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Come scegliere la giusta inquadratura con lo smartphone

Nota dell’editore: questa è la prima di alcune guide che pubblicheremo nei prossimi mesi in cui vi daremo suggerimenti su come scattare foto fantastiche con il vostro smartphone. Tutte le foto e i riferimenti che vedrete in questi articoli sono stati realizzati con lo smartphone Huawei P20 Pro, uno dei migliori smartphone fotografici disponibili al momento della realizzazione del progetto. Tutti i suggerimenti che leggerete in questi articoli rimangono validi per qualsiasi smartphone utilizzerete.

Le linee guida per scattare foto, o riprendere video, con gli smartphone seguono per lo più quelle delle fotocamere vere e proprie, pensate per svolgere solo quella funzione, pur con qualche limite in più che la tecnologia opto-elettronica attuale – seppur molto avanzata – ancora non può colmare a causa della miniaturizzazione. Il dover compattare quanto più possibile le dimensioni del nostro device implica, infatti, molti compromessi: con 6/7 mm di spessore medio complessivo (che scendono a meno di 4 mm considerando lo spessore del vetro, dello chassis, del sensore) non riusciremo certo a fare miracoli per far stare il tutto in uno spazio così ristretto.

Il primo punto su cui vogliamo però focalizzare la nostra attenzione è questo: la lunghezza focale equivalente dell’obiettivo di uno smartphone si avvicina molto ai 28 mm (in alcuni modelli anche 27 mm).

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Tipica struttura di un obiettivo per smartphone: si notano il vetrino di protezione, le lenti (sei in questo caso), il sensore

La focale poco sopra indicata è quella di un grandangolare standard. Un 28 mm ha un angolo di campo di 75° e per questo si presta egregiamente alla ripresa di paesaggi fornendo un’ampia profondità di campo resa possibile anche dal sensore piccolo.

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Questo è il primo aspetto di cui dobbiamo tener presente quando scattiamo con uno smartphone: con lo zoom al minimo, stiamo scattando con un grandangolare. Un grandangolare di queste caratteristiche, se ben progettato, presenta una distorsione abbastanza ridotta senza che l’immagine abbia a “sfuggire” lateralmente. Oltre banalmente a coprire un angolo di campo maggiore di quella corrispondente al classico obiettivo standard da 50 mm, permette di coinvolgere maggiormente lo spettatore in quanto, se usato sapientemente, lo proietta direttamente all’interno della scena. Possiamo anche allontanarci dai gruppi da inquadrare senza però perdere il contatto con gli stessi, per questo rappresenta una focale interessante per l’inquadratura, in particolare con uno smartphone.

Ma c’è anche una controparte di cui tener conto: ritrarre un soggetto principale con un grandangolare quando la sua distanza è notevole, fornisce in genere un risultato deludente poiché non si riesce a staccarlo dallo sfondo e quindi ad isolarlo. Meglio allora fotografarlo da una posizione ravvicinata e metterlo in relazione con lo sfondo.

Gli smartphone di ultima generazione permettono di simulare la sfocatura dello lo sfondo per un effetto simile (anche se non uguale) a quello che si otterrebbe con una fotocamera dotata di sensore molto più ampio con l’obiettivo a tutta apertura. Si chiama effetto bokeh, ben noto in fotografia, ovvero la messa a fuoco degli oggetti in primo piano lasciando sfocato lo sfondo. Se possediamo uno smartphone che ha di default l’impostazione bokeh non dovremo far altro che attivarla, se però il nostro dispositivo non ha questa funzione dovremo scaricare applicazioni di terze parti per ottenere l’effetto sfondo sfocato.

Per realizzare questa guida abbiamo usato un Huawei P20 Pro, e diverse fotocamere (dove indicato). Quindi le varie foto che vedrete sono state realizzate con questo smartphone, di cui potete leggere la recensione a questo link: Recensione P20 Pro.

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I risultati ottenibili con la modalità boken di un Huawei P20 Pro applicata durante la ripresa di un ritratto ad una focale di 3 x: a sinistra la foto normale, a destra quella con il bokeh
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Un altro esempio di effetto booken: entrambe le foto sono in modalità ritratto, nella prima è stato disattivato, nella seconda attivato. Si noti la resa dello sfondo

A differenza delle fotocamere, questo effetto si ottiene grazie al software di elaborazione dell’immagine. Tale sistema di elaborazione deve infatti riconoscere l’oggetto in primo piano e lo sfondo e quindi sfocare quest’ultimo mantenendo il primo piano a fuoco, oppure sfocare sia il primo piano che sfondo mantenendo a fuoco un soggetto nel mezzo della scala delle profondità di campo.

In alcuni smartphone, oltre all’effetto bokeh, è possibile simulare l’apertura del diaframma dell’obiettivo:

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Con questa icona, si può simulare l’apertura del diaframma da f/1.2 a f/16

…con il seguente risultato…

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Queste due immagini, riprese con uno Huawei P20 Pro, sono state scattate impostando il modo Apertura, simile alla priorità dei diaframmi nelle fotocamere tradizionali. Variando l’apertura si aumenta o diminuisce la profondità di campo. A sinistra f/1.2, a destra f/16. Notare la sfocatura dello sfondo.
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Nel P20 Pro si può simulare l’apertura del diaframma, in questa foto un esempio a f/0,9, dove lo sfondo è totalmente sfocato. Si tratta di un effetto artificiale elaborato dal software (l’apertura massima dell’obiettivo Leica è infatti di f/1.6)

Ricapitolando… abbiamo detto che la fotocamera di uno smartphone cattura le immagini grazie ad un gruppo di lenti che focalizza la luce sul sensore, che questo sistema è necessariamente di dimensioni miniaturizzate a causa dello spessore ridotto del dispositivo e che l’equivalente nel formato 35 mm a questo micro-obiettivo corrisponde ad una focale di circa 28 mm, cioè un grandangolare standard. Questo rende idoneo lo smartphone a ritrarre con facilità paesaggi, fotografie di interni, soggetti architettonici, ampi gruppi di persone da distanze sufficientemente ravvicinate per i quali è utile avere un ampio angolo di campo.

E, se proprio un 28 mm non è sufficiente, si può sempre utilizzare la funzione Panorama, che permette di scattare appunto foto panoramiche componendo più immagini.

Ma, cosa succede se dobbiamo avvicinare il soggetto?

I limiti dello zoom digitale

A differenza di una comune fotocamera, reflex o mirrorless, per la quale possiamo decidere di montare uno zoom, o di sostituire il nostro grandangolo con un teleobiettivo, nello smartphone ciò non è possibile. Se anche proliferano le lenti addizionali per variare l’angolo di campo dell’obiettivo, e quindi il fattore d’ingrandimento, la loro resa qualitativa è modesta. Alcuni costruttori hanno studiato soluzioni ingegnose per realizzare un vero zoom ottico all’interno del poco spazio interno a disposizione del telefono, ma si tratta di eccezioni.

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Normalmente, gli smartphone ottengono l’ingrandimento dell’immagine tramite uno zoom digitale in quanto lo zoom ottico richiederebbe troppi meccanismi per il movimento delle lenti, che malgrado la miniaturizzazione non possono essere ancora implementati seguendo lo schema degli obiettivi per le reflex. In ogni caso, ammesso anche in un futuro di poterlo fare, in un device mobile così delicato è bene evitare parti in movimento.

Lo zoom digitale effettua sostanzialmente un crop, cioè un ritaglio dell’immagine, ma non è sicuramente il meglio disponibile sul mercato poiché ha una risoluzione limitata e le immagini riprese appaiono ovviamente sgranate.

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L’approccio Dual Lens

La doppia camera negli smartphone significa poter contare su due sensori e due distinti obiettivi: uno lavora nel modo convenzionale, il secondo con una lunghezza focale maggiore, doppia o tripla secondo il modello: la combinazione degli stessi e i potenti software di elaborazione delle immagini permettono di ottenere un effetto zoom con lunghezze focali continuamente variabili dal grandangolo al mezzo tele. Il fatto di poter contare su una focale fino a tre volte quella di un 27 mm (nel caso del P20 Pro), vale a dire 80 mm equivalenti, apre un mondo di possibilità agli appassionati di fotografia. Si passa infatti dalle focali grandangolari a quelle tipiche del teleobiettivo da ritratto, ideali per riprendere gruppi di persone e ritratti che, grazie alla sfocatura dello sfondo, si avvicinano ai risultati ottenibili con una fotocamera vera a propria dotata di obiettivo in grado di garantire una profondità di campo piuttosto limitata.

Huawei, in cooperazione con Leica, ha presentato una soluzione più sofisticata di quella del semplice zoom ottico 2 x, chiamata Hybrid Zoom e utilizzata sulla famiglia P10 e P20. In pratica, uno zoom ibrido in combinazione con un sensore monocromatico da 20 Mpixel che cattura i dettagli fini, mentre quello RGB da 12 Mpixel (basato su un filtro di Bayer) cattura i colori. In tal modo, le informazioni sul colore relative all’immagine sono arricchite da più informazioni riguardanti la luminosità (fornite dal sensore monocromatico) e quindi la qualità della foto risulta, nel complesso, migliore. Nonostante la risoluzione finale sia “strozzata” a 12MP, si riesce ad arginare la perdita di qualche dettaglio dello zoom digitale fino a quando l’ingrandimento della sezione dell’immagine raggiunge la risoluzione nativa del sensore dedicato al bianco e nero.

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Sorprendentemente, l’Hybrid Zoom dello Huawei P10 quando si usa lo zoom 2x nella modalità a 12 Mpixel permette di ottenere più dettaglio e meno rumore che la stessa immagine croppata nella modalità a 20 Mpixel (lo zoom non è disponibile a 20 Mpixel).

Ma c’è di più: il costruttore cinese è andato ancora oltre con il nuovissimo P20 Pro, che come accennato adotta addirittura una tripla fotocamera, progettata sempre in collaborazione con Leica.

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Il P20 Pro sfrutta l’intelligenza artificiale per identificare in tempo reale il tipo di soggetto della foto (una sorta di riconoscitore scene automatico) e basandosi su Sensore Light Fusion da ben 40 MP in combinazione con un sensore in bianco e nero da 20 MP e con uno a colori da 8 Mpixel per il teleobiettivo, riesce ad ottenere un fattore di zoom pari a 3 x ottico che arriva a 5 o 10 x in digitale con una trascurabile perdita di qualità.

Gli esempi seguenti mostrano le potenzialità di questo smartphone, che dispone di una sezione fotocamera che nel modo “Pro” vanta una pletora di funzioni che ricorda quelle di una reflex.

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Nel modo Pro, lo Huawei P20 Pro riprende le stesse funzionalità di una fotocamera vera e propria. È possibile infatti scegliere la lettura esposimetrica, l’ISO, il tempo di scatto, la compensazione dell’esposizione, l’autofocus singolo (per soggetti statici) o continuo (per soggetti in movimento), il bilanciamento del bianco ecc. il processore d’immagine riconosce anche la scena automaticamente. E di scattare in RAW!

Il P20 Pro dispone di un luminoso zoom ottico Leica Vario-Summilux (f/1.6-2.4) di focale equivalente 27 – 80 mm con lenti asferiche, il cui range di focali permette di ottenere le seguenti inquadrature (dalla medesima posizione):

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27 mm
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80 mm (zoom ottico 3 x)
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135 mm (zoom digitale 5 x)
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270 mm (zoom digitale 10 x)

Un esempio della qualità dello zoom ottico 3x montato sul P20 Pro:

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Focale equivalente 27 mm
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Focale equivalente 80 mm

Siamo voluti andare ancora oltre mettendo a confronto i risultati ottenibili dal P20 Pro con una reflex full-frame alla focale di 28 mm. Le immagini seguenti sono crop di quelle originali, la risoluzione del P20 Pro è stata impostata a 10 M (3648 x 2736 pixel), ma lo smartphone può scattare anche a 40 M (7296 x 5472 pixel):

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Canon EOS 6D + Canon EF 28mm f/2.8 IS USM a sinistra, Huawei P20 Pro a destra, modo grandangolo (W), 10 M: si notino gli enormi progressi compiuti dalla tecnologia degli smartphone negli ultimi anni, al punto tale che le differenze sia al bordo che agli angoli – in condizioni di buona illuminazione – sono ridotte

Negli scatti a 40 M si possono effettuare crop più spinti, quindi ritagliare parti d’immagine più piccole per metterle in evidenza, con la sola penalizzazione di un incremento del rumore a causa dei pixel più piccoli e quindi meno efficienti nella cattura della luce.

Infine, ci preme ricordare che i benefici degli zoom a doppia o tripla camera non si limitano all’estensione della lunghezza focale ottica dell’obiettivo, ma riguardano la velocizzazione della messa a fuoco e il miglioramento della qualità delle immagini in generale (risoluzione, resa dei colori ecc.).

Il rapporto d’aspetto

Se è chiaro come l’inquadratura cambi secondo la lunghezza focale scelta, cosa dire del rapporto d’aspetto?

Normalmente gli smartphone scattano in formato 4:3, proprio come le mirrorless micro 4:3 (le reflex, di default, riprendono le immagini in formato 3:2), ma quasi sempre si può scegliere il formato wide (panoramico) con un rapporto d’aspetto di 16:9 o 18:9 che ben si adatta ai monitor Full HD o 4K. Proprio come nelle fotocamere vere e proprie, è possibile scegliere il formato che più ci aggrada anche in funzione delle caratteristiche del monitor sul quale verranno visualizzate le foto. Un formato diffuso per la condivisione delle foto sui social network è quello quadrato, 1:1, in quanto usato da Instagram. Lo smartphone però non scatta in questo formato (a meno di usare app specifiche come Hipstamatic), e quindi bisogna prestare attenzione a come la foto verrà ritagliata.

Quasi tutti gli smartphone consentono di vedere una preview della foto che verrà pubblicata, tuttavia potremo avere delle sorprese su parti che potrebbero venire escluse. Per ovviare a questo problema, scattando in formato rettangolare, consigliamo di applicare questa regola:

  • Se il soggetto è verticale (nel senso che ha la sua massima estensione in verticale) è consigliabile scattare con lo smartphone in orizzontale, perché tagliata la foto il soggetto sarà comunque tutto presente nel quadrato (ovviamente le due fasce laterali saranno escluse).
  • Se il soggetto è orizzontale (nel senso che ha la sua massima estensione in orizzontale) è consigliabile scattare con lo smartphone in verticale.

In entrambi i casi non si avranno sorprese!

C’è però da dire che gli smartphone di ultima generazione permettono di riprendere direttamente immagini con il rapporto d’aspetto 1:1:

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La griglia e la composizione dell’immagine

Il concetto di composizione in fotografia è uno di quelli che riveste maggiore importanza in assoluto, anche se molti lo confondono, o lo riducono, alla semplice inquadratura, pensando che basti seguire qualche regola elementare su come scegliere il punto d’osservazione e l’angolazione dello smartphone per produrre immagini efficaci, in grado di catturare l’attenzione di chi le osserva su un determinato particolare o soggetto. Altri ancora non si preoccupano troppo dell’aspetto artistico/creativo, con il risultato di produrre immagini prevedibili e monotone. In realtà, l’insieme di tutte le decisioni che si devono prendere prima dello scatto, spesso in un tempo ridottissimo (e in questo lo smartphone ci aiuta perché è uno strumento pronto all’uso) coinvolgono sia un aspetto geometrico/spaziale – come rappresentare un soggetto, o più soggetti, in un determinato ambiente – sia temporale, per far sì che tutti gli elementi dell’inquadratura si combinino in un determinato momento esattamente come si desidera: al posto giusto nel momento giusto!

La prima regola base della composizione, che anche gli utenti dello smartphone sono invitati a seguire, è quella detta “dei terzi”; essa afferma che si dovrebbero posizionare gli elementi più importanti dell’immagine lungo linee orizzontali e verticali cui dobbiamo idealmente suddividere la nostra immagine, o all’incrocio fra le stesse. Si chiama dei terzi poiché l’immagine viene divisa in 9 rettangoli uguali da 2 linee verticali e 2 orizzontali. Rispettando questa semplice regola, l’inquadratura risulterà più equilibrata ed efficace.

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Al fine di agevolare la composizione secondo la regola dei terzi, la maggior parte degli smartphone di ultima generazione dispone di una griglia sul monitor suddivisa esattamente in questo modo. Ovviamente, a questa regola, come ad altre, non sfuggono le eccezioni. Si pensi ad esempio alla fotografia architettonica o di monumenti nella quale si voglia mantenere una certa simmetria.

Gli smartphone più sofisticati permettono di impostare, al posto della griglia, la cosìdetta “spirale di Fibonacci”, vicinissima nella forma a quella naturale della chiocciola. Per approfondimenti sull’argomento vi invitiamo a leggere qui.

Nota dell’editore: questa è la prima puntata di un progetto di guide nelle quali vi daremo suggerimenti su come scattare foto fantastiche con il vostro smartphone. Le guide saranno pubblicate nei prossimi mesi, qui di seguito trovate gli articoli già pubblicati:


Tom’s Consiglia

Uno dei migliori smartphone per provare sul campo questi consigli è sicuramente lo Huawei P20 Pro.