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Pro
- Survival solido e profondo
- Comparto audio di grande valore
- Grande supporto in fase di sviluppo
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Contro
- La scelta del PVE/PVP potrebbe non entusiasmare
- Sistema di combattimento ripetitivo
Il verdetto di Tom's Hardware
Sebbene il combat system non faccia scintille, considerando il grandissimo sforzo produttivo e la grande attenzione degli sviluppatori in fase di release, il prodotto nel complesso è un ottimo acquisto per tutti gli amanti del genere.
Dune: Awakening è il nuovo titolo survival MMO di Funcom, software house creatrice di Conan Exiles. Così come per il precedente, ambientato nell’universo fantasy di Howard, anche Dune: Awakening sfrutta un’impalcatura nota, ossia quella del ciclo di romanzi omonimi di Herbert.
Fortunatamente per gli sviluppatori, la trama di Dune: Awakening segue un filone alternativo, nel quale Paul non è mai nato e gli Atreides hanno svelato in tempo il complotto ai loro danni. La conseguenza di queste premesse è che la soluzione politica imperiale è ferma in un sanguinoso stallo per il controllo della Spezia, mentre i Fremen sono stati quasi completamente debellati.
Un survival solido
Una scelta che ho condiviso in pieno, quella di sfruttare il volano anche temporale del primo libro della serie (ed ovviamente dei recenti film di Villeneuve), al tempo stesso spostando trama ed attenzioni ad una versione alternativa libera da preconcetti e necessità di coerenza e continuità. Soprattutto, ritengo fondamentale avere tra le mani un prodotto che non si presti allo spossante dibattito dei fan più integralisti, che come ogni saga fantasy o fantascientifica che si rispetti tende a monopolizzare i discorsi attorno alle opere più gettonate. Per questo motivo Dune: Awakening tratta l’opera di Herbert con grandissimo rispetto, attraverso una ricostruzione fedele sia delle ambientazioni - almeno per come me le sono sempre immaginate io leggendo il ciclo di romanzi - ed anche grazie ad un inserimento enciclopedico di oggetti, eventi storici, elementi culturali, armi, lingue e personaggi.
Certo, l’approccio narrativo e visivo ammicca tantissimo alla produzione cinematografica attuale - prevedibile, anche se personalmente rimane un peccato rinunciare a quanto di buono fatto a suo tempo da Lynch, nonostante il flop al botteghino e nonostante le oggettive difficoltà - ma il gioco mantiene comunque una sua forte personalità. Questa personalità deriva anche dalla capacità del videogame di andare molto oltre quanto visto sul grande schermo, e se vogliamo anche rispetto a quanto letto sui libri, dovendo integrare il complesso sistema di gioco tipico dei survival MMO di cui Funcom è grande esperta.
Esplorare un gigantesco deserto PVE
Ritengo quindi utile semplificare l’esperienza di Dune: Awakening in due grandi filoni: quello survival, caratterizzato da una grande mole di oggetti e strutture craftabili, necessità di reperire risorse e forte esplorazione; quello spiccatamente MMO, nel quale utilizzare quanto creato al fine di scontrarsi con gli altri PG.
Il primo filone, dal mio punto di vista, è quello meglio riuscito e poggia gran parte della sua core experience su dinamiche già rodate in Conan Exiles, sebbene trasposte in un’ambientazione diversa e nettamente più dinamica. Un grande plauso va alla mappa di gioco, che è davvero sensazionale sia nella capacità di descrivere Arrakis, sia letteralmente nel restituire informazioni utili ed in tempo reale. Chiunque come il sottoscritto abbia passato più di qualche ora su giochi di questo genere (appunto Conan Exiles, ma anche Rust, Palworld ed a suo modo V-Rising) sa bene che poter avere elementi utili a conoscere le zone di loot è vitale per rendere l’esperienza di gioco meno frustrante ed anzi più ordinata e gradevole. In questo Dune: Awakening risulta eccellere, accompagnando il giocatore ma senza semplificare le cose. Non ho trovato fastidiosa neanche la crescita del cosiddetto grinding, ossia la necessità di aumentare in maniera esponenziale la produzione di risorse e strutture al fine di proseguire nella scoperta tecnologica.
Risulta Interessante inoltre, rispetto allo standard di produzione e costruzione, la sopravvivenza del nostro alter ego alle insidie del deserto: tute distillanti, estrazione di acqua dal sangue dei nemici, necessità di essere sempre idratati (per poter godere di alcuni buff notevoli) ed una pletora di malus nel caso in cui non si riesca a trovare rapidamente dell’ombra rendono le aride distese di sabbia del gioco intriganti e mai monotone. Per il resto, non credo sia necessario descrivere ogni singolo aspetto di gameplay di Dune: Awakening, soprattutto rispetto al sistema di crafting che, lo ripeto, ricalca moltissimo quanto già visto e fatto dai numerosi competitor, ma con un bilanciamento ottimo ed una parabola di crescita molto dolce. Aspettatevi quindi decine di possibilità di costruzione, di abbellimento ed una serie di mezzi di locomozione divertenti e ben congeniati.
Un combattimento che poteva dare di più
Il gioco poi mostra un secondo pilastro di gameplay attraverso le aree dedicate al PVP, nelle quali si mettono a frutto le decine di ore spese per raccogliere le risorse al fine di trucidare gli altri giocatori. Si tratta di un approccio interessante per questa tipologia di videogioco, anche se personalmente non ideale. Considerando il tempo necessario per la costruzione della propria base, immaginavo una mappa sostanzialmente libera ed aperta agli approcci più estremi (di nuovo: Rust insegna). Dune: Awakening invece preferisce lasciare che i giocatori razzolino in tranquillità nella fase di base building, spostandosi nella zona PVP a piacimento - e rischiando quindi solo quanto portato con sé. Elemento centrale di questo approccio ibrido diventa quindi il combattimento, che presenta caratteristica interessanti ma non in linea con la qualità generale della produzione.
Il giocatore avrà a disposizione due approcci, in mischia ed a distanza, con il secondo meno forte in termini di DPS assoluti ma abbastanza abusabile nelle aree PVE (che sono comunque dense di PNG ostili). Nel caso di incontri con altri giocatori umani, il sistema in mischia è più remunerativo, ma anche piuttosto semplicistico. Sostanzialmente il core dell’esperienza è basato su un approccio di schivata/parata e colpi leggeri o pesanti (a seconda che si debba o meno rompere lo scudo avversario). Sono presenti anche delle classi di combattimento, ognuna dotata di poter con cooldown e abilità uniche, che però non riescono a fornire grande profondità. In poche parole, gli scontri di Dune: Awakening sono sufficienti, ma troppo ripetitivi. La fortuna è che il PVP per sua natura offre un’esperienza adrenalinica ed accattivante, ma al netto di questo ritengo che dovrà essere fatta qualche integrazione per portare il videogame a livelli di complessità più in linea con il sistema di crafting e di esplorazione.
Un deserto che non annoia mai
Tecnicamente il lavoro di Funcom è solido, senza lirismi esaltanti ma con buona cura dei dettagli. Il prodotto non soffre la mole immensa di elementi visivi, e d’altronde gestire delle immense distese di sabbia è complesso ma al tempo stesso semplifica alcune interazioni ed abbassa la quantità di texture e di oggetti presenti su schermo. Il colpo d’occhio comunque rimane di indubbio impatto, anche emotivo, e sono sicuro che non vi scorderete facilmente del vostro primo incontro con un (gigantesco) verme della sabbia. Da segnalare una certa lentezza nel caricamento degli shader (che viene effettuato ad ogni avvio) e che ho trovato leggermente frustrante, ma certo non proibitivo in termini assoluti.
Infine, ho davvero apprezzato la colonna sonora ed in generale la gestione dei suoni e degli effetti ambientali, che riescono a far immedesimare da subito i giocatori e contribuiscono a trasformare questa Arrakis videoludica in una vera meraviglia per le orecchie. A sforzarmi di trovare un difetto, potrei dire che il lavoro di Villeneuve qui in Dune: Awakening è fin troppo citato (a volte sembra di tornare alle stesse sensazioni musicali del film). Qualcuno potrebbe opporre che non è un difetto vero e proprio, ma rimane una scorciatoia in termini di creatività che poteva non essere presa in maniera così evidente.