Il Cremlino stringe ulteriormente la morsa sul traffico dati cifrato: dopo mesi di limitazioni progressive, la Russia ha bloccato completamente l'accesso a WhatsApp e Telegram, le due piattaforme di messaggistica più utilizzate a livello globale per le comunicazioni protette da crittografia end-to-end. La mossa, che secondo il Financial Times ha colpito mercoledì pomeriggio oltre 100 milioni di utenti russi rimasti improvvisamente senza accesso al servizio di proprietà Meta, rappresenta l'escalation finale di una strategia governativa volta a forzare la migrazione verso Max, un clone locale di WeChat privo di cifratura e completamente trasparente alle autorità.
L'architettura di controllo implementata da Mosca sfrutta il routing centralizzato di tutto il traffico internet nazionale attraverso server governativi, una infrastruttura che conferisce a Roskomnadzor, l'ente regolatore delle telecomunicazioni russo, la capacità tecnica di bloccare selettivamente servizi e protocolli. La rimozione di WhatsApp dall'equivalente russo dei DNS pubblici è stata eseguita senza preavviso, rendendo l'applicazione inaccessibile attraverso i canali convenzionali. Telegram aveva già subito settimane di throttling progressivo della larghezza di banda prima del blocco definitivo, una tattica che aveva degradato le prestazioni fino a renderle quasi inutilizzabili.
Il blocco di Telegram solleva interrogativi tecnici e operativi particolarmente critici: la piattaforma sviluppata da Pavel Durov è infatti diventata uno strumento essenziale per le unità militari russe schierate in Ucraina. I soldati utilizzano i canali Telegram per ricevere allerte in tempo reale su attacchi missilistici e droni, per coordinare movimenti e per mantenere comunicazioni con familiari nel paese. Fonti citate da media occidentali suggeriscono che persino sostenitori dello stesso Putin abbiano espresso frustrazione per una decisione che compromette l'efficacia operativa delle forze armate.
L'alternativa promossa dal governo è Max, una piattaforma di messaggistica che replica funzionalità e interfaccia di WeChat ma elimina completamente la crittografia end-to-end. Ogni messaggio transita in chiaro attraverso i server controllati dallo stato, garantendo alle autorità accesso totale alle comunicazioni degli utenti. Dal punto di vista della sicurezza informatica, questa architettura rappresenta l'antitesi dei protocolli implementati da WhatsApp (Signal Protocol) e Telegram (MTProto), che rendono i contenuti illeggibili anche agli operatori delle piattaforme stesse.
Facebook e Instagram erano già stati bloccati precedentemente, con Meta che ha ricevuto la classificazione di "organizzazione estremista" secondo la normativa russa. Questa etichetta, normalmente riservata a gruppi terroristici e criminali organizzati, posiziona l'utilizzo dei servizi Meta in una zona grigia legale che potrebbe esporre gli utenti russi a conseguenze penali. La strategia del Cremlino riflette un modello di sovranità digitale sempre più diffuso tra regimi autoritari, dove il controllo infrastrutturale dell'internet nazionale diventa strumento di sorveglianza di massa e censura selettiva.
Per gli utenti russi tecnicamente preparati, rimangono accessibili soluzioni di circumvenzione come VPN, protocolli di tunneling e connessioni satellite, sebbene anche questi strumenti siano oggetto di blocchi progressivi e di potenziali sanzioni legali. La capacità di Roskomnadzor di implementare deep packet inspection a livello nazionale rende tuttavia sempre più complesso aggirare le restrizioni senza lasciare tracce digitali identificabili.