Dopo anni passati a espandere e ridefinire la propria identità, la serie di Monster Hunter si trova oggi in una fase curiosa della sua evoluzione: da una parte c’è il filone principale, sempre più spettacolare e cinematografico (basti pensare alla direzione intrapresa dagli ultimi capitoli), dall’altra una costola che continua a crescere con ambizioni sempre più evidenti. Dopo aver provato per diverse ore Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, è chiaro che questo spin-off non vuole più essere soltanto un’alternativa accessibile alla saga principale, ma un RPG capace di raccontare il mondo di Monster Hunter da una prospettiva diversa, più riflessiva e sorprendentemente matura.
Il cambiamento si percepisce immediatamente, ancora prima di iniziare a giocare davvero. Se i primi due capitoli puntavano su un’estetica marcatamente chibi e su un tono leggero, Twisted Reflection abbandona quell’impostazione per adottare uno stile più vicino ai JRPG moderni, mantenendo il cel-shading ma con proporzioni e animazioni decisamente più credibili. Il risultato è un equilibrio interessante: il mondo resta riconoscibile e coerente con l’immaginario di Monster Hunter, ma l’atmosfera è più seria, quasi malinconica in alcuni momenti.
La storia ruota attorno a una crisi ecologica che sta alterando profondamente l’equilibrio naturale. Alcuni mostri stanno diventando improvvisamente aggressivi (i cosiddetti “mostri indomiti") mentre altri appaiono ricoperti da una misteriosa cristallizzazione. Questi fenomeni sembrano collegati alla nascita di due Rathalos gemelli, una presenza che dà al racconto un tono quasi mitologico.
È una premessa narrativa che si inserisce perfettamente nella tradizione della serie, ma qui trova più spazio per respirare grazie alla struttura da RPG, che consente di soffermarsi sull’ecosistema, sulle culture locali e sul rapporto tra umani e mostri.
Libertà e strategia
Ed è proprio questo da sempre il cuore dell’esperienza di Monster Hunter Stories a differenza della serie principale: non la caccia, ma la convivenza. In Stories si è rider, non hunter. I mostri non sono solo avversari da abbattere, ma compagni di viaggio — i “monstie” — che si ottengono facendo schiudere uova e costruendo lentamente una squadra. Questa idea, già centrale nei capitoli precedenti, qui viene ampliata in modo significativo, soprattutto nell’esplorazione.
Durante le ore di prova ho, infatti, potuto attraversare ambientazioni aperte e verticali utilizzando abilità specifiche dei monstie. Cavalcare un Tobi-Kadachi per arrampicarsi su pareti rocciose e poi planare da un’altura con il Rathalos restituisce una sensazione di libertà molto più marcata rispetto al passato, e fin da subito abbiamo l'impressione di poter arrivare davvero ovunque trovando le giuste uova nelle tane. Alcune creature permettono anche di interagire con l’ambiente in modi inediti, come abbattere alberi con il fuoco o rompere giacimenti minerari con attacchi fisici per ottenere materiali. E se ve lo stade chiedendo, il passaggio da un mostro all’altro è immediato e contribuisce a rendere l’esplorazione fluida e naturale, quasi più vicina a un action RPG che a un JRPG tradizionale.
Il combattimento resta, invece, ancorato alle fondamenta della serie Stories. Il sistema si basa ancora sul triangolo Potenza-Tecnica-Velocità, una struttura alla sasso-carta-forbici che determina l’esito degli scontri diretti e l'efficacia di qualsiasi colpo, che sia dei Rider o dei Monstie. Sulla carta potrebbe sembrare limitante, ma in pratica nel terzo capitolo il tutto viene arricchito da diversi livelli di profondità: gli scontri "faccia a faccia”, gli attacchi combinati con i monstie, le abilità Legame e la possibilità di cambiare sia mostro che arma in battaglia in qualsiasi momento creano un flusso strategico costante che può cambiare radicalmente l'esito di una lotta.
Come se non bastasse, durante l'avventura avremo modo di fronteggiare i mostri Indomiti, delle versioni molto più potenti di quelle normali (un po' come i Temprati della serie principale), che cambiano comportamento durante la battaglia, proteggendo alcune parti del colpo e modificando i propri attacchi nel corso dei turni. In questi casi colpire arti specifici per interrompere le abilità o evitare contrattacchi è cruciale, trasformando la battaglia in qualcosa di più simile a un puzzle tattico che a un semplice scambio di turni.
In questi momenti si vede chiaramente il tentativo di avvicinare Stories al DNA di Monster Hunter senza snaturarne la struttura da RPG. Le armi mantengono, infatti, le loro proprietà distintive e interagiscono con le diverse parti del corpo dei mostri, creando un sistema che premia l’osservazione e la pianificazione.
Dove Monster Hunter Stories 3 sembra fare un salto evidente è nel ritmo generale dell’avventura: l’impostazione da RPG permette alla narrazione di svilupparsi con maggiore naturalezza rispetto alla progressione più rigida dei capitoli principali. Anche i personaggi incontrati durante la prova suggeriscono un cast più centrale e presente nella storia, meno relegato al ruolo di semplice accompagnamento, tanto che per molti di loro sono disponibili delle missioni secondarie dedicate, in modo da approfondire ulteriormente il loro background o semplicemente il loro carattere e il legame con il protagonista.
Anche tecnicamente il gioco appare solido. La versione che abbiamo provato girava su PS5 in modo fluido, con ambienti ampi e colorati che mantengono il fascino della serie senza dover rinunciare a una maggiore complessità visiva (seppur, come accennato al principio, qui troviamo uno stile grafico comunque molto più semplice rispetto alla serie principale). In ogni caso, il mondo di gioco riesce a trasmettere la sensazione di un ecosistema vivo grazie a mostri più o meno grandi disseminati sulla mappa, risorse da raccogliere, tane e diversi ecosistemi, elementi che da sempre rappresenta uno dei pilastri dell’identità di Monster Hunter.
Tirando le prime somme su Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection
Insomma, dopo diverse ore con Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, la nostra sensazione è quella di un progetto decisamente più ambizioso rispetto al passato. Non solo un capitolo in più, ma un tentativo di far maturare definitivamente la sottoserie, rendendola complementare — e non subordinata — ai capitoli principali. Se Monster Hunter Wilds rappresenta l’evoluzione spettacolare e action della saga, Stories 3 sembra voler essere il suo contrappunto narrativo e strategico, l'alternativa perfetta anche per i giocatori più casual o che amano i giochi a turni.
Resta da capire se il sistema di combattimento riuscirà a sostenere la varietà dell’avventura nel lungo periodo e se la narrazione manterrà l'ottimo livello dei primi capitoli, ma la direzione intrapresa è a dir poco promettente. Twisted Reflection dà l’impressione di essere il capitolo in cui Monster Hunter Stories smette di cercare la propria identità e inizia finalmente a consolidarla.