ASUS, colosso taiwanese dell'elettronica, ha confermato che non lancerà nuovi modelli di telefoni nel 2026, segnando quella che sembra la fine di un'era per un'azienda che aveva provato a ritagliarsi uno spazio in un settore dominato da giganti asiatici come Samsung e dalle aziende cinesi. La notizia arriva dopo che i distributori taiwanesi hanno denunciato l'impossibilità di rifornirsi di dispositivi ASUS attraverso i canali tradizionali, alimentando voci secondo cui l'intera divisione mobile cesserebbe le operazioni entro la fine del 2025.
L'azienda, però, ha tenuto a precisare che la divisione smartphone continuerà a operare con il modello attuale e garantirà assistenza post-vendita completa per tutti gli utenti. Manutenzione, aggiornamenti software e copertura della garanzia rimarranno attivi per i dispositivi già sul mercato, ha sottolineato ASUS in una nota ufficiale rivolta ai canali di telecomunicazioni. Una rassicurazione necessaria per placare le preoccupazioni di chi ha già acquistato un telefono del marchio taiwanese.
ASUS difatti non ha confermato la sua dipartita dal settore mobile ma, semplicemente che nel 2026 non rilascerà alcun nuovo modello, alimentando le speranze che si tratti più di un periodo di riorganizzazione in vista di eventuali lanci di prodotti diversi da quanto proposto fino a ora.
La storia di ASUS nel settore mobile inizia nei primi anni 2000, quando l'azienda decide di sfruttare la propria esperienza nel campo dei PC per entrare in un mercato in piena espansione. La linea ZenFone aveva inizialmente conquistato quote interessanti in alcune aree del Sud-Est asiatico, puntando su consumatori attenti al prezzo. Ma la concorrenza spietata dei marchi cinesi ha progressivamente eroso questa posizione, rendendo sempre più difficile mantenere la redditività.
Il punto di svolta arriva nel 2018, quando ASUS fu costretta a un drastico riposizionamento strategico della sua attività mobile. Nel quarto trimestre di quell'anno, l'azienda registrò una svalutazione superiore a 62 miliardi di dollari taiwanesi legata alle operazioni smartphone. L'impatto sui conti annuali fu devastante: gli utili crollarono ai livelli più bassi dal 2009. Invece di abbandonare completamente il settore, ASUS scelse di concentrarsi su una nicchia più ristretta, puntando sui modelli ZenFone di fascia alta e sulla serie ROG Phone dedicata ai videogiocatori.
La vicenda di ASUS non è isolata nel panorama taiwanese. Le aziende che hanno costruito il loro successo sull'hardware e i computer si sono trovate in grande difficoltà quando hanno tentato di replicare quella formula nel mercato degli smartphone. La saturazione crescente del settore e la presenza di competitor con economie di scala enormi hanno reso quasi impossibile per i brand PC-centrici trovare spazio per una redditività sostenibile.
Acer rappresenta un caso emblematico di questo fenomeno. Il produttore taiwanese aveva abbandonato il settore smartphone nel 2016, salvo poi tornare nel 2024 attraverso un accordo di licenza del marchio con Indkal Technologies. Ma questa seconda vita è limitata esclusivamente al mercato indiano e si concentra su dispositivi entry-level e di fascia media, evitando così la competizione diretta con i grandi player globali.
La decisione di ASUS di non sviluppare nuovi smartphone nell'immediato riflette una realtà più ampia: per le aziende taiwanesi che hanno fatto la storia dell'informatica personale, il settore mobile si è rivelato un terreno troppo ostile. Mentre continuano a dominare nella produzione di componenti e nella manifattura per conto terzi, la capacità di affermarsi come marchi consumer nel mercato degli smartphone rimane un obiettivo sfuggente, schiacciato tra i colossi coreani e l'inarrestabile ascesa dei produttori cinesi che beneficiano di un mercato domestico enorme e di costi di produzione altamente competitivi.