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Huawei P20 Pro, la nostra anteprima

P20 Pro ha un'importanza strategica per Huawei. Le scelte tecniche ed estetiche dell'azienda cinese testimoniano la volontà di operare un salto in avanti nel segmento dei top di gamma per quanto riguarda le vendite. Probabilmente l'ultimo gap esistente rispetto a Samsung e Apple, una distanza che questo smartphone ha le potenzialità di colmare. Abbiamo avuto modo infatti […]

P20 Pro ha un'importanza strategica per Huawei. Le scelte tecniche ed estetiche dell'azienda cinese testimoniano la volontà di operare un salto in avanti nel segmento dei top di gamma per quanto riguarda le vendite. Probabilmente l'ultimo gap esistente rispetto a Samsung e Apple, una distanza che questo smartphone ha le potenzialità di colmare.

Abbiamo avuto modo infatti di passare qualche ora con il P20 Pro. Le nostre saranno dunque primissime impressioni, in attesa di poterlo provare in maniera approfondita nei prossimi giorni. Ciò che risalta immediatamente agli occhi è il design, abbinato a una qualità costruttiva di primissimo livello. Appena lo si ha tra le mani, la sensazione è di avere a che fare con un top di gamma.

La scelta del design con cornici ridotte, in abbinata al tanto chiacchierato notch, sarà l'aspetto che farà maggiormente discutere. Dal vivo l'impatto estetico è garantito, anche se non ci sono dubbi sul fatto che il richiamo ad iPhone X ci sia. I bordi, comunque presenti, aiutano nella presa, evitando di toccare involontariamente lo schermo.

In molti apprezzeranno il posizionamento del sensore biometrico sulla parte frontale. Personalmente la ritengo una scelta comoda, considerando anche la forma allungata del P20 Pro (rapporto di forma in 18.7:9), che probabilmente avrebbe reso difficilmente raggiungibile con le dita lo scanner di impronte se fosse stato posizionato sul retro. Certo, questo ha comportato la presenza della cornice inferiore, attenuando dunque l'effetto "borderless".

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La scocca è realizzata in vetro e metallo, con il frame laterale caratterizzato da una finitura lucida. A seconda della colorazione (quattro le varianti cromatiche: Black, Midnight Blue, Pink Gold, Twilight), la back cover restituisce diverse sfumature, anche in base a come viene colpita dalla luce. Un attenzione al dettaglio che, personalmente, ho apprezzato.

Difficile poterlo utilizzare con una mano. Il rapporto di forma in 18.7:9, in aggiunta allo schermo da 6,1 pollici, non agevola in tal senso. Si impugna bene, sviluppandosi maggiormente in lunghezza che in larghezza, anche se il vetro posteriore e il metallo della cornice laterale sembrano renderlo un pò scivoloso. Probabilmente sarà necessaria una cover nell'utilizzo quotidiano per attenuare questo aspetto.

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Il display, a primo impatto, mi ha fatto davvero un'ottima impressione. È ovviamente ancora presto per poter esprimere un giudizio definitivo, ma la sensazione è stata quella di un pannello in grado di riprodurre i colori in maniera naturale, nonostante si tratti di un AMOLED. I contrasti mi sono sembrati di alto livello, così come l'angolo di visuale.

Ritengo intelligente la scelta di rimanere sulla risoluzione Full-HD+ che, oltre a essere assolutamente adeguata per l'utilizzo in ambito smartphone, ha un impatto certamente più contenuto in termini energetici. Considerando la batteria da 4.000 mAh, mi aspetto un'autonomia di ottimo livello da questo P20 Pro, in linea con quanto visto su Mate 10 Pro.

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Anacronistico, oggi, parlare delle prestazioni, visto il poco tempo passato in compagnia di P20 Pro. Il SoC Kirin 970, in abbinata a 6 GB di RAM, ha già mostrato le proprie potenzialità su altri dispositivi, per cui le aspettative sono elevate. La prima impressione è quella di uno smartphone fulmineo, anche nella navigazione web. Attendiamo però la recensione per esprimerci in via definitiva.

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Menzione a parte merita il comparto fotografico, vero punto di forza del P20 Pro, sviluppato in collaborazione con Leica e attorno al quale la stessa Huawei ha costruito la campagna pubblicitaria. Si tratta del primo smartphone a poter contare, sul retro, su un modulo fotografico composto da ben 3 sensori: il principale da 40 MP RGB con obiettivo f/1.8; il secondario da 20 MP monocromatico e obiettivo f/1.6; il terzo invece è un teleobiettivo da 8 MP f/2.4 con stabilizzazione ottica dell'immagine.

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Questa risoluzione di 40 MP è frutto di un'interpolazione dei pixel. Anche in questo caso, si tratta di un aspetto che ci riserviamo di approfondire in sede di recensione, al fine di poter comprendere a pieno in che modo lavora questo sensore. Ma non è tutto.

Grazie all'unità di calcolo neurale presente nel Kirin 970, il comparto fotografico del P20 Pro può avvalersi di tutta una serie di funzionalità basate sull'intelligenza artificiale. Dal vivo mi ha particolarmente colpito quella denominata 4D Predictive Focus, con la quale lo smartphone riesce letteralmente a prevedere il movimento del soggetto, senza perdere mai la messa a fuoco.

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Principio analogo per quanto riguarda la stabilizzazione dell'immagine. In questo caso l'azienda cinese parla di un sistema denominato Huawei AIS, che praticamente fonde la stabilizzazione ottica con quella elettronica offerta dall'intelligenza artificiale. Questo consente di avere prestazioni al buio che sembrano essere davvero di alto livello, così come potete osservare nell'immagine sottostante (scattata senza un filo di luce).

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Il P20 Pro è inoltre in grado di scattare foto in 0.3 secondi partendo da una condizione di standby, una funzionalità che può rivelarsi davvero molto utile nella quotidianità. Presente anche il supporto ai video slow-motion a 960 fps, che vengono girati a 720p. Ne trovate un esempio nella video anteprima, la qualità dell'immagine in questa modalità non mi ha convinto a pieno, ma aspetto anche di utilizzarla in condizioni di luminosità meno critiche.

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Importante ricordare, infine, alcuni dettagli tecnici. P20 Pro può contare su uno zoom ottico 3X, che diventa a 5X con la solita modalità software. Ho avuto modo di testare questa funzionalità nello scatto sottostante, e mi è parsa ben implementata, con poca perdita di dettaglio. Da sottolineare anche, integrato nel flash, un vero e proprio sensore che, in base alle condizioni, interviene sulla temperatura del colore.

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In ogni caso, i pochissimi scatti realizzati sembrano essere di buon livello. Sarà interessante poter provare, nella quotidianità, la combinazione tra sensore RGB, sensore monocromatico e teleobiettivo, che dovrebbe offrire una grande versatilità di utilizzo. Di alto livello le sensazioni anche per quanto riguarda la fotocamera anteriore, che con i suoi 24 MP sembra fare la differenza nei selfie.

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Insomma, c'è davvero tanta carne al fuoco per questo P20 Pro. Impossibile pensare di aver compreso questo smartphone fino in fondo in così poco tempo. L'ambito fotografico, viste le tantissime funzionalità offerte, merita un approfondimento attento. La sensazione però è che Huawei abbia ulteriormente migliorato il già eccellente lavoro svolto con il Mate 10 Pro.


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