Il mercato dei semiconduttori sta mettendo Apple di fronte a una delle sfide più complesse degli ultimi anni. Durante la conference call per la presentazione dei risultati trimestrali di giovedì, il CEO Tim Cook ha evitato con cura di rispondere alle domande insistenti degli analisti riguardo alla strategia dell'azienda per fronteggiare l'impennata dei costi della memoria. Una reticenza che, nel linguaggio tipicamente ermetico di Cupertino, potrebbe tradursi in ritocchi al listino per la gamma iPhone 18 attesa in autunno.
La questione è tutt'altro che marginale. Secondo le stime di TechInsights, società di analisi specializzata nel settore dei componenti, i prezzi della DRAM quadruplicheranno entro fine anno rispetto ai livelli del 2024, mentre quelli della memoria NAND flash triplicheranno nello stesso periodo. Si tratta di incrementi senza precedenti nella recente storia dell'industria tecnologica, innescati dalla fame insaziabile di chip per i server dedicati all'intelligenza artificiale.
Mike Howard, analista presso TechInsights, quantifica l'impatto diretto sui dispositivi Apple: 57 dollari in più solo per i due tipi di memoria che equipaggeranno il modello base di iPhone 18, rispetto all'iPhone 17 lanciato quest'anno. Una cifra che rappresenta una porzione significativa dei costi di produzione, considerando che la versione entry-level parte da 799 dollari. Sravan Kundojjala di SemiAnalysis è stato ancora più esplicito: "Apple sta subendo pressioni enormi, senza dubbio".
Il boom dell'intelligenza artificiale sta infatti stravolgendo le dinamiche consolidate della catena di fornitura. I data center necessari per addestrare e far funzionare i modelli di machine learning richiedono quantità massicce di RAM ad alte prestazioni e storage flash veloce, creando una competizione feroce per l'approvvigionamento di chip. Nemmeno il potere contrattuale di Apple, tradizionalmente in grado di strappare condizioni vantaggiose ai fornitori grazie ai volumi d'acquisto, riesce a isolare completamente l'azienda da questi rincari.
La domanda posta da uno degli analisti durante la chiamata è stata diretta: storicamente Apple non ha utilizzato la leva dei prezzi se non per compensare fluttuazioni valutarie, ma di fronte a movimenti così eccezionali nel costo della memoria, sarebbe disposta a trasferire gli aumenti sui consumatori? La risposta di Cook è stata diplomaticamente evasiva: "Non voglio speculare su questo argomento". Una non-risposta che, nella tradizione comunicativa di Cupertino, lascia tutte le porte aperte.
Il dilemma per Apple è reale. L'azienda è nota per difendere strenuamente i suoi margini di profitto, tra i più elevati dell'industria consumer electronics. Tuttavia, l'aumento dei costi delle memorie coincide con una fase di relativa saturazione del mercato smartphone nei paesi sviluppati, dove gli utenti tendono a sostituire i dispositivi con frequenza sempre minore. Un rialzo dei prezzi in questo contesto potrebbe rallentare ulteriormente il ciclo di aggiornamento, proprio mentre Apple sta investendo pesantemente nelle funzionalità di Apple Intelligence per stimolare le vendite.
La situazione dovrebbe iniziare a chiarirsi nei prossimi mesi, quando la catena di fornitura di Apple entrerà nella fase di produzione di massa per il lancio autunnale. Nel frattempo, gli analisti continuano a monitorare l'andamento dei prezzi spot per DRAM e NAND sul mercato, cercando di capire se il picco sia già stato raggiunto o se ci sia margine per ulteriori rincari nel terzo trimestre del 2026.