I canali ionici biologici rappresentano da sempre uno dei traguardi più ambiziosi per la nanotecnologia: strutture proteiche con aperture di pochi angstrom – l'equivalente del diametro di singoli atomi – che regolano con precisione chirurgica il passaggio di ioni attraverso le membrane cellulari. Replicare artificialmente questa architettura su scala subnanometrica, mantenendo controllo e riproducibilità, costituisce una sfida tecnologica di primaria importanza. Un gruppo di ricerca dell'Università di Osaka ha ora compiuto un passo decisivo in questa direzione, sviluppando un metodo elettrochimico capace di generare pori con dimensioni paragonabili a quelle dei canali ionici naturali.
La strategia adottata dal team giapponese, descritta sulla rivista Nature Communications, si basa su un concetto ingegnoso: trasformare un nanoporo di dimensioni convenzionali in un microreattore chimico per sintetizzare al suo interno aperture ultrafini. I ricercatori hanno inizialmente creato un nanoporo in una membrana di nitruro di silicio, materiale ampiamente utilizzato in nanotecnologia per la sua stabilità meccanica e chimica. Questo nanoporo funge da camera di reazione miniaturizzata dove avviene il processo di formazione dei pori subnanometrici.
Il meccanismo di controllo si basa sull'applicazione di potenziali elettrici attraverso la membrana. Quando il team applica una tensione negativa, innesca una reazione chimica che produce un precipitato solido all'interno del nanoporo. Questo materiale si espande gradualmente fino a ostruire completamente l'apertura originale. L'aspetto innovativo risiede nella reversibilità del processo: invertendo la polarità della tensione, il precipitato si dissolve, ripristinando percorsi conduttivi attraverso la membrana. Come spiega Makusu Tsutsui, primo autore dello studio, il processo di apertura e chiusura è stato ripetuto centinaia di volte nell'arco di diverse ore, dimostrando la robustezza e la controllabilità del sistema.
La caratterizzazione dei pori formati ha richiesto un approccio indiretto ma estremamente efficace. Monitorando la corrente ionica che attraversa la membrana, i ricercatori hanno osservato picchi elettrici caratteristici, sorprendentemente simili ai pattern generati dai canali ionici biologici. L'analisi statistica di questi segnali ha rivelato che la configurazione più coerente con i dati sperimentali prevede la formazione di multipli pori subnanometrici all'interno del nanoporo originale, piuttosto che una singola apertura di dimensioni ridotte.
Questa capacità di sintonizzazione rappresenta uno dei risultati più significativi della ricerca. Tomoji Kawai, autore senior dello studio, sottolinea come modificando i parametri chimici sia possibile alterare il comportamento e le dimensioni effettive delle aperture subnanometriche. Questa flessibilità apre scenari applicativi in cui membrane artificiali potrebbero discriminare tra ioni di dimensioni diverse, replicando la selettività dei canali biologici senza ricorrere a complesse strutture proteiche.
Dal punto di vista della fisica dei fluidi e del trasporto ionico, la tecnica sviluppata offre uno strumento inedito per studiare fenomeni in regime di confinamento estremo. A scale di pochi angstrom, le proprietà dell'acqua e degli ioni disciolti si discostano significativamente dal comportamento in fase liquida macroscopica: effetti quantistici, interazioni dipolo-dipolo e dinamiche di solvatazione assumono un ruolo dominante. I nanopori multipli generati con questo metodo costituiscono un banco di prova ideale per indagare questi regimi fisici ancora poco compresi.
Le potenziali applicazioni spaziano dalla biologia molecolare all'informatica neuromorfca. Nel sequenziamento del DNA mediante nanopori – tecnologia già commercializzata ma in continua evoluzione – la presenza di multiple aperture subnanometriche potrebbe aumentare la risoluzione spaziale e la velocità di lettura delle basi nucleotidiche. In ambito di computazione ispirata al cervello, i picchi di corrente osservati dai ricercatori giapponesi ricordano i potenziali d'azione dei neuroni biologici, suggerendo possibili utilizzi in architetture computazionali che mimano il funzionamento delle reti neurali naturali.
Un ulteriore campo di interesse riguarda i nanoreattori chimici: spazi di reazione ultrafini dove il forte confinamento molecolare altera le costanti cinetiche e può favorire percorsi di sintesi altrimenti sfavoriti. La possibilità di aprire e chiudere questi nanoreattori mediante semplici variazioni di potenziale elettrico offre un livello di controllo temporale difficilmente raggiungibile con altri approcci. I prossimi sviluppi della ricerca si concentreranno sulla caratterizzazione strutturale diretta dei pori mediante microscopia elettronica ad alta risoluzione e sulla verifica della capacità di discriminazione molecolare, con l'obiettivo di trasformare questa dimostrazione di principio in una piattaforma tecnologica versatile per applicazioni in nanosensoristica e bioingegneria.