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I capelli raccontano 100 anni di esposizione al piombo

L’Università dello Utah mostra, con campioni di capelli centenari, l’impatto concreto delle politiche ambientali sulla salute umana.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 09/02/2026 alle 08:25

La notizia in un minuto

  • Un innovativo studio dell'Università dello Utah ha analizzato capelli conservati per oltre un secolo dimostrando che le concentrazioni di piombo nell'organismo umano sono diminuite di circa cento volte dalla creazione dell'EPA nel 1970
  • I campioni storici mostrano che prima del 1970 i livelli raggiungevano 100 parti per milione, scesi a meno di 1 ppm nel 2024, grazie all'eliminazione del piombo dalla benzina e alle regolamentazioni ambientali
  • La ricerca utilizza capelli conservati negli album di famiglia delle comunità mormoni dello Utah come archivio biologico unico per tracciare l'esposizione ambientale attraverso le generazioni

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La contaminazione da piombo rappresenta uno dei più significativi successi della regolamentazione ambientale del ventesimo secolo, e ora una ricerca innovativa dell'Università dello Utah lo dimostra in modo sorprendente: attraverso l'analisi di capelli umani conservati per oltre un secolo. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, documenta come le concentrazioni di questo metallo tossico nell'organismo umano siano diminuite di circa cento volte dalla creazione dell'Environmental Protection Agency (EPA) nel 1970, offrendo una prova tangibile dell'efficacia delle politiche di tutela ambientale sulla salute pubblica.

Il piombo appartiene alla famiglia dei metalli pesanti e, analogamente al mercurio e all'arsenico, si accumula nei tessuti viventi risultando dannoso anche a concentrazioni ridotte. Nonostante la sua tossicità nota, questo elemento è stato ampiamente utilizzato per decenni grazie alle sue proprietà pratiche: veniva impiegato nelle tubature idriche, aggiunto alle vernici per migliorarne durabilità e brillantezza, e soprattutto miscelato alla benzina per ottimizzare le prestazioni dei motori prevenendo il fenomeno del "battito in testa" dei pistoni. Prima degli anni Settanta, l'esposizione ambientale al piombo costituiva una realtà quotidiana per milioni di cittadini statunitensi, con conseguenze particolarmente gravi sui processi di apprendimento e sviluppo dei bambini.

La ricerca coordinata dal demografo Ken Smith, professore emerito di studi familiari e del consumatore, insieme al geologo Thure Cerling, si è basata su un archivio biologico davvero peculiare. Il team ha raccolto campioni di capelli da 48 individui residenti lungo il Wasatch Front dello Utah, una regione che nel corso del Novecento ha ospitato un'importante industria di fusione dei metalli, particolarmente concentrata nelle città di Midvale e Murray. La caratteristica distintiva di questo studio risiede nella capacità dei ricercatori di ottenere non solo campioni recenti, ma anche ciocche storiche preservate negli album di famiglia, una pratica culturale particolarmente radicata nelle comunità dello Utah legate alla tradizione genealogica mormone.

"Grazie ai campioni di capelli siamo stati in grado di determinare le concentrazioni di piombo prima e dopo l'istituzione delle regolamentazioni dell'EPA", ha spiegato Smith. "Disponiamo di campioni che coprono circa cento anni, e quando le normative erano assenti, i livelli di piombo erano circa cento volte superiori rispetto a quelli riscontrati dopo l'introduzione delle regole ambientali." Questo approccio metodologico ha trasformato semplici ricordi di famiglia in preziose testimonianze scientifiche dell'esposizione ambientale nel corso delle generazioni.

I capelli preservano il piombo originariamente assorbito, ma le concentrazioni aumentano quanto più a lungo il capello rimane esposto all'ambiente circostante

L'analisi è stata condotta attraverso spettrometria di massa, una tecnica sofisticata che consente di rilevare elementi chimici con estrema sensibilità. Come ha illustrato Diego Fernandez, ricercatore presso il Dipartimento di Geologia e Geofisica che ha supervisionato le analisi di laboratorio, "la superficie del capello presenta proprietà particolari: alcuni elementi vi si concentrano e si accumulano, e il piombo è uno di questi. Questo facilita il lavoro perché il piombo non viene perso nel tempo". La tecnica permette di lavorare persino con un singolo filamento, sebbene non sia possibile determinare con precisione se il metallo si trovi principalmente sulla superficie o provenga anche dal sangue durante la sintesi del capello.

I risultati quantitativi dello studio mostrano un declino drammatico e inequivocabile. Prima del 1970, la benzina conteneva tipicamente circa 2 grammi di piombo per gallone. Considerando i miliardi di galloni consumati annualmente negli Stati Uniti, questo si traduceva in quasi un chilogrammo di piombo immesso nell'ambiente per ogni persona all'anno. Le concentrazioni nei capelli raggiungevano valori fino a 100 parti per milione (ppm). Dopo l'introduzione delle restrizioni dell'EPA, nonostante il consumo di carburante sia continuato ad aumentare, i livelli sono precipitati a circa 10 ppm entro il 1990, per poi scendere sotto 1 ppm nel 2024.

Rispetto agli esami del sangue, che forniscono un'istantanea più precisa dell'esposizione in un momento specifico, i capelli offrono vantaggi complementari: sono facili da raccogliere, si conservano indefinitamente e permettono di ricostruire l'esposizione in individui anziani o deceduti. Cerling ha sottolineato come i capelli non registrino esattamente la concentrazione interna che raggiunge il cervello, ma riflettano l'esposizione ambientale complessiva: "Il piombo proveniente dagli scarichi delle automobili si disperdeva nell'aria e poi ricadeva. Rimaneva sospeso per diversi giorni, specialmente durante le inversioni termiche, e veniva assorbito dai capelli o inalato nei polmoni."

La ricerca assume particolare rilevanza in un momento in cui alcune regolamentazioni ambientali stanno subendo modifiche o allentamenti. Come ha evidenziato Cerling, "non dovremmo dimenticare le lezioni della storia. La lezione è che quelle regolamentazioni sono state estremamente importanti. A volte possono sembrare onerose e impedire all'industria di operare esattamente come vorrebbe, ma hanno avuto effetti davvero positivi". Lo studio è stato finanziato dalla Huntsman Cancer Foundation e dal National Cancer Institute, nell'ambito di un progetto più ampio sul database demografico dello Utah gestito dal Pedigree and Population Program dell'Huntsman Cancer Center.

Guardando al futuro, questa metodologia apre prospettive interessanti per la ricerca epidemiologica. La capacità di ricostruire l'esposizione a contaminanti attraverso materiali biologici conservati potrebbe essere applicata ad altri metalli pesanti e inquinanti ambientali, fornendo strumenti preziosi per valutare l'impatto a lungo termine delle politiche sanitarie e ambientali. 

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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