Bungie si trova di fronte a una delle sfide più complesse per chi gestisce un MMO: mantenere in vita un ecosistema ormai decennale che fatica ad attrarre nuovi giocatori, concentrandosi invece quasi esclusivamente sulla sua community più fedele. Il game director Tyson Green ha ammesso in un'intervista a IGN che Destiny 2 sta attraversando un processo di "irrigidimento" del pubblico, con sempre meno nuovi utenti che si avvicinano allo shooter sci-fi. Una situazione che mette a rischio la sostenibilità del progetto live-service, costringendo lo studio a ripensare radicalmente le proprie priorità di sviluppo.
La questione non riguarda tanto l'engagement della player base esistente, che secondo Green resta solida e attiva, quanto piuttosto l'incapacità di rinnovare le fila con sangue fresco. "Da anni ormai Destiny sta vivendo questo costante consolidamento del nucleo di giocatori core", ha spiegato il director. "Sempre più veterani continuano a giocare, ma relativamente pochi nuovi arrivano. C'è una contrazione che presenta problemi seri per un gioco che vuoi mantenere come live-service, specialmente quando desideri continuare a servire quei giocatori core con espansioni solide e coinvolgenti."
La situazione si è aggravata dopo il lancio di The Final Shape, l'espansione che ha chiuso la saga decennale di Luce e Oscurità, seguita a luglio da The Edge of Fate, che ha dato il via a un nuovo arco narrativo chiamato Fate. Nonostante Bungie avesse cercato di confezionare contenuti pensati per soddisfare i veterani, la risposta della community è stata tiepida, quando non apertamente critica. Il team di sviluppo ha quindi cambiato approccio, decidendo di ascoltare più attentamente cosa volesse davvero il pubblico.
"Abbiamo analizzato il problema che avevamo dopo The Final Shape e ci siamo detti: 'Pensiamo ci sia una strada', che consisteva nell'investire maggiormente sui sistemi di progressione, nuovi tier di equipaggiamento, set di armature, avanzamento del potere e personalizzazione delle sfide", ha raccontato Green. "Tutte cose che avrebbero permesso ai giocatori core di mettersi davvero alla prova e ottenere ricompense valide. Sulla carta suonava bene, ma non ha funzionato."
La lezione appresa è stata dura ma chiara: i giocatori di Destiny non vogliono semplicemente inseguire un numero che cresce, ma cercano ricompense reali e significative. Un concetto che nel linguaggio del gaming moderno si traduce nella differenza tra grinding fine a se stesso e progressione che offre soddisfazione tangibile. Bungie ha quindi fatto una scelta precisa: concentrarsi sulle esigenze del pubblico esistente piuttosto che disperdere risorse nel tentativo di attrarre nuovi utenti, una strategia rischiosa ma necessaria per evitare che Destiny diventi un "dead game".
Il contesto industriale non aiuta. Dal suo lancio nel 2014, seguito da Destiny 2 nel 2017, il franchise ha attraversato alti e bassi. L'acquisizione di Bungie da parte di Sony Interactive Entertainment nel 2022 ha alzato ulteriormente l'asticella delle aspettative, e recentemente la casa giapponese ha ammesso pubblicamente che Destiny 2 non ha raggiunto i risultati sperati. I numeri dei giocatori sono calati drasticamente dopo il lancio di The Final Shape, sollevando interrogativi più ampi sul futuro dei live-service e sulla sostenibilità di modelli che richiedono investimenti continui ma faticano a espandere la propria audience.