Nintendo Switch

Dice Legacy | Recensione di un RTS a colpi di dadi

I mondo degli strategici/city builder, si sa, offre ben pochi guizzi. Certo, non mancano, di tanto in tanto, dei titoli che sono in grado di ridestare i giocatori dal loro torpore ma, a voler essere proprio schietti, va detto che il genere si presta a ben poche variazioni, ed è a tutt’oggi ancorato a pochi ma fondamentali principi (li riassumeremmo in: edifica, evolvi, cerca di sopravvivere) che sembrano di per sé sufficienti a mandare in brodo di giuggiole i giocatori.

Del resto, è questo il destino di qualsiasi nicchia che, in quanto tale, resta più ancorata alla fanbase che all’innovazione, complice, forse, anche il timore di scontentare quei pochi aficionados che mandano avanti la baracca. Per fortuna, però, di tanto in tanto qualcuno si decide a rimescolare le carte in tavola, ed anche se in fin dei conti le carte son sempre le stesse, questo rimescolare, questa “novità”, riesce comunque a creare uno spunto per qualcosa che potrebbe valer la pena ricordare, o provare.

Questo è il caso di Dice Legacy, un gioco dall’animo italianissimo, sviluppato dal team di DESTINYbit che, con Empires Apart (RTS gratuito dal buon successo su Steam) aveva già mostrato il proprio amore, ed anche le proprie skill sul campo. Ora, a distanza da qualche anno dal precedente, il team torna su PC e, ineditamente su Nintendo Switch, per un nuovo gioco tutto basato sulla raccolta delle risorse, la costruzione di una cittadina, ed una guerra totale nei confronti dei propri vicini di casa, aggiungendo a quella che è una formula davvero molto classica e rodata un componente del tutto inedito: i dadi.

Questione di c…ubo

Dice Legacy si presenta come un emulo di Age of Empire (solo per citare un esempio universalmente noto) fatto e finito. C’è davvero tutto il pacchetto del genere RTS, con la differenza che qui il contesto storico/realistico è del tutto assente, ed il mondo di gioco si sviluppa su quello che pare un enorme anello disperso nella galassia. Il contesto, tuttavia, resta quello feudale/medievale, con Re, peoni, strutture in legno e pietra, e via discorrendo. A dare pepe alla faccenda, tuttavia, sono i dadi, per la precisione dei D6 colorati, che vanno a sostituire, di fatto, i più classici componenti del nostro villaggio, e che stabiliscono con le loro facce, quelle che sono le azioni che questi possono intraprendere.

I dadi hanno dei colori specifici, atti a classificare il tipo di cittadino (arancione per i villici, verde per i cittadini, viola per gli ecclesiastici, rosso per i mercanti, blu per i soldati), e su ogni faccia presentano un numero che, anziché indicare il valore del tiro, sta a significare quello che è il grado di durabilità che il dado ha prima che esso venga distrutto: in sostanza, le volte in cui è possibile tirarlo.

Spiegata così, lo capiamo, potrebbe essere più complicata di come effettivamente è, ma vi basti capire questo: in Dice Legacy non esistono turni, e l’azione è sempre fluida e in tempo reale, ed è scandita dai secondi che i vostri dadi/cittadini impiegano per svolgere le azioni a cui li assegnerete. Lo scopo, dunque, è quello di tirare i dadi quasi costantemente, fintanto che sulle facciate di essi non appaiano i simboli che stabiliscono il tipo di azioni che i dadi possono compiere, e che sono diverse in base alla loro classe sociale.

I villici, ad esempio, possono raccogliere le risorse, possono edificare, e possono combattere, ma se vorrete scoprire nuove tecnologie avrete bisogno di effettuare delle ricerche, che sono invece appannaggio dei cittadini. Questi non possono però commerciare, ed ecco che avrete bisogno dei mercanti, e così via. Costruendo nuove strutture avrete accesso ad altre classi, e lo scopo sarà quello di sopravvivere in quelli che sono gli scenari preimpostati del gioco in cui, a dire il vero, gli obiettivi sono sempre molto chiari, ma mai facilmente accessibili.

Il punto è che potrete avere un massimo di 12 dadi, che sono forse un po’ pochi all’apparenza, ma che nel loro piccolo vi offriranno comunque un buon numero di grattacapi, anche perché rappresentando essi una classe sociale, questa vive felicità e contentezza in base allo stato di salute della città (e dei dadi stessi, che dovrete nutrire e potenziare), ed in base a ciò avrete dadi/cittadini che lavoreranno più rapidamente e con più profitto, o vivrete nel costante pericolo di rivolte, il cui compimento porterà ad una prematura fine del vostro regno.

Allo stesso tempo, rollare i dadi di continuo senza assegnarli a nessuna specifica azione ne diminuirà la resistenza che, arrivata allo zero, porterà il dado alla morte, con la risultante di un drastico abbassamento della felicità della classe, ed anche meno forza lavoro per fare quel che dovete per mandare avanti la vostra città. Insomma, più facile a dirsi che a farsi.

L’inverno, i nemici… e la sfiga

Insomma, anche se all’apparenza potrebbe sembrare che Dice Legacy offra una sfida piuttosto semplice, come accade per esempio a quei gestionali leggeri e caciaroni come Tropico, esso nasconde in realtà un discreto grado di sfida e cattiveria, per altro amplificato da una serie di fattori che, credeteci, manderanno in malora buona parte delle vostre prime partite. Il primo e fondamentale è “l’Inverno”, un evento che si verifica ogni tot minuti in game, e che porta ad un irrigidimento delle condizioni di gioco. In questa fase il grano non è disponibile (e dunque scarseggia il cibo, fondamentale per tenere vivi i dadi), i dadi che non verranno protetti dal freddo ghiacceranno (e dunque non potrete usarli!) e svolgere le azioni diverrà molto complicato, specie quando avrete a che fare con gli accampamenti nemici che, per quanto piccoli, potrebbero cominciare ad attaccarvi a più non posso, dando fuoco ai vostri edifici, per altro già molto inclini ad andare in auto-combustione.

A ciò si aggiunge il concetto dei dadi in sé, che non è un mero orpello, ma una meccanica di gioco vera e propria. Il gioco, in sostanza, punta quasi tutto sulla casualità dei tiri il che, indubbiamente, aggiunge un certo pepe a quello che, altrimenti, sarebbe un modello di gioco abbastanza classico. Il problema è che, se da un lato questo sistema offre un sapore del tutto nuovo al modello dei city builder in tempo reale, dall’altro obbliga il giocatore a doversi adattare di continuo il che, in titoli simili, non è sempre un bene, perché i dadi mandano spesso a farsi benedire qualsiasi pianificazione pregressa. Ciò si unisce alla limitatezza del set di dadi (si parte con 6, si arriva massimo a 12) il cui scopo vorrebbe essere quello di effettuare delle scelte ponderate nella costruzione delle classi sociali, ma che non sempre riesce a soddisfare quelle che sono le esigenze date dagli obiettivi delle missioni in corso. Certo, si possono potenziare i dadi, e col tempo potrete anche cominciare a fonderli, ma l’esborso di risorse, unito al loro esaurimento sulla mappa, ed alla necessità di fronteggiare i nemici, rende ben presto l’impresa molto ardua, con la risultante, anche qui, di una prematura sconfitta.

Non possiamo negarlo: Dice Legacy è un titolo che richiede una sperimentazione continua, ed anche la scoperta di alcuni trucchetti con cui cercare di mandare avanti la baracca, tuttavia questo genera a volte uno stress nel giocatore, tale, che anche settando il gioco al minimo della difficoltà si rischia, inesorabilmente, per fallire la missione. Perché il problema è sempre lo stesso: i dadi. Che per quanto si stia attenti, finiscono sempre per metterci i bastoni tra le ruote.

Ciò, unito al fatto che il titolo sa essere difficile e punitivo, può portare molto giocatori alla frustrazione, già solo con il primo scenario di gioco in cui, all’arrivo della missione finale, si può facilmente fallire dopo almeno un paio d’ore di sacrifici e pianificazione. “Pane quotidiano” direbbe l’esperto giocatore di RTS, “nì” rispondiamo noi, perché la casualità, di norma, poco si addice alla strategia tipica di questi giochi.

A questa croce e delizia del gameplay, si aggiunge poi un problema dato dall’estensione delle mappe e dalla loro particolare natura ascendente. Dice Legacy, infatti, propone delle mappe disposte su di un anello, la cui navigazione può avvenire solo scorrendo dal basso verso l’altro. Questo, ad esempio, è molto comodo per il gioco su Switch (versione da noi testata, per altro), perché si adatta bene alla natura portatile della console ed alle dimensioni ridotte del suo schermo. Tuttavia, col progredire del gioco, e la necessità di estendere sempre più verso l’alto il proprio dominio, Dice Legacy comincia a diventare farraginoso, perché obbliga il giocatore a fare su e giù per una mappa che, a conti fatti, è costellata di edifici tutti molto simili, ed in cui la sovrapposizione degli edifici non è sempre chiarissima e leggibile.

Se nelle fasi di calma, grazie ad un po’ di memoria, e ad una attenta pianificazione urbanistica, il problema è tutto sommato minore, quando le cose si fanno concitate, il risultato è un po’ stressante, tanto da averci spesso obbligati costruire copie di edifici nei punti più in alto della mappa, giusto per avere sotto controllo una situazione altrimenti ingestibile.

Per fortuna una buona mappatura dei tasti rende, tutto sommato, la gestione dei diversi aspetti di azione e gestione molto digeribili ma, ad esempio, sorprende che in un titolo palesemente pensato anche per la console Nintendo manchi un supporto al touch screen che, indubbiamente, avrebbe reso l’azione più gestibile. Anche perché, credeteci, già dopo solo 30 minuti di gioco avrete così tanta roba da tenere sotto controllo, e avrete così tanta fretta di lanciare dadi, crearne di nuovi e curarne di vecchi, che potreste facilmente incappare in un po’ di frustrazione.

Al netto di questo, è innegabile che gli spunti di Dice Legacy funzionino, e che siano in grado di dare al genere quel pepe di cui aveva bisogno per attrarre nuovi giocatori, o semplicemente fa invaghire gli storici amanti del genere, tuttavia qualche limatura e qualche attenzione in più avrebbero potuto offrirci un gioco che, anche al netto della “randomicità” del suo gameplay, si sarebbe potuto stagliare ben oltre l’eccellenza. Così com’è Dice Legacy è un’esperienza impegnativa ed ottima da giocare in mobilità, questo almeno finché un tiro di dado non vi mandi in malore ore ed ore di gameplay. Che è un rischio calcolato, ma pur sempre un rischio.

7.5

Dice Legacy – Nintendo Switch


Dice Legacy è un titolo per certi versi geniale, “fresco” nel suo modo di rivedere quelli che sono i canoni di un genere che, da Age of Empire in poi, ha avuto ben pochi guizzi. Del resto possono cambiare i contesti, si possono complicare le meccaniche, si può ricercare un realismo ai limiti della follia, ma il genere dei gestionali in tempo reale resta comunque fedele a sé stesso da anni, ed è raro che le cose cambino. In tal senso Dice Legacy non propone nulla di effettivamente nuovo, eppure il sistema dei dadi, così piacevole (e frustrante) nella sua casualità, è così ben progettato da riuscire, anche da solo, a creare uno spunto più che convincente per dare a questo titolo una chance.

Pro

  • Meccanica dei dati fresca...
  • Impegnativo ma gratificante
  • Complesso, proprio come i titoli "maggiori" del genere
  • Buona mappatura dei controlli, che lo rende giocabile anche senza Dock

Contro

  • ...ma a tratti frustrante
  • Tecnicamente non fa gridare al miracolo
  • Non implementa i controlli touch in versione Switch, ed è male
7.5