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PS Now è migliore di PS Plus, ma i giocatori non l’hanno capito

Cosa fa vedere le console? La risposta corretta, da più o meno sempre, è “i videogiochi” (oltre al prezzo, chiaro). Una macchina potente è sì interessante e attirerà l’attenzione degli esperti, ma alla fine la massa vuole solo poter mettere le mani sui propri videogame preferiti. Eppure la situazione sta cambiando sempre di più e molto presto la risposta più scontata sarà “i servizi in abbonamento”. Parliamo ovviamente di Xbox Game Pass, xCloud, PS Plus, PS Now, EA Access, Uplay+ e di tanti altri che sempre di più invadono il nostro quotidiano, offrendoci l’accesso a grandi cataloghi di videogame a prezzi vantaggiosi. Eleggere il migliore tra tutti sarebbe alquanto complesso, anche perché ogni giocatore ha le proprie necessità; voglio quindi concentrarmi su una coppia specifica, con la quale ho esperienza diretta: PS Plus e PS Now per PS4.

Prima di tutto, vi do qualche punto di riferimento. Sono iscritto a PS Plus dal 2012 e da allora non ho mai disdetto l’abbonamento una singola volta. Sfrutto invece da circa un mese PS Now che in passato ho avuto modo di provare per giusto una manciata di giorni grazie ad alcune prove gratuite. Per quanto non abbia un’esperienza di lungo corso con il secondo servizio di Sony, in questo momento mi sento di poter tranquillamente affermare che PS Now è migliore di PS Plus, ma i giocatori non l’hanno capito. Non ancora, almeno.

Ovviamente, non sto parlando dell’intero PS Plus, ma unicamente dell’offerta di giochi gratis mensili. Ricordiamo infatti che PS Plus dà accesso anche al multiplayer online, ai download automatici delle patch in modalità riposo, a sconti e prove a tempo esclusive e infine a 100 GB di memoria di archiviazione online per i dati di salvataggio. Il pacchetto completo è quindi di alto livello, ma in questo articolo voglio parlare precisamente dei videogame.

PlayStation Now

PS Now > PS Plus: facciamo due conti

Il mio approccio alla situazione vuole essere abbastanza logico/matematico, oltre che puntare al futuro, senza analizzare quanto fatto nel lontano passato. In altre parole, non mi interessa se sei-sette anni fa PS Plus mi ha permesso di giocare a 6 videogame ogni mese (2 PS4, 2 PS Vita, 2 PS3). Ora, PS Plus non è più quello di un tempo ed è probabilmente destinato a divenire sempre meno importante, dal punto di vista dei titoli mensili.

Analizziamo la situazione degli ultimi mesi, partendo dal rilancio di PS Now, vedendo in una tabella i giochi proposti.

PS Now PS Plus
Ottobre 2019 God of War, GTA 5, inFAMOUS Second Son, Uncharted 4 The Last of Us Remastered, MLB The Show 19
Novembre 2019 Persona 5, Hollow Knight, Il Signore degli Anelli: L’Ombra della Guerra Nioh, Outlast 2
Dicembre 2019 PUBG, Wolfenstein The Old Blood, F1 2019 Titanfall 2, Monster Energy Supercross – The Official Videogame
Gennaio 2020 Horizon Zero Dawn, Uncharted L’eredità perduta, Overcooked! 2 Uncharted The Nathan Drake Collection, Goat Simulator
Febbraio 2020 LEGO Worlds, Cities Skylines. The Evil Within Bioshock The Collection, The Sims 4, Firewall Zero Hour (PS VR)
Marzo 2020 Control, Dead or Alive 5 Last Round, Nascar Heat 3, Nights of Azure, Nights of Azure 2: Bride of the New Moon, Romance of the Three Kingdoms 13, Shadow of the Tomb Raider, Toukiden 2, Toukiden Kiwami, Warriors All-Stars, Wolfenstein 2: The New Colossus Shadow of the Colossus, Sonic Forces
Aprile 2020 Marvel’s Spider-Man, Just Cause 4, The Golf Club 2019 Uncharted 4, Dirt Rally 2.0
Maggio 2020 Rainbow Six Siege, The Evil Within 2, Get Even Farming Simulator 2019, Cities Skylines
Numero totale 33 17

Sullo stesso periodo di tempo, PS Now ha quindi offerto il doppio dei giochi: già questo è un oggettivo punto di forza del servizio. Facendo un confronto più corretto, bisognerebbe escludere il mese di marzo 2020, in quanto è catalogabile come una (positiva) anomalia: anche in tal caso, però, il risultato è di un videogame in più ogni mese.

Ovviamente non conta solo la quantità, ma anche la qualità. Quali opere sono state introdotte nel corso dei mesi? Una rapida occhiata ci permette di vedere che entrambi i servizi hanno saputo mettere in campo nomi di un certo peso, con forse la sola esclusione di quelli di maggio 2020 per quanto riguarda PS Plus (qualcuno ha addirittura aperto una petizione per cambiarli). In entrambe le liste troviamo first-party molto interessanti: l’intera serie di Uncharted, The Last of Us Remastered, Horizon Zero Dawn, Marvel’s Spider-Man, God of War… Non mancano inoltre titoli di terze parti di alto livello come Control, Nioh, PUBG, Rainbow Six Siege, Shadow of the Tomb Raider… In sostanza, la qualità non manca da ambi i lati, con la differenza che PS Now può contare anche sulla quantità e su un catalogo sempre disponibile. Proprio quest’ultimo elemento è quello da tenere in grande considerazione.

È tutta una questione di “quando”

PS Now, al pari di molte altre proposte simili, dà accesso a un catalogo in regolare ampliamento. PS Plus, invece, permette di usare tutti i giochi reclamati fino ad oggi, fintanto che si è abbonati. Vi è ovvero una sostanziale differenza nella gestione dei due servizi: il “quando”. Precisamente, tutto dipende da quando avete iniziato a usarli. PS Plus, nel mio caso, mi permette di giocare, sulla sola PS4, a centinaia di videogame che di mese in mese ho reclamato: ma questo è possibile solo perché l’ho sempre pagato. Se voi deste il via al vostro abbonamento oggi, otterreste solo due titoli. Con PS Now, invece, avreste accesso a più di 700 opere, molte delle quali senza una data di scadenza.

Le proposte PS Plus, infatti, rimangono attive per trenta giorni e dopo di che non sono più reclamabili, solo una minima parte di PS Now, invece, ha limiti temporali (comunque superiori a un mese). Ciò di cui ci rendiamo rapidamente conto è che un nuovo iscritto, se fosse unicamente interessato ai giochi, otterrebbe migliori vantaggi con PS Now piuttosto che con PS Plus. E non pensiate che “tanto contano solo quei tre videogame AAA, gli altri 697 vengono tutti ignorati”: sarebbe il peggior modo per approcciarsi alla questione.

Uno dei vantaggi di rado citati per quanto riguarda i servizi in abbonamento è che permettono di provare opere che di norma non acquistereste. Un esempio facile, che forse aiuterà alcuni non-giocatori, è pensare a Netflix: quante volte avete guardato, girando per l’infinito catalogo, un film o una serie televisiva che non solo non è il vostro genere di punta, ma che magari nemmeno avevate mai sentito nominare? Un esempio basato sulla mia persona? Stand up comedy: con Netflix ho scoperto di amarla e ora sono sempre in cerca di nuovi spettacoli. Un esempio videoludico? HOG, ovvero videogame a oggetti nascosti: titoli semplici, veloci, con Platini estremamente accessibili (sì, nel mio caso ha un valore), ma che mai avrei comprato (anche perché costano molto più di quel che valgono); PS Now mi permette di godere di molte opere “secondarie e di basso livello”.

Quanti hanno giocato a Persona 5 grazie a PS Now?
PlayStation Now novembre 2019

Salvate gli AA, prima che sia troppo tardi

Esplorare, variare, “rischiare”: questi sono i grandi vantaggi dei cataloghi in abbonamento (e non parlo del solo Now, ovviamente). I servizi di questo tipo ci potrebbero permettere di uscire dalla nostra comfort zone, di scoprire nuove passioni e dare spazio anche a videogame che non hanno modo di salire alla ribalta nel mercato di vendita al dettaglio. Il confronto è sempre più serrato e, con l’avanzamento tecnologico, c’è un grande rischio: la creazione di un sempre più ampio divario tra AAA e indie, con l’eliminazione di tutto quello che sta nel mezzo. In quanto giocatori chiediamo e chiederemo mondi sempre più grandi e sempre più belli a livello tecnico, ma questo pretenderà budget e personale sempre più grande. Il AA, il videogame di medio livello, sarà sempre più lontano dal AAA: come potrà sopravvivere? Essendo un’opera così originale e unica da spingere il pubblico a ignorare i limiti tecnici e/o la scarsità di contenuti, oppure proponendosi in un formato d’acquisto diverso dalla concorrenza. In questo secondo caso, le ipotesi sono due: o si tratta di un free to play game as a service (mercato comunque già ora saturo) oppure si inserisce all’interno di un servizio in abbonamento.

PS Now raccoglierà pian piano i “reietti del mondo videoludico” (passatemi la definizione esageratamente teatrale) e farà in modo che non cadano nel dimenticatoio, ma ciò sarà possibile solo se il pubblico stesso si approccierà a questa piattaforma nel modo giusto. Deve essere quasi una filosofia di vita, da capire e da seguire. PS Plus, invece, rende tutto questo impossibile, visto che manca di un catalogo fisso.

I margini di miglioramento ci sono sempre

PS Now, quindi, offre grandi vantaggi ed è (o almeno dovrebbe essere) il modo perfetto per giocare sempre di più a prezzi incredibilmente vantaggiosi, con la possibilità di provare generi e videogame che spesso ci incuriosiscono ma che non osiamo comprare, per timore di sprecare decine di euro. I numeri però non raccontano questa storia. PS Now a fine aprile 2020 ha toccato i 2.2 milioni. Tali dati si scontrano con i 41.5 milioni di abbonati di PS Plus. Ovviamente PS Plus, essendo obbligatorio per il multiplayer online, risulta “indispensabile” a più giocatori, rispetto a Now, ma la differenza è certamente notevole, sopratutto considerando che Game Pass raggiunge quota 10 milioni (aprile 2020)

Perché Now non “tiene il passo” con il diretto concorrente? I fattori sono ovviamente molteplici: il prezzo e le offerte fatte da Microsoft, il catalogo più ampio di Game Pass e il passaparola. Se chiedete a chiunque, iscritto o meno, vi dirà che Game Pass è un’ottima proposta, un servizio molto interessante e adatto a tutti. Pur non essendo oggettivamente allo stesso livello, PS Now dovrebbe comunque godere internamente alla community PlayStation di una reputazione simile. Pur non avendo dati statistici a supporto, mi sento di poter affermare che non è affatto così. Perché?

La proposta di Sony è perlopiù vista, dai videogiocatori meno informati, come una piattaforma di cloud gaming. Basta guardare la descrizione ufficiale, che spunta tramite una veloce ricerca su Google: “Scopri tutti i giochi di PS4 e PS3 disponibili per lo streaming immediato”.  Ovviamente lo è, ma solo in parte. I titoli PS4 possono infatti essere scaricati su console e eseguiti in locale, al pari di quanto si fa con Game Pass. PS Now è però visto come la versione streaming di PS Plus e, come Google Stadia ci ha fatto ben capire, il mondo non è ancora ben disposto verso questa tecnologia. Aggiungiamo inoltre che in streaming la risoluzione è limitata a 720p: un problema non da poco sopratutto per la potenziale utenza PC che, chiaramente, non può eseguire il download dei videogame console.

PS Now ha quindi ampi margini di miglioramento, non solo nella tecnologia, ma nell’immagine che si è creata. Sony deve far capire di cosa si tratta e quali sono le sue potenzialità.

PlayStation Now Logo

Un futuro all’insegna di PS Now

La mia speranza è che PS Now diventi il paradiso dei piccoli giochi. Mi ritrovo addirittura a pensare che Sony non dovrebbe seguire l’esempio di Microsoft: ovvero non ritengo necessario che siano inclusi tutti i titoli first-party sin dal D1 (per quanto sarebbe a dir poco conveniente per me, visto che acquisto praticamente ogni esclusiva). Nella mia mente, deve essere un servizio parallelo al normale acquisto di videogame. Benvengano introduzioni di AAA a tempo limitato dopo un po’ di tempo rispetto all’uscita (mi sarei perso Control, altrimenti), ma di base desidero che sia un luogo dedicato alla scoperta di piccole opere di sviluppatori di terze parti, magari pubblicate in esclusiva fin dal D1 direttamente nel servizio.

In questo formato, PS Now potrebbe essere il futuro di PlayStation, un catalogo infinito giocabile ovunque senza però andare contro un metodo di acquisto tradizionale. PS Plus è invece quasi una zavorra che rallenta la piattaforma, senza un’identità precisa, ancorato a una forma passata ormai inadeguata. Chiedere a Sony di smettere di includere giochi nel Plus è ovviamente utopico in questo momento (ripeto, 41.5 milioni di iscritti, non è poco), ma nondimeno sarebbe una mossa che sosterrei, sopratutto se ciò significasse la fusione dei due servizi in uno unico in stile Ultimate di Microsoft. I due abbonamenti otterrebbero così una propria identità precisa e distinta, divenendo perfettamente complementari. Chissà, forse con l’arrivo di PS5 potrebbero esserci sorprese? Sarebbe a mio parere il momento perfetto per rivoluzionare un’intero marchio.

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