Mentre Resident Evil ha sempre puntato su un orrore più fisico, biologico e d’azione, il remake di Silent Hill 2 opera su un piano squisitamente psicologico, trascinandoti in una nebbia che non è solo climatica, ma esistenziale. Bloober Team è riuscito a modernizzare l'odissea di James Sunderland mantenendo intatta quella sensazione di disagio costante che ha reso celebre l'originale del 2001. Qui l'orrore non nasce da un esperimento di laboratorio andato male, ma dalle manifestazioni grottesche del senso di colpa e del trauma. Esplorare la città abbandonata richiede una gestione accurata delle risorse, proprio come nei migliori RE, ma con un peso emotivo che rende ogni scontro con le iconiche infermiere o con Pyramid Head un'esperienza profondamente disturbante e intima.
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