Il segreto dell'incredibile superiorità tecnica dell'Amiga 500 risiedeva nella sua architettura a coprocessori. Mentre i PC dell'epoca (come gli IBM compatibili o i Mac originali) affidavano quasi tutto il lavoro alla CPU centrale (il Motorola 68000), l'Amiga utilizzava tre chip custom dai nomi quasi umani: Agnus, Denise e Paula. Agnus era il "cuore logistico", contenente il Blitter e il Copper; il Blitter poteva spostare enormi blocchi di dati grafici nella memoria senza disturbare la CPU, permettendo scrolling fluidi e animazioni che i PC avrebbero sognato per altri dieci anni. Denise era la "regina del video", incaricata di gestire i colori (fino a 4096 nella modalità HAM) e gli sprite. Paula, infine, era la "musa del suono", capace di gestire quattro canali audio stereo a 8 bit con una qualità campionata che rendeva obsoleti i "beep" degli altri sistemi. Questa divisione dei compiti permetteva all'Amiga 500 di far girare giochi complessi e software di grafica mentre la CPU era libera di gestire altre operazioni. Questo concetto di "hardware accelerato" è l'antenato diretto delle moderne schede video (GPU). Senza questi tre chip, l'Amiga sarebbe stata solo un altro computer anonimo; grazie a loro, divenne una macchina capace di gestire il multitasking preemptivo in un'epoca in cui Windows era ancora poco più di un guscio grafico rudimentale e instabile.
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