Il grande punto debole nell'ambiziosa intelligenza artificiale personalizzata di Google si chiama messaggistica.
Laddove il colosso di Mountain View ha costruito un ecosistema impressionante attorno a Gemini, capace di attingere a Gmail, Calendar, Drive, Photos, YouTube e persino alle cronologie di ricerca, esiste un vuoto clamoroso proprio dove si concentra una parte significativa delle interazioni quotidiane degli utenti: le chat.
Un problema strutturale, molto complesso da risolvere e che affonda le radici in un decennio, circa, di occasioni mancate.
L'architettura attuale di Personal Intelligence permette a Gemini di accedere a un quantitativo notevole di informazioni personali attraverso Google Workspace, le foto archiviate su Google Foto e la cronologia video di YouTube.
Per chi utilizza abitualmente i servizi Google, si tratta di una quantità di dati personali sufficiente a generare risposte altamente personalizzate e ripartite all'interno di tutte le operazioni che vengono svolte quotidianamente.
Tuttavia, questa mole di informazioni non cattura tutte quelle conversazioni informali, e quegli appuntamenti improvvisati che difficilmente finiscono su Calendar. Nelle conversazioni di messaggistica istantanea transita un flusso continuo di contenuti: fotografie condivise al volo, dettagli logistici, indirizzi, posizioni in tempo reale, link e video di YouTube. Materiale prezioso che resta completamente invisibile all'intelligenza artificiale di Google.
Su Android, una soluzione sarebbe quella di integrare Google Messages con un'opzione opt-in dedicata a Personal Intelligence, consentendo a Gemini di accedere alle conversazioni.
Una funzionalità particolarmente utile potrebbe essere il recupero centralizzato di tutti i contenuti condivisi dagli utenti attraverso le chat. Ma il problema si complica drammaticamente con le applicazioni di terze parti come WhatsApp, o Telegram, o semplicemente su dispositivi con iOS.
La questione su iPhone, dove Google non controlla alcun aspetto dell'ecosistema di messaggistica di Apple, è molto complessa (specialmente considerando il focus sulla privacy che da sempre distingue Apple). Non è detto però che, in virtù dei recenti accordi siglati fra le due aziende, il fatto che Gemini sarà il cuore della nuova Siri, non spiani la via a Google a un'IA che si estenda in ogni aspetto degli iPhone degli utenti.
Il problema alla base di tutto nasce dall'incapacità di Google di affermarsi come attore rilevante nel settore della messaggistica istantanea nell'ultimo decennio.
Google avrebbe dovuto investire maggiormente nell'acquisizione di WhatsApp, quando ancora possibile, e non avrebbe dovuto abbandonare il concetto di Hangouts.
La decisione di separare messaggistica e videochiamata si è rivelata controproducente, considerando che oggi gli utenti preferiscono soluzioni integrate dove queste due funzioni sono integrate in un unico servizio.
Ancora più dannosa è stata la scelta di sacrificare la base utenti personale di Google Duo in favore di Google Meet. Android attualmente manca di una soluzione video paragonabile a FaceTime su iOS.
Meet dispone di funzionalità AI avanzate come la trascrizione automatica, la traduzione in tempo reale e la sintesi delle riunioni, caratteristiche potenzialmente preziose anche per l'uso personale, ad esempio per riassumere chiamate o generare liste di cose da fare durante la pianificazione di un viaggio. Il problema è che nessuno utilizza Meet per conversazioni non lavorative.
Google Messages e lo standard RCS funzionano adeguatamente dal punto di vista tecnico, ma restano limitati dall'identificazione basata sul numero di telefono. Una soluzione più simile a Google Chat, dove l'indirizzo email o un altro identificatore non legato alla SIM serva come username, garantirebbe portabilità migliore e un accesso multipiattaforma più fluido.
L'attuale versione personale di Google Chat replica esattamente l'esperienza enterprise, seguendo un modello ispirato a Slack che risulta inadatto all'uso personale.
Per consentire a Gemini di raggiungere il suo pieno potenziale come assistente personale universale, Google dovrebbe, o meglio avrebbe dovuto, risolvere il nodo cruciale della messaggistica, almeno su Android.
Sull'OS di Mountain View, l'integrazione di Google Messages con Personal Intelligence appare tecnicamente fattibile, ma l'attuale diffusione di servizi quali WhatsApp e Telegram, diventati preferibili dall'utenza per la loro compatibilità su diversi dispositivi, potrebbe rendere inutile l'operazione.
Allo stesso modo, per quanto una possibile integrazione su iMessage potrebbe diventare una realtà, seppur confinata al solo ecosistema Apple, il servizio di messaggistica centrale per l'ecosistema di Apple, non ha una diffusione su scala globale come quella di WhatsApp e Telegram.
Resta da capire se la strategia migliore per Google sia quella di negoziare partnership per l'accesso ai dati con servizi di terze parti o tentare nuovamente di costruire un'app di messaggistica proprietaria competitiva, anche se sappiamo bene quanto sia difficile far cambiare abitudine agli utenti.
Qualunque sia la strada, lasciare irrisolto il problema della messaggistica significa compromettere l'ambizione di costruire un assistente AI davvero personale e onnicomprensivo.