Per anni, la strategia di Apple è stata chiara, quasi dogmatica: l'iPhone "Pro" rappresentava l'apice dell'innovazione, il non plus ultra della tecnologia mobile che l'azienda poteva offrire. Un dispositivo destinato ai professionisti, ai creativi, e a quella fetta di utenza disposta a pagare un sovrapprezzo significativo per avere il meglio del meglio, senza compromessi.
Questo posizionamento non solo ha garantito margini di profitto eccezionali, ma ha anche creato un'aura che ha trainato le vendite dell'intera gamma. Oggi, però, le fondamenta di questo castello dorato iniziano a scricchiolare. I dati, freddi e imparziali, non mentono, e quelli pubblicati recentemente da Consumer Intelligence Research Partners (CIRP) per il mercato statunitense nel primo trimestre del 2025 dipingono un quadro allarmante.
L'analisi di CIRP, che scompone le vendite per singolo modello, evidenzia un vincitore e uno sconfitto inaspettato all'interno della famiglia iPhone 16. Il vincitore è, sorprendentemente, il modello base. Lo sconfitto, quasi incredibilmente, è l'iPhone 16 Pro.
Una rivelazione inequivocabile
Prima di addentrarci nelle cause, è fondamentale comprendere la portata del fenomeno descritta dai numeri. Secondo Michael Levin e Josh Lowitz di CIRP, la combinazione dei modelli iPhone 16 Pro e 16 Pro Max ha rappresentato il 38% delle vendite totali di iPhone nel trimestre di riferimento. A prima vista, potrebbe sembrare un dato solido, ma il confronto con l'anno precedente è impietoso. Nello stesso periodo del 2024, i modelli iPhone 15 Pro e 15 Pro Max avevano conquistato una quota del 45%. Si tratta di un calo di sette punti percentuali, una flessione troppo marcata per essere ignorata o attribuita a semplici fluttuazioni di mercato.
Scavando più a fondo, la situazione si fa ancora più chiara e preoccupante per il modello Pro "standard". Mentre la versione Pro Max, il vero e proprio flagship, ha mantenuto una performance quasi analoga al suo predecessore, è stato l'iPhone 16 Pro a subire il colpo più duro. Le sue vendite sono crollate, passando dal rappresentare il 22% del totale nel Q1 2024 a un modesto 17% nel Q1 2025. Una perdita di cinque punti percentuali in un solo anno, interamente assorbiti altrove.
E dove sono finiti questi potenziali acquirenti del modello Pro? La risposta è nel modello inferiore. L'iPhone 16 base ha visto la sua quota di mercato esplodere, passando dal 14% del suo predecessore (iPhone 15) a un notevole 20%. Questo significa che una porzione significativa di consumatori, che un anno fa avrebbero probabilmente optato per il modello Pro, quest'anno ha deciso che il modello base fosse più che sufficiente per le proprie esigenze, preferendo risparmiare diverse centinaia di euro.
A complicare ulteriormente il quadro strategico di Apple è l'introduzione del nuovo iPhone 16e, un modello budget che, nel suo primo trimestre parziale di disponibilità, ha già catturato il 7% delle vendite. La mossa di Apple sembra essere stata un'arma a doppio taglio: per differenziare l'iPhone 16 base dal nuovo e più economico 16e, l'azienda ha dovuto arricchirlo con funzionalità e miglioramenti significativi. Questo arricchimento, tuttavia, ha reso il modello base così competitivo da cannibalizzare le vendite del fratello maggiore, l'iPhone 16 Pro, il cui valore aggiunto non è più percepito come sufficiente a giustificarne il prezzo superiore.
Oltre i numeri
I dati di vendita non sono altro che il risultato finale di migliaia di decisioni d'acquisto individuali. Il calo dell'iPhone 16 Pro non è un incidente, ma la conseguenza diretta di una serie di scelte di prodotto e di una stagnazione che lo hanno reso un dispositivo meno desiderabile. Analizziamo i motivi per cui il suffisso "Pro" suona sempre più stonato.
Un passo falso chiamato "Camera Control"
L'ergonomia è un fattore cruciale. Un dispositivo che teniamo in mano per ore ogni giorno deve essere comodo. L'attuale filosofia di design di Apple, con i suoi bordi piatti e spigolosi, funziona bene sui modelli più piccoli, ma diventa problematica sui dispositivi di grandi dimensioni come l'iPhone 16 Pro Max. Il telefono risulta massiccio, pesante (più di un Galaxy S25 Ultra) e semplicemente scomodo da maneggiare senza una custodia che ne ammorbidisca i contorni.
In questo contesto di un design sostanzialmente invariato, Apple ha cercato di introdurre una novità hardware per giustificare il nuovo modello: il pulsante "Camera Control". Sulla carta, un'idea interessante; nella pratica, un'esecuzione che sa di ripensamento. La sua posizione è innaturale, il suo utilizzo goffo, e la sensazione generale è quella di un'aggiunta posticcia, inserita più per necessità di marketing che per una reale utilità funzionale. Non è un caso che molti utenti, dopo una breve prova, lo disattivino dalle impostazioni.
Questa "innovazione" non solo non ha convinto gli indecisi, ma ha rafforzato la percezione di un modello quasi identico al precedente, privo di un vero motivo per l'upgrade.
Il comparto fotografico: un tallone d'Achille?
La fotografia è, da sempre, il principale campo di battaglia per i modelli Pro. Eppure, è proprio qui che l'iPhone 16 Pro mostra le sue crepe più evidenti. Sebbene il sensore principale da 48 megapixel (1/1,28") e la fotocamera ultra-grandangolare siano estremamente competitivi e capaci di produrre immagini eccellenti, soprattutto se abbinati agli "Stili Fotografici" che aggiungono carattere a scatti altrimenti clinici, il teleobiettivo rappresenta un inspiegabile passo falso.
Apple pubblicizza con orgoglio uno zoom ottico 5x, lo stesso valore nominale che troviamo sui concorrenti diretti come il Samsung Galaxy S25 Ultra e il Google Pixel 10 Pro XL. Tuttavia, la parità è solo sulla carta. Il sensore che si nasconde dietro la lente periscopica dell'iPhone è considerevolmente più piccolo e a risoluzione inferiore rispetto a quello dei rivali. Incredibilmente, è persino più piccolo del sensore della fotocamera frontale di un OnePlus 13.
Le conseguenze pratiche sono devastanti per un dispositivo "Pro". Gli scatti a 5x non solo mancano della nitidezza e del dettaglio dei concorrenti, ma la capacità di spingersi oltre con lo zoom digitale (a 10x o 15x), una pratica comune per molti utenti, rivela impietosamente i limiti dell'hardware. Le immagini diventano "impastate" e poco definite molto prima di quanto accada su un Galaxy Ultra o un Pixel Pro.
È un deficit tecnico inaccettabile, che rompe quell'equilibrio tra i tre sensori che era stato un punto di forza storico, dai tempi dell'iPhone 11 Pro. Le indiscrezioni che parlano di un nuovo sensore per la serie 17 Pro suonano quasi come un'ammissione di colpa.
Intelligenza a metà
Il 2025 è l'anno dell'Intelligenza Artificiale. Google e Samsung hanno impostato intere campagne di marketing sulle capacità AI dei loro dispositivi. Apple, dal canto suo, ha presentato la sua Apple Intelligence con grande fanfara, ma la sua implementazione è stata, a essere generosi, frammentaria. Annunciate mesi fa, le funzionalità sono arrivate con il contagocce, dando l'impressione di un prodotto non ancora maturo, quasi in fase beta.
Funzionalità come Visual Intelligence, Image Playground e la traduzione dal vivo sono certamente un passo avanti rispetto al passato, ma il loro rilascio scaglionato e l'integrazione a volte macchinosa le fanno percepire più come un'aggiunta tardiva che come il cuore pulsante del sistema operativo.
Mentre i concorrenti presentano l'AI come una rivoluzione dell'esperienza utente, su iPhone sembra ancora un accessorio opzionale. Per un'azienda che ha fatto della coesione e della semplicità d'uso il proprio marchio di fabbrica, questa esitazione è un segnale preoccupante di ritardo tecnologico e strategico.
Nuova vernice su vecchie pareti
Il nuovo sistema operativo, iOS 26, ha introdotto il controverso stile grafico "Liquid Glass". Amato o odiato, ha indubbiamente portato una ventata di freschezza visiva, un cambiamento radicale che non si vedeva dal passaggio da iOS 6 a iOS 7. Le animazioni fluide e gli effetti di distorsione conferiscono al sistema un aspetto moderno e dinamico.
Tuttavia, una volta superato l'impatto estetico, emergono le criticità. Nonostante la nuova "vernice", l'esperienza d'uso non appare così completa o coesa come le ultime versioni di One UI di Samsung o della Pixel Experience di Google. Manca quella profondità di personalizzazione e quell'integrazione di funzionalità intelligenti che ormai definiscono un'esperienza mobile moderna. Il bel vestito non basta a nascondere un'architettura che, in alcuni ambiti, inizia a sentire il peso degli anni.
I classici punti di forza non bastano più
Sarebbe disonesto non riconoscere le eccellenze che ancora caratterizzano l'iPhone Pro. Lo schermo rimane uno dei migliori sul mercato per calibrazione dei colori e luminosità. Le prestazioni del chip A-series sono stratosferiche, capaci di gestire qualsiasi operazione con una fluidità impeccabile. L'ottimizzazione software-hardware garantisce un'autonomia sorprendente, spesso superiore a quella di concorrenti Android dotati di batterie con una capacità nominale ben più elevata (l'iPhone 16 Pro Max monta una cella da "soli" 4.685mAh).
Il problema è che questi, un tempo elementi differenzianti, sono oggi diventati requisiti minimi per un dispositivo di fascia alta. Gli utenti si aspettano uno schermo perfetto, prestazioni fulminee e una buona autonomia. Non sono più elementi che giustificano, da soli, un prezzo "Pro". Anzi, anche in questo ambito si notano lacune inspiegabili, come la velocità di ricarica. L'iPhone impiega lo stesso tempo per caricare la batteria al 50% che un OnePlus 12 impiega per raggiungere il 100% con una batteria più grande. È, letteralmente, un altro mondo.
Il prezzo di oggi sulla tecnologia di ieri
L'iPhone 16 Pro non è un cattivo smartphone. Per molti utenti, è un dispositivo eccellente e affidabile. Ma nel contesto competitivo del 2025, e soprattutto al prezzo a cui viene proposto, non è un buon smartphone "Pro". L'esperienza di passare da un Galaxy S25 Ultra o un Pixel Pro XL a un iPhone 16 Pro è quella di fare un passo indietro, di usare la tecnologia della generazione precedente al prezzo di quella attuale.
I numeri di CIRP non sono un'accusa, ma una constatazione. I consumatori stanno votando con il portafoglio, e il loro messaggio è chiaro: il divario tra il modello base e il modello Pro si è assottigliato troppo, e le innovazioni introdotte in quest'ultimo non sono sufficienti a giustificarne il costo. Il calo di popolarità non è un "problema da recensori", ma una realtà di mercato.
Apple si trova a un bivio. L'iPhone 17 Pro, atteso per la prossima settimana, non potrà essere un semplice aggiornamento incrementale. Dovrà essere una dichiarazione d'intenti. Dovrà risolvere il deficit del teleobiettivo, offrire un'implementazione dell'AI matura e convincente, e introdurre innovazioni tangibili che ristabiliscano il significato e il valore del marchio "Pro". In caso contrario, i numeri, che oggi rappresentano un campanello d'allarme, domani potrebbero diventare l'epitaffio di una supremazia data troppo a lungo per scontata.