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Pokémon Mystery Dungeon Squadra di Soccorso DX | Prime Impressioni

Il recente Pokémon Direct continuerà a far parlare di se per le settimane a venire a causa della presentazione dei primi DLC a pagamento per Spada e Scudo che, in quanto essendo i primi proposti dalla nascita del brand, non hanno tardato a generare clamore, positivo e negativo, nella fan base dei piccoli mostri tascabili. Un annuncio, però, è arrivato come un fulmine a ciel sereno, generando sensazioni che solamente il reveal del remake di Link’s Awakening era riuscito a trasmettere. Nintendo e Spike Chunsoft, difatti, rilasceranno una versione moderna di Pokémon Mystery Dungeon Squadra Rossa e Squadra Blu, ribattezzata per l’occasione Squadra di Soccorso DX. 

I celebri Dungeon Crawler Rogue Like di Chunsoft, per chi non lo sapesse, approdarono per la prima volta sulle digitali sponde del Super Nintendo, sotto forma di spin off della serie Dragon Quest, più precisamente del quarto capitolo della saga. La particolare formula Rogue Like riscosse immediatamente un enorme successo nella terra del “Sol Levante”, portando il primo capitolo di Mystery Dungeon a essere considerato una delle cento produzioni videoludiche più importanti di tutti i tempi in Giappone. Ma fu solo quando Chunsoft incrociò la strada dei “mostri tascabili” quindici anni fa, che la serie Mystery Dungeon diventò celebre a livello globale.

Pokémon Mystery Dungeon Squadra di Soccorso DX va proprio a riproporre i primi due giochi della serie, usciti originariamente su Game Boy Advance e Nintendo DS, con una formula simile a quanto visto con Link’s Awakening lo scorso Settembre. Si tratta quindi di un remake che si pone il fermo obiettivo di riproporre le stesse situazioni narrative viste in passato, con una veste grafica completamente rinnovata e una revisione delle meccaniche di gioco per rendere il tutto maggiormente appetibile per i giocatori odierni. Il risultato, da quanto abbiamo potuto osservare testando la demo rilasciata subito dopo il Pokémon Direct, promette davvero faville.

 

Un simpatico questionario, completamente casuale, darà il benvenuto al giocatore per analizzarne i tratti caratteriali e definire quale Pokémon lo rappresenti al meglio. Non si tratterà, ovviamente, di una scelta vincolante, in quanto sarà possibile scegliere protagonista e partner in totale libertà se le decisioni prese dal gioco non risulteranno soddisfacenti. Il protagonista di Pokémon Mystery Dungeon è un umano, di cui non conosciamo le fattezze, che si risveglia misteriosamente nel corpo di uno dei celebri mostriciattoli. Spaesato e privo di memoria, il nostro protagonista, sarà affiancato da un secondo Pokémon che lo convincerà a fondare una squadra di soccorso atta a salvare i Pokémon che si troveranno in difficoltà all’interno di Dungeon misteriosi apparsi nella terra in cui si svolge la storia. Per quanto i toni narrativi delle prime fasi dell’avventura siano disimpegnati, come da tradizione per la serie, la trama riesce ad acquisire una sua identità ben precisa via via che si proseguirà nel gioco, riuscendo a risultare interessante, e accattivante, anche ai giocatori più maturi.

Alla stessa maniera, Pokémon Mystery Dungeon, risulterà piuttosto semplice nelle sue fasi iniziali presentando poche situazioni che possano impensierire il giocatore e rischiando di dare l’impressione di un titolo spensierato e disimpegnato. La situazione, però, cambia radicalmente col proseguire dell’avventura, trasformando le, apparenti, passeggiate all’interno dei Dungeon in vere e proprie esplorazioni da pianificare attentamente, procurandosi le provviste necessarie e scegliendo attentamente i compagni di squadra. L’originale Pokémon Mystery Dungeon peccava un pò in un evidente effetto elastico che affliggeva la curva della difficoltà, un elemento che speriamo di ritrovare maggiormente bilanciato all’interno di questo remake.

Le meccaniche di Pokémon Mystery Dungeon pescano a piene mani dal genere GDR presentando spostamenti in tempo reale dei propri personaggi, attraverso un anacronistico sistema a caselle, uniti a combattimenti a turni dove potremo controllare parzialmente l’azione di gioco. Il giocatore potrà sempre scegliere quale azione far compiere al primo mostricciattolo della sua squadra ma l’alternarsi delle azioni, così come le decisioni degli altri membri del team, saranno definiti dalla turnazione tipica del genere. L’esplorazione dei dungeon, inoltre, sarà minata da parametri da tenere in costante considerazione quali la fame della nostra squadra. Non nutrire adeguatamente i nostri piccoli esploratori gli farà perdere rapidamente punti vita, decretando il fallimento delle nostre sortite e riportando la squadra all’entrata del dungeon.

La demo di Pokémon Mystery Dungeon ci ha trasmesso le stesse identiche sensazioni dell’originale, seppur limitata a un paio di dungeon piuttosto semplici, ma quello che più ci ha colpito è stata la direzione artistica semplicemente adorabile. Un ottimo utilizzo del cel shading rende l’intera esperienza similare alle illustrazioni presenti nei libri dei bambini, mescolando modelli poligonali convincenti a vibranti paesaggi “pastellati”. I menu di gioco, così come i controlli, hanno ricevuto un doveroso svecchiamento, andando ad abbracciare le migliorie di cui la serie ha beneficiato nel corso della sua naturale evoluzione. Se dobbiamo muovere un’appunto, non abbiamo apprezzato particolarmente la “scattosità” dei movimenti all’interno dei dungeon, vincolati eccessivamente alla griglia a caselle invisibile che ne definisce le distanze ma, escludendo questo piccolo dettaglio, tutto ci è sembrato molto fluido e piacevole da giocare. 

Ora la nostra curiosità verso il remake di Pokémon Mystery Dungeon ruota tutta attorno alle modifiche e le implementazioni che Nintendo e Chunsoft hanno timidamente accennato. Nuovi Pokémon, meccaniche migliorate e uno svecchiamento del gameplay risultano, indubbiamente, un ottimo incentivo per riprendere in mano un titolo uscito quindici anni fa, così come necessarie per proporlo all’utenza odierna, ma ci auguriamo che anche il livello di difficoltà subisca una massiccia operazione di bilanciamento in modo da proporre una produzione che riesca a raggiungere gli stessi picchi qualitativi visti con il remake di Link’s Awakening.

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