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Monster Hunter Rise: Sunbreak | Recensione Nintendo Switch

Monster Hunter Rise: Sunbreak è pronto a reclutare nuovi cacciatori per superare le sfide del Grado Maestro: siete pronti?

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Avatar di Pietro Spina

a cura di Pietro Spina

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 13/07/2022 alle 16:00
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  • Pro
    • - Gameplay eccezionale, il migliore della serie
    • - Nuovi mostri e nuove ambientazioni affascinanti
    • - Sempre molto divertente con gli amici
    • - Buoni elementi per il giocatore singolo
  • Contro
    • - Qualche contenuto in più non sarebbe guastato
    • - World building un po' sottotono

Il verdetto di Tom's Hardware

8.5

Al netto di qualsiasi critica o riserva, legittime, Monster Hunter Rise: Sunbreak completa il pacchetto originale in modo competente e consapevole degli errori commessi, dando forma a un titolo completo che offre in assoluto il migliore gameplay della serie e ottimizza come mai le opportunità di gioco tra singolo e multigiocatore. Possiamo parlare nel complesso di miglior titolo della serie? Il potenziale c’è, ma attendiamo i prossimi aggiornamenti per averne la certezza, in particolare per via della natura un po' più cotenuta di narrativa e world building rispetto ad altri capitoli. Nel mentre si può affermare con certezza che i nuovi arrivati hanno davanti ore e ore di divertimento in compagnia, mentre i veterani troveranno pane per i loro denti, in particolare nelle fasi avanzate.

Informazioni sul prodotto

I cacciatori armati di Nintendo Switch hanno dovuto aspettare un po’, circa un anno e mezzo, ma è finalmente tempo di tornare ad affilare le lame per affrontare le nuove avventure di Monster Hunter Rise: Sunbreak, espansione del titolo Capcom che tanto successo ha riscosso sia nella sua prima release su console Nintendo che nella riproposizione per Steam di inizio anno.

Come è ormai consuetudine per la serie, ogni espansione porta con sé tante novità, sia a livello di contenuti che di gameplay, rinfrescando l’esperienza ed estendendo esponenzialmente la longevità del prodotto, limando eventuali difetti. Ripensando all’esperienza base di Monster Hunter Rise, c’era quindi gusto da lavorare su endgame e missioni furia, elementi che non hanno riscosso consensi unanimi.

monster-hunter-rise-sunbreak-nintendo-switch-238303.jpg

Come avete potuto apprezzare già durante le fasi di anteprima e nell’analisi della versione Steam di questa espansione, le novità più corpose sono legate principalmente alle nuove aree di gioco e ai mostri che le abitano, vincolati da un intreccio di trama che passa dalle atmosfere quasi rilassate di Kamura a un’esperienza quasi da film horror, da vivere nell’avamposto di Elgado - nostro nuovo hub centrale.

Saggiamente, Capcom ha racchiuso in questo piccolo e condensato hub tutte le necessità del giocatore, condensando le tante funzioni che venivano sparse qua e là per il villaggio “nipponico” in forma più pratica, assegnando più funzioni a singoli NPC o proponendo un restyle di bacheche e menù. Se già Monster Hunter Rise risultava molto immediato e veloce nell’organizzazione delle battute di caccia e nello sviluppo del personaggio, in Sunbreak andiamo ancora più spediti.

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Questa ottimizzazione dell’hub è fondamentale in quanto permette di avere sempre sotto controllo ogni elemento della nostra esperienza, a cominciare dai nuovi contenuti dedicati al giocatore singolo, ovvero le Missioni Seguaci. In queste cacce su commissione, combatteremo fianco a fianco con alcuni NPC di Elgado, per ottenere ricompense speciali e sbloccare seguaci da utilizzare nelle Missioni Collaborazione - le quali sono semplicemente le medesime missioni, con la possibilità però di scegliere uno o due compagni tra i seguaci sbloccati, potendo anche assegnare loro un’arma specifica tra quelle disponibili.

Salutiamo senza troppi rimpianti la Furia, che pur offrendo spunti molto interessanti non è riuscita a ricreare un tower defence in salsa Monster Hunter realmente appetibile per tutti giocatori. I nuovi arrivati però, dovranno farsene una ragione: per raggiungere i nuovi contenuti di Sunbreak si passa prima da quelli di Rise, Furia compresa.

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Il più corposo e importante cambiamento a livello di gameplay effettivo è invece legato alle abilità scambio, le divertentissime skill introdotte in Monster Hunter Rise ripescando dai tanti episodi precedenti, come World o Generations Ultimate, per offrire al giocatore un ventaglio di attacchi spettacolari ed efficaci.

Per Sunbreak, Capcom ha pensato bene di rilanciare e raddoppiare, aggiungendo tante altre nuove abilità e permettendo di creare due preset tra cui “switchare” in tempo reale in battaglia con l’inversione delle abilità scambio, azione che ferma per un istante il giocatore ma che può essere interrotta eseguendo la nuova schivata scambio, così da non rimanere scoperti e - anzi - sfruttare il passaggio tra i due set di abilità in modo spudoratamente offensivo.

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A prendersi il centro della scena, inevitabilmente, sono i nuovi mostri introdotti in questa espansione, in particolare i Tre Signori sui cui ruotano gli eventi principali di Sunbreak. Abbiamo già avuto modo di parlare del colossale Garangolm, scimmione corazzato capace contemporaneamente di attacchi fuoco e acqua, e del micidiale Lunagaron, letale e veloce lupo di ghiaccio, mostro realizzati con grande cura e dotati di attacchi molto curiosi (chi ha detto rocket jump? Provare per credere!) ma questi non sono nulla di fronte alla maestosità del Malzeno, il terribile signore della notte che si nutre dell’energia vitale delle altre creature e ci combatte letteralmente teletrasportandosi davanti al nostro muso.

Tra i graditi ritorni citiamo innanzitutto Seregios, Astalos e lo strepitoso Gore/Shagaru Magala, testimonianza di quanta qualità fosse possibile trovare negli episodi per Nintendo 3DS. Questi combattimenti, in particolare, risultano entusiasmanti e ben calzano con le nuove abilità concesse al giocatore dall’insetto filo. Altra nota di merito per le sottospecie dei mostri introdotti in Rise, capaci di variare in modo sensibile il comportamento originale richiedendo strategie totalmente nuove.

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Ma quanto dura Sunbreak? A questa domanda non si può rispondere in modo unico per tutti i giocatori, in quanto l’esperienza può variare radicalmente. Chi ha completato Rise senza approfondire troppo i contenuti endgame - così come chi lo prende in mano oggi - troverà una curva di difficoltà iniziale leggermente più ripida, rendendo più appassionante la sfida a lungo termine.

Chi invece ha fatto sushi e sashimi di ogni mostro presente nel gioco base, supererà buona parte di Sunbreak in scioltezza con gli equipaggiamenti di alto grado, in particolare se accompagnato da amici, trovando solo nella seconda metà la necessità di lavorare a dovere sulle build. Questo anche perché Capcom ha spinto tantissimo sulle possibilità di far danno ai mostri con trappole ambientali, aumentando inoltre in modo quasi scriteriati gli scontri tra mostri e le possibilità di cavalcarli.

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Una volta affettati mostri e completata la trama principale, forgiando armature e armi a piacimento, resta il grande dilemma: capire se l’endgame di Sunbreak è un passo avanti rispetto a quello un po’ striminzito di Monster Hunter Rise. Ebbene, Capcom sembra aver imparato la lezione, proponendo una serie di sfide estremamente impegnative (di cui non sveliamo la natura per evitare spoiler anche legati alla trama) che sono indispensabili per portare al limite armi e armature.

Avanzando di grado maestro, inoltre, si accedono alle versioni potenziate di mostri presenti nel gioco base, tra cui il temibile Maganamalo Astioso e il Rajang Furioso, nonché Ibushi e Narwa adattati al nuovo grado. Le possibilità offerte al giocatore sono quindi fin d’ora numerose, e pensando alla prima serie di aggiornamenti - già dietro l’angolo - non mancano certo le cose da fare, anche per i più esperti.

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Riserviamo alla chiusura quella che è l’analisi tecnica di un titolo che, ancora una volta, sorprende per come riesca a girare in modo solido su un hardware ormai un po’ stanco come quello di Nintendo Switch. Certo, alcuni nuovi asset si sposano meglio con la potenza offerta dal PC (come l’area della Giungla, che a causa della vegetazione soffre un po’ la risoluzione ridotta) e le situazioni in cui il framerate non è stabilissimo sono diverse, ma il controllo non si perde mai e l’azione è sempre ben ritmata, senza incertezze.

Lato audio, invece, si è un po’ persa l’unicità offerta dalle atmosfere di Kamura, ma le rivisitazioni del temi dei mostri si rivelano ancora una volta eccezionali ed estremamente coinvolgenti in battaglia. Ottimo anche il lavoro degli attori nelle cutscene, realizzate sempre con la giusta cura seppur ritagliate su una scala un po’ ridotta, delineando ancora una volta come Monster Hunter Rise (e Sunbreak allo stesso modo) sia stato immaginato come un’esperienza più semplice e contenuta.

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