicci.

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