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Papa Francesco contro iPhone 6S, se passa il Papa il telefono è in ritardo

New York e Philadelphia riceveranno la visita del Papa, e per l'occasione le misure di sicurezza includono il blocco delle spedizioni. Questo include anche le consegne dei nuovi iPhone, un ritardo che per alcuni è ben più significativo rispetto alla presenza del pontefice.

C'è chi adora l'iPhone come se fosse un moderno idolo, un feticcio di vetro e metallo che rappresenta tutta la modernità di cui siamo capaci; o se non è proprio così comunque tante persone adorano questo oggetto, anche perché in qualche modo li fa stare meglio. Altre persone li guardano in malo modo, nella maggior parte dei casi ignorandoli, altre volte denigrandoli, e altre volte ancora tacciandoli di vera e propria idolatria.

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Già, e in due città statunitensi si potrebbe quasi affermare che c'è stato un piccolo scontro di religioni. Il punto per stavolta va alla Chiesa Cattolica, ma forse è presto per dire come finirà la partita – gli adepti dei gadget hi-tech sono sempre di più e sempre più determinati, e magari tra qualche anno saranno i capi religiosi a dover rivedere i propri itinerari, per far posto alle attività dei colossi hi-tech del mondo.

Sta di fatto che a New York e Philadelphia gli iPhone 6S arriveranno in ritardo, insieme a tante altre cose che sarebbero dovute andare in consegna. La ragione? Semplicemente, Papa Francesco sarà in visita, e tra le misure di sicurezza c'è anche il blocco totale delle consegne. Il 24 e 25 settembre a New York, il 25 e 26 settembre a Philadelphia. Cattolici a parte, tra gli altri c'è chi la prenderà piuttosto male.

Apple ha subito fatto sapere che i negozi fisici avranno disponibili i nuovi smartphone, e magari ci sarà pure qualcuno disposto a farsi lunghe, lunghissime code non programmate pur di non aspettare un giorno in più per avere il nuovo iPhone. Così potremo vedere se sono più pazienti e determinati coloro che accorrono al tempio della mela morsicata, oppure quelli che si avvicinano al Pontefice.

Sarebbe, diciamolo, un evento da nulla, un'inezia che non varrebbe la pena di raccontare. Tuttalpiù ci si potrebbe lamentare dei disagi provocati ai privati cittadini dall'imponente dispositivo di sicurezza per un evento che interessa solo a pochi, con l'aggravante che si tratta di un leader religioso (ma tecnicamente è anche un capo di stato). Eppure diverse testate del settore tecnologico, negli Stati Uniti, hanno deciso di raccontarlo, ponendo enfasi sul "fattore iPhone 6S". Per avvisare i propri lettori evidentemente, ma perché è necessario?

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Forse negli USA, ma anche qui da noi e altrove, siamo diventati così ansiosi di possedere l'ultimo oggetto tecnologico, così desiderosi di vedere il corriere con il nostro pacchetto, che anche un piccolo ritardo genera ansie e insicurezze che hanno bisogno di rassicurazioni – come appunto gli articoli menzionati; qualcuno che ci dica che va tutto bene, e che volendo c'è una soluzione alternativa un po' più impegnativa, qualcosa che somiglia fin troppo a un pellegrinaggio.

Sarebbe fin troppo facile chiudere la faccenda affermando che il problema riguarda esclusivamente una parte del pubblico Apple, ma forse non si dipingerebbe un quadro completo. Forse tutti abbiamo in qualche modo sposato una nuova fede, verso questo o quel marchio, a volte persino ci sono nuove fedi basate sulla sistematica demolizione di un'azienda e dei suoi clienti – ancora una volta salta fuori Apple, ma anche Google, Microsoft, Amazon e altri hanno avuto la loro dose.

Non cadrò nella facile trappola della generalizzazione, e voglio ricordare che certi fenomeni riguardano una minoranza (chiamateli fanboy, troll, pazzi, come vi pare); ma è una minoranza che si fa notare e che, mi pare, è sempre più numerosa nonostante tutto. E che siano sempre meno quelli che sanno rispettare gli altri e le proprie scelte, senza giudicare – insomma quelli che "vivi e lascia vivere". Ma forse è per via del lavoro che faccio e della visione distorta che ne traggo (speriamo). 

Sono nuove religioni queste? Sono embrioni che si evolveranno, finendo per competere con le religioni vere e proprie? Alcuni psicologi hanno rilevato negli anni scorsi che i meccanismi cognitivi nel fedele e nel cliente fedele sono piuttosto simili, a volte identici. Forse è proprio così, e forse non è poi un male. Un'eventuale moltiplicazione dei "culti" difficilmente farà più danni all'Umanità di quanti ne abbiano già fatti le grandi religioni nel corso della Storia. 

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