Il passaggio verso il 6G inizia a delineare i propri contorni tecnologici, e tra le tecnologie abilitanti più promettenti emerge con forza il quantum computing. Ericsson ha appena pubblicato un'analisi dettagliata che esplora come i computer quantistici potrebbero diventare strumenti fondamentali per gestire la crescente complessità delle reti mobili di prossima generazione, superando i limiti delle architetture di calcolo tradizionali in ambiti specifici ma strategici. Non si tratta di fantascienza lontana: il colosso svedese delle telecomunicazioni identifica già oggi applicazioni concrete, concentrate principalmente nell'ottimizzazione dei processi di rete e negli algoritmi di machine learning che orchestrano le funzioni più avanzate dell'infrastruttura mobile.
La necessità nasce da una constatazione inevitabile: le reti 6G, attese per il 2030, richiederanno capacità computazionali di ordini di grandezza superiori rispetto al 5G attuale. L'incremento esponenziale di dispositivi connessi, la latenza ultrabassa richiesta per applicazioni critiche, la gestione dinamica dello spettro e l'integrazione di intelligenza artificiale distribuita pongono sfide che i processori classici, per quanto potenti, faticano ad affrontare in tempi utili. I computer quantistici, sfruttando la sovrapposizione degli stati quantistici e l'entanglement, possono esplorare simultaneamente un numero vastissimo di soluzioni, rendendoli ideali per problemi di ottimizzazione combinatoria che caratterizzano la pianificazione e la gestione delle reti.
Ericsson nel suo documento tecnico individua con precisione i settori più promettenti. L'ottimizzazione del routing del traffico, la distribuzione dinamica delle risorse radio, la pianificazione energetica delle celle e il posizionamento ottimale delle stazioni base sono tutti problemi computazionalmente complessi che crescono in maniera non lineare con l'espansione della rete. Anche il machine learning quantistico rappresenta un'area di interesse: algoritmi di apprendimento eseguiti su hardware quantistico potrebbero accelerare drasticamente l'addestramento di modelli per la predizione del traffico, il rilevamento delle anomalie e l'allocazione intelligente della banda.
Tuttavia, il vendor svedese non nasconde i limiti attuali della tecnologia. I computer quantistici disponibili oggi soffrono ancora di elevati tassi di errore, tempi di coerenza quantistica limitati e necessitano di condizioni operative estreme, come temperature prossime allo zero assoluto. La correzione degli errori quantistici, pur progredendo rapidamente, richiede un numero significativo di qubit fisici per ottenere un singolo qubit logico affidabile, riducendo la capacità computazionale effettiva. Inoltre, non tutte le operazioni di rete beneficiano dell'approccio quantistico: molte funzioni convenzionali continueranno a essere gestite meglio da CPU e acceleratori specializzati come GPU e TPU.
La strategia di Ericsson sembra dunque orientarsi verso un'architettura ibrida, dove il calcolo quantistico affianca quello classico per risolvere specifici colli di bottiglia computazionali. Questa visione riflette l'approccio pragmatico del settore delle telecomunicazioni, tradizionalmente più cauto rispetto ad altri comparti tecnologici nel valutare tecnologie emergenti. L'azienda sta già collaborando con centri di ricerca e fornitori di hardware quantistico per sviluppare proof-of-concept e validare casi d'uso realistici, consapevole che il percorso verso l'integrazione industriale richiederà ancora diversi anni di maturazione tecnologica.
Dal punto di vista europeo, questo interesse per il quantum computing nelle telecomunicazioni si inserisce in un contesto più ampio di investimenti pubblici e privati. L'Unione Europea ha lanciato la Quantum Flagship Initiative con un budget di un miliardo di euro per sviluppare competenze e infrastrutture quantistiche sul territorio comunitario. Per operatori e fornitori europei come Ericsson, Nokia e Orange, padroneggiare queste tecnologie non è solo una questione di prestazioni, ma anche di sovranità tecnologica in un settore sempre più strategico. L'obiettivo è evitare una dipendenza eccessiva da fornitori extraeuropei, come già avvenuto in altre aree tecnologiche critiche.
Il timing della pubblicazione non è casuale: mentre gli standard 6G iniziano a essere discussi negli organismi internazionali come ITU e 3GPP, i principali attori del settore stanno posizionando le proprie visioni tecnologiche. Huawei, Samsung, Nokia e gli operatori asiatici stanno tutti esplorando l'integrazione di tecnologie emergenti, dall'intelligenza artificiale alle comunicazioni terahertz, fino appunto al quantum computing. La competizione non riguarda solo le prestazioni, ma anche la definizione degli standard futuri e la proprietà intellettuale che ne deriverà. Chi saprà identificare correttamente le tecnologie chiave e sviluppare implementazioni funzionanti avrà un vantaggio competitivo significativo nel decennio 2030-2040.
Resta da vedere quanto rapidamente i progressi nell'hardware quantistico permetteranno applicazioni pratiche su scala commerciale. I fornitori di computer quantistici come IBM, Google, IonQ e Rigetti stanno compiendo passi avanti impressionanti, ma il salto dalla supremazia quantistica dimostrata in laboratorio all'utilità quantistica in ambienti produttivi rimane significativo. Per le telecomunicazioni, l'integrazione richiederà non solo hardware affidabile, ma anche lo sviluppo di algoritmi specifici, interfacce standardizzate e personale specializzato, elementi tutti ancora in fase di costruzione.