Il fallimento della prima missione con equipaggio della capsula Starliner di Boeing rappresenta non solo un problema tecnico, ma soprattutto una crisi organizzativa e culturale che ha coinvolto sia il gigante aerospaziale sia la NASA stessa. A dirlo è il nuovo amministratore dell'agenzia spaziale americana, Jared Isaacman, che in una conferenza stampa ha presentato un rapporto di 311 pagine che classifica l'incidente come un Mishap di Tipo A, la categoria più grave riservata ai fallimenti delle missioni spaziali, la stessa degli incidenti dello Space Shuttle Challenger e Columbia e del tragico incendio dell'Apollo 1.
A differenza di quelle tragedie che costarono la vita agli equipaggi, la missione Starliner del giugno 2024 riuscì comunque a preservare la sicurezza degli astronauti della NASA Butch Wilmore e Suni Williams, lanciati dalla Cape Canaveral Space Force Station in Florida. Tuttavia, l'inchiesta ha rivelato criticità sistemiche che vanno ben oltre i malfunzionamenti tecnici: una gestione del rischio eccessivamente tollerante, un'erosione della fiducia tra Boeing e NASA, e un processo decisionale compromesso da pressioni temporali e logoramento.
Il problema principale emerse durante l'avvicinamento alla Stazione Spaziale Internazionale, quando molteplici propulsori fallirono, compromettendo la capacità dell'equipaggio di manovrare e agganciare il veicolo. Sebbene l'indagine sia ancora in corso e non sia stata identificata una causa principale definitiva, i propulsori rappresentano il nodo tecnico centrale del fallimento. Isaacman ha sottolineato che "Starliner presenta carenze di progettazione e ingegneria che devono essere corrette", ma ha aggiunto che il fallimento più preoccupante riguarda "i processi decisionali e la leadership che, se non controllati, potrebbero creare una cultura incompatibile con i voli spaziali umani".
Dopo mesi di analisi e discussioni, NASA e Boeing decisero di far rientrare Starliner sulla Terra senza astronauti a bordo. Wilmore e Williams rimasero sulla Stazione Spaziale Internazionale per nove mesi, tornando finalmente a casa a bordo della capsula Crew Dragon di SpaceX, il principale concorrente di Boeing nel programma Commercial Crew della NASA. Durante le deliberazioni sul rientro dell'equipaggio, le divergenze tra i team si deteriorarono fino a sfociare in comportamenti che Isaacman ha definito "non professionali".
Don Platt, responsabile del dipartimento di ingegneria aerospaziale, fisica e scienze spaziali del Florida Institute of Technology a Melbourne, Florida, sottolinea come "questi programmi molto complessi falliscono in modi complessi", evidenziando che "le questioni organizzative sono spesso anche più importanti dei problemi tecnici che devono affrontare". Secondo Platt, che ha lavorato alla costruzione della stazione spaziale, una critica così pubblica da parte del leader della NASA verso la propria agenzia e un suo contraente è evento raro, che segna "il nuovo modo in cui la NASA intende condurre gli affari sotto questa amministrazione", probabilmente con maggiore trasparenza e supervisione sui fornitori.
Nonostante i piani della NASA di dismettere la Stazione Spaziale Internazionale entro la fine del decennio, Isaacman ha confermato l'impegno a far volare nuovamente Starliner. L'obiettivo rimane mantenere due fornitori commerciali per il trasporto degli astronauti – Boeing e SpaceX – sebbene quest'ultima abbia già dimostrato affidabilità con missioni regolari. Il rapporto ha formulato 61 raccomandazioni formali prima della prossima missione con equipaggio di Starliner. Boeing, in una dichiarazione via email, ha espresso gratitudine per "l'indagine approfondita della NASA e l'opportunità di contribuirvi", affermando di lavorare a stretto contatto con l'agenzia per garantire la prontezza delle future missioni e di rimanere impegnata nella visione di due fornitori commerciali. Isaacman ha annunciato che ci sarà "responsabilizzazione della leadership", senza tuttavia fornire dettagli specifici sulle conseguenze per i dirigenti coinvolti.