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Haxity | Anteprima, il futuro al neon dei card game

Quando si parla di giochi di carte digitali è difficile poter trovare qualcosa di assolutamente unico, escludendo i big del settore. Quanti di noi hanno speso ore e ore su Hearthstone o hanno passato decine di mazzi su Magic Arena? Tanti, più di quanti ne potremmo contare se dovessimo farlo. Non sono un giocatore super conosciuto della scena competitiva, eppure nella vita ho avuto la mia buona dose di buste sbustate e unità evocate, provando prodotti che vanno dal nuovo Legends of Runeterra alla nicchia di Shadowverse e Rage of Bahamuth.

Posso però dire di aver provato qualcosa di tremendamente unico e accattivante nelle ultime settimane, un nuovo card game che fonde i principi del picchiaduro in un sistema profondo, accessibile e dannatamente ben fatto: sto parlando di Haxity, il fighting-game cartaceo dai toni cyberpunk di Megapop. La sua formula vincente mi è stata spiegata in una bella chiacchierata con Jonathan Strand, community manager del team di sviluppo e veterano della scena esport cartacea, il quale naturalmente mi ha battuto su tutti i fronti. Ma tra una sconfitta e l’altra abbiamo avuto modo di approfondire Haxity nella sua interezza, convincendomi talmente tanto da promettervi fin da subito di non uscire pentiti (o disinteressati) dalla lettura di quanto seguirà.

Partiamo però con ordine: Haxity è un gioco 1 contro 1 con due anime complementari, la prima è quella legata alla campagna PvE e la seconda quella classica del match contro giocatori reali (o IA se lo si desiderasse). All’acquisto del gioco avrete accesso a tutte le carte e ai personaggi presenti fin dall’accesso anticipato, il che significa che non dovrete inerpicarvi tra 400 bustine in cerca della specifica carta rompi gioco. Giocando la campagna scoprirete la backstory dietro ogni “eroe”, tutti caratterizzati all’interno della cornice cyberpunk che impera nell’ambientazione scelta.

Da quanto mi ha descritto Jonathan, ognuno di loro avrà una sua personale storia che in un modo o nell’altro colliderà con il resto, puntando tutto su figure come la techmaniaca borghese armata di tecnologia orientale all’ultimo grido o il poliziotto pieno di potenziamenti in cerca di vendetta per il suo partner ucciso, per non parlare poi del dottore caduto in disgrazia e divenuto scienziato pazzo tra le fogne tossiche della città. Un trio senza dubbio particolare quello protagonista della nostra prova, che più o meno ci ha dato un’idea degli archetipi da poterci aspettare.

Libertà nella tecnologia

La campagna del resto è ancora in lavorazione, ma a livello di mazzi possiamo assicurarvi che già questi tre personaggi presentano ben tre opzioni di costruzione ciascuno, approfondite ulteriormente all’interno delle dinamiche del match. Quando si seleziona un personaggio infatti, dovrete effettuare una serie di scelte che decideranno quali saranno le vostre carte a disposizione. Partirete da un mazzo preimpostato e vi destreggerete tra aggiunte o modifiche attraverso menù di selezione che ricordano i vari negozi del mercato nero in una città dal futuro al neon. Ricettatori e impianti cibernetici saranno traslati in trittici o coppie di carte con cui aggiungerete o toglierete poteri al vostro mazzo base, insieme a numerose abilità passive costantemente attive durante tutto il match.

In Haxity quindi non potrete costruire un mazzo da utilizzare sempre e comunque, bensì ogni match vi esigerà di avere a che fare con opzioni di default e casualità varie, ma senza troppo affidarsi al fattore fortuna tanto ripudiato dai giocatori più assidui. Come molti di voi potrebbero pensare, anche io mi sono chiesto come fosse possibile bilanciare così bene tutta una serie di aggiornamenti durante il match senza snaturare l’equilibrio perfetto del gioco, lo stesso che permette ad Haxity di liberarsi della piaga diffusa del “meta”. La risposta di Jonathan è stata l’illustrazione di uno sforzo collettivo proveniente sia dal team di sviluppo che dalla prima community che ha girato intorno al gioco, composta sia da giocatori dell’ultima ora che esperti di numeri e cifre da card game. Durante il suo sviluppo Haxity ha cambiato radicalmente la propria forma, perfino nel concetto stesso del suo stile, ed è stata tale fluidità di pensiero che gli ha permesso di creare un sistema vincente sulla carta, almeno dalla nostra prospettiva.

Il mio primo impatto con Haxity – privo di tutorial alla prova privata ma in arrivo con l’accesso anticipato – è stato un po’ confuso. Mi trovavo infatti davanti a un campo di gioco dove entrambi i giocatori dovevano scegliere tre carte da posizionare in tre caselle davanti a loro. Ogni carta può avere effetto solo se non viene battuta dall’avversario con una serie di condizioni di cui tenere conto. La prima è il sistema “Sasso Carta Forbice” tradotto in chiave moderna con tre archetipi di carte, vincenti seguendo la rotazione più classica. La seconda è la velocità, indicata sulla carta e con la priorità maggiore data all’opzione Fast. La terza, infine, è composta da dei piccoli chip che nel gioco sono chiamati Hack e parte integrante del mazzo, seppure separate nella pescata. Gli hack hanno effetti vari e decisamente potenti, cosa che Jonathan ha sottolineato attraverso l’introduzione della meccanica dell’Energia, la quale “limita” gli hack per turno e costringe i giocatori a usarli oculatamente nelle situazioni più giuste.

Riuscendo a vincere uno di questi turni, si riesce a infliggere gli effetti sulla carta e il danno su di essa riportato, modificabile con tutta una serie di fattori che vanno dal semplice power-up alla moltiplicazione. Gli effetti su Haxity sono decisamente tanti e variano di personaggio in personaggio, permettendo a qualunque giocatore di adattare il gioco al proprio stile preferito e senza ricorrere ai soliti stereotipi di Provocazione, Volare, Ultimo Desiderio et similia. Siete tipi che giocano più sulla difensiva e indeboliscono il nemico? Puntate tutti sugli scudi e sui debuff. Volete invece passare all’azione e andare di faccia? Moltiplicatevi il danno attraverso i bonus che danno la posizione delle carte e la meccanica Carica. Non c’è davvero un archetipo che al momento possa sembrare più performante di altri, anzi bene o male tutti si bilanciano sullo stesso livello e questo è un pregio davvero raro di questi tempi.

Ogni round, come nei picchiaduro, viene deciso quando i punti vita di uno dei due partecipanti scendono a zero, passando poi alla fase successiva fino a quando non si collezionano 3 vittorie. Alla fine di ogni round si ha la possibilità di ottenere una serie di bonus e modifiche per poter potenziare sia il proprio mazzo che l’avatar a disposizione, passando attraverso i trafficanti di parti poco fa citati. Da un lato fa davvero piacere vedere un’attenzione così alta verso l’ambientazione scelta, che rispetto ad altri concorrenti fa ben più che essere un semplice sfondo di colore, dall’altro l’introduzione di questi elementi, tra la casualità e il volontario, rende ogni partita completamente diversa dalla precedente, richiedendo una certa flessibilità strategica ben più complessa del semplice raggiungimento di una “condizione di vittoria” conosciuta già prima della partita.

Chiacchierando con Jonathan su questo punto mi sono reso davvero conto di quale sia la chiave di volta di Haxity, lo spirito di ribellione – se così vogliamo chiamarlo – che prende a piene mani dalla tradizione per buttarla via e creare qualcosa di nuovo. A ogni match, nonostante la sconfitta schiacciante, non mi sembrava mai di essere in una situazione di no win assoluta, la stessa che avverto quando trovo un mazzo mono blu su Magic intento a farmi scartare tutto il mazzo in un turno o quando trovo un face hunter dei vecchi tempi di Hearthstone. A ogni round c’è la possibilità di ribaltare le sorti del match, di adattarsi dopo la sconfitta (o la vittoria) attraverso le selezioni tra le fasi e di plasmare il proprio deck in modi inaspettati, specialmente per la sinergia tra le carte effettive e l’hacking di contorno. Se dapprima ho iniziato con un punto interrogativo sulla testa, dopo qualche match ho trovato un piacere che non sentivo da tanto tempo in un gioco di questo genere, così vivido da convincermi che sulla giusta strada Haxity potrebbe davvero meritare un posto nell’olimpo competitivo.

Lo sperano anche Megapop e Jonathan, realistici nel guardare alle loro possibilità ma inguaribili sognatori nello sperare un futuro radioso per Haxity in termini di popolarità. Al momento però ci sono diverse cose in lavorazione, alcune di esse molto eccitanti per il titolo, ma lasceremo a voi la scoperta finale. Quello su cui possiamo anticiparvi qualcosa però è ciò che troverete nell’immediato e andando avanti nella prossima roadmap del gioco. Come detto, Haxity è cyberpunk nell’animo e non esisterebbe tale corrente senza le musiche che lo contraddistinguono, per questo il team di Megapop si è avvalso di una serie di artisti che si specializzano in musiche elettroniche di alta qualità, che potrete sentire già da ora attraverso una playlist dedicata su Spotify. A voi il giudizio su questo breve antipasto darksynth, di cui sicuramente gradiamo la cura per le tracce selezionate per i match, a metà tra il retrò e il brutale futuro in note accelerate.

Quello che potrete aspettarvi oltre il lancio sono personaggi aggiuntivi da poter comprare, con le loro storie e i loro deck, mentre qualsiasi altro aggiornamento sarà totalmente gratuito e sarà completamente opzionale arricchire il roster di combattenti, esattamente come nei picchiaduro più conosciuti. La storia verrà espansa di volta in volta e, se sarà possibile, ci saranno veri e propri eventi digitali in cui il vincitore sarà coronato con speciali premiazioni che vanno ben oltre la ricompensa cosmetica.

Per concludere

Il primo contatto con Haxity è esattamente come la prima visione di Blade Runner: una volta visto quel futuro tetro e intrigante è impossibile toglierselo dalla testa per il resto della vita. Il gioco di Megapop ha infatti tutte le carte in regola per riuscire a svecchiare formule ormai stantie e portarle a una dimensione più immediata, accessibile e paradossalmente anche più strategica. Potrete dire addio a deck, numeri, polveri fatate per le carte leggendarie e orpelli di un’era ormai finita.

Ciò che ci attende sono strade al neon dove l’abilità si misura in rapide reazioni, decisioni sul momento, possibilità variegate e hack da sfruttare con maestria. Ottimo per gli amici, ottimo in singolo con giocatori online e perfino una seria possibilità di un buon successo come quello del vicino Slay the Spire. Di strada, per Jonathan e Megapop, ancora ce ne è. Eppure non c’è davvero timore nella loro presentazione: hanno un prodotto forte, unico e capace di dimostrare da sé quanto vale. Adesso è tutto in mano alla sinergia tra il team di sviluppo e la community, di cui potreste fare parte in prima persona nel tentativo di plasmare Haxity nei suoi prossimi passi. Dal canto nostro non vediamo l’ora di rivederlo in azione alla fine del suo accesso anticipato, augurandomi di trovarlo ancora più intrigante.

Haxity sarà disponibile per l’accesso anticipato su Steam.