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Recensione Ash of Gods: Redemption, sopravvivenza difficile

Ash of Gods: Redemption

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Sviluppatore: AurumDust
Editore: AurumDust
Data di uscita: 23/03/2018
Provato su: PC
Disponibile su: pc

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Se siete fra coloro che hanno adorato The Banner Saga, allora apprezzerete anche Ash of Gods: Redemption, che si ispira per nulla velatamente alla serie targata Stoic Studio. Il gioco, sviluppato da AurumDust, riesce comunque ad avere una propria identità e unisce efficacemente gioco di ruolo, combattimenti a turni e visual novel.

Come imposto dai canoni del fantasy, il nostro eroe o in questo caso eroi, affrontano una terribile minaccia dimenticata da più di 700 anni in grado di cancellare ogni traccia dell'umanità. Tocca quindi a noi fermarla o quanto meno capire cosa sta accadendo. Tutto ha inizio nel borgo di Albius, una piccola cittadina nell'estremità sud-orientale della mappa, dove vive il capitano della guardia Thorn assieme a sua moglie e alla figlia Glenda. La vita scorre tranquilla finché non appare un Mietitore, una potente creatura dall'aspetto antropomorfo che dà il via a una nuova Mietitura. Molte persone impazziscono uccidendosi fra loro e altri esseri sovranaturali invadono le terre di Terminus portando sangue e morte. Dall'altro capo del mondo anche il letale guerriero Lo Pheng inizia il proprio lungo viaggio, così come lo scriba Hopper Rouley, enigmatica figura che fin dai primi momenti si dimostra essere molto meno comune di quanto non faccia intendere.

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Ash of Gods: Redemption offre molta libertà al giocatore pur presentando un avanzamento lineare della trama. Le nostre scelte hanno infatti un grande peso nel raggiungere uno dei sette finali disponibili e la morte è parte integrante di ciò. Nessuno può scampare al proprio fato. Infatti, praticamente ogni personaggio che controlliamo e incontriamo può morire, senza però interrompere la narrazione. In pratica, le 18 ore necessarie per completare il gioco vanno moltiplicate per tutte le volte che bisogna prendere una decisione cruciale. La rigiocabilità è quindi a livelli molto alti, seppur alla seconda partita quel senso di mistero e curiosità è ormai in gran parte svanito. In ogni caso, se volete "cambiare il passato" potete sempre ricaricare uno dei tre salvataggi precedenti, che sono sovrascritti automaticamente ma abbastanza spesso da permettervi di ricaricare la partita senza perdere troppi progressi – sempre che non abbiate scelto la modalità hardcore.

Lo storia è comunque in grado di mantenere viva l'attenzione grazie alla cura dei disegni dei personaggi e delle ambientazioni e alla loro caratterizzazione psicologica e storica. È qui che la natura da visual novel, fatta di lunghi testi – per fortuna tradotti completamente in italiano, come il resto dei contenuti – e scelte multiple, offre il meglio di sè. Si potrebbe obiettare che a volte c'è troppo da leggere e ci si dilunga su inutili dettagli, mentre la mole di nomi, soprannomi e titoli può facilmente confondere le idee su dove siamo o chi abbiamo incontrato. Tuttavia con un po' di attenzione ed escludendo qualche gregario dalle orgini poco definite o alcuni passaggi un po' fumosi, la storia avanza scorrevole: ci sono colpi di scena, decisioni inaspettate e in generale resta sempre su alti livelli. La vera pecca è la scrittura che non sempre trasmette il giusto pathos, complice anche una localizzazione senza errori di ortografia ma con una sintassi non sempre precisa – a volte bisogna rileggere una frase più volte per capire esattamente cosa intenda il traduttore.

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Il secondo troncone di cui si compone Ash of Gods: Redemption è l'esplorazione. Spesso abbiamo davanti la sola enorme mappa e il nostro scopo è raggiungere un determinato luogo, che strada prendere dipende solamente da noi. La libertà non è però totale: si decide quale diramazione percorrere ai bivi ma alla fine tutte i percorsi si ricongiungono alla nostra destinazione. Le possibilità offerte sono comunque molte e bisogna sempre fare attenzione a non terminare gli Strix, pietre diventate magiche con la Mietitura e che, consumandosi, rallentano gli effetti maligni della stessa su di noi e nostri compagni. Questo rende i viaggi molto più ragionati perché se terminano ogni personaggio lasciato senza subisce una ferita e alla quarta muore. Inoltre, maggiore è il numero di membri del gruppo, maggiore è il consumo di Strix.

Ecco quindi che anche una decisione all'apparenza facile diventa complessa; meglio prendere la strada più breve ma più pericolosa o fare un giro più lungo. A ciò si aggiungono tanti incontri casuali sulla strada che possono essere remunerativi o meno e che non seguono la regola dell'"essere buoni è meglio". Aiutare una persona in difficoltà potrebbe ritorcersi contro: potrebbe essere un ladro che ci ruba l'Oro fondamentale per acquistare Strix e oggetti dai mercanti oppure il salvataggio potrebbe costringerci a un'inaspettata battaglia quando non siamo nel pieno delle forze. Sopravvivere è la cosa più importante e Ash of Gods: Redemption è piuttosto brutale nel rendercelo difficile. Perfino la difficoltà, impostata da un valore che va da 1 a 10, aumenta o meno a seconda delle scelte del giocatore – se è troppo alta o troppo bassa, potete comunque modificarla in ogni momento. Durante tutta la nostra avventura, gestire gli Strix non è stato facilissimo, soprattutto a causa degli eventi casuali che ci sono capitati, e spesso siamo rimasti senza protezione dalla Mietitura ma siamo comunque riusciti a salvare quasi tutti i nostri compagni di viaggio, alcuni per il rotto della cuffia.

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Il terzo elemento che caratterizza Ash of Gods: Redemption è infine il combattimento a turni con visuale isometrica e suddivisione a scacchiera del campo di battaglia. Possiamo schierare fino a 6 alleati e utilizzarli una volta per turno. Selezionato il combattente che vogliamo usare, le caselle celesti indicano dove può spostarsi, mentre le gialle fin dove può arrivare consumando Energia. Se si decide di attaccare, l'interfaccia mostra automaticamente quale nemico siamo in grado di colpire, quanto lo danneggiamo e quanto ci costa la nostra azione. Un cerchio con un numero dentro, posto accanto alle barre di Vitalità ed Energia, ci indica invece l'attacco di quel personaggio. Questa è la parte semplice, in comune con molti altri strategici simili, per il resto il titolo di AurumDust propone uno stile di gioco abbastanza differente dal solito.

Per prima cosa, nulla è casuale. Non ci sono tiri di dadi che decidono la sorte del nostro attacco o difesa, ma tutto dipende da come giochiamo: muovere un alleato o colpire un nemico prima di un altro può davvero cambiare l'esito della battaglia. L'altro aspetto di cui tenere debitamente conto è che quasi tutte le nostre azioni consumano sia Energia che Vitalità – un arciere che esegue Tiro Letale fa molti danni ma consuma gran parte della propria vita e stamina. Inoltre, chiunque abbia la barra dell'Energia a zero subisce il doppio dei danni alla Vitalità. Un nemico senza forze, anche se resistente è molto rapido da eliminare e lo stesso vale per un nostro alleato. Alcuni eventi o mosse aumentano difesa (valore che è sottratto alla forza dell'attacco avversario) o il contrattacco (danno che subisce il nemico che attacca se si trova nella casella adiacente) ma solo sino alla fine del proprio turno. Ciò vuol dire che tali valori si azzerano non appena il personaggio viene spostato o compie una qualsiasi azione. A ciò si aggiungono le Carte da Battaglia: raggiunto il turno in cui possono essere attivate, portano con sé bonus e malus, a volte indistintamente per alleati e avversari – gli sviluppatori esagerano a descriverle come "carte collezionabili" poiché non sono neanche lontanamente ai livelli di, ad esempio, Magic, che tra l'altro si è ampliato con l'espansione Dominaria. A lungo andare abbiamo perfino notato che in certi casi un gruppo più piccolo è più efficace contro molti nemici, dato che ogni nemico deve attendere più tempo prima di poter combattere di nuovo.

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Nel complesso le battaglie di Ash of Gods: Redemption sono soddisfacenti e il sistema delle ferite funziona; un alleato la cui Vitalità scende a zero non può terminare il combattimento e ottiene un punto ferita, tuttavia non subisce penalità alle statistiche, ma al quarto muore. Spendendo Strix e perdendo un giorno è comunque possibile curarsi nell'accampamento.

Le uniche vere critiche sono la ripetitività delle battute finali, leggermente mitigata da un sistiema di crescita basato sull'esperienza per ogni personaggio che lo rende più forte, resistente e gli fa imparare nuove mosse. Tuttavia alcune classi sono risultate perlopiù inutili: letali ma per niente in grado di sostenere molti colpi e che quindi non userete praticamente mai in battaglia. Inoltre sono assenti dei veri attacchi ad area o i danni che si subiscono nel tempo come fuoco e veleno. Anche i campi di battaglia, tolto qualche ostacolo casuale qua e là, non offrono mai forme diverse dal classico rettangolo, così come l'IA dei nemici non sempre si comporta in modo sufficientemente aggressivo, perdendo occasioni d'oro e basando la propria forza semplicemente sulla superiorità numerica.

In ogni caso, non ci aspettavamo che questo gioco riuscisse a catturare così tanto la nostra attenzione. Non sarà perfetto, ma non abbiamo riscontrato difetti o bug gravi, i temi trattati sono maturi, la storia intrattiene senza scadere nel banale e graficamente è una delizia per gli occhi. I disegni sono evocativi grazie a un palette di colori accesa e a un tratto molto pulito e definito, inoltre l'interfaccia è chiara, senza preamboli o inutili menù di troppo. Non dimentichiamoci infine della buona colonna sonora creata da alcuni dei compositori delle musiche di Max Payne e The Witcher, che si fa ascoltare con piacere per tutto il tempo, e della modalità multigiocatore. Se volete staccare dalla storia principale potete anche buttarvi nella mischia online: formato un gruppo di guerrieri, si combatte contro altri giocatori ricevendo ricompense da utilizzare per potenziare la propria squadra. Non è una modalità che vi terrà impegnati a lungo, ma è comunque un extra ben gradito. Se le nostre parole vi hanno convinto della bontà del titolo, vi ricordiamo che Ash of Gods: Redemption è disponibile come download digitale su Humble Bundle.

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PRO– Abbastanza longevo…
– Le nostre scelte hanno peso sulla storia.
– Trama intrigante.
– Perfino i protagonisti possono morire.
– Alta rigiocabilità.
– Disegni curati e colonna sonora di qualità.
– La gestione dei personaggi in combattimento è relativamente semplice ma offre un grande livello di strategia e pianificazione.
CONTRO– … ma un po' ripetitivo nella parte finale.
– Alcune classi, e quindi alleati, le userete poco o niente in battaglia.
– A volte la gran mole di testi da leggere è esagerata e confonde le idee.
– L'IA dà filo da torcere più per il numero e la letalità degli attacchi che per la tattica.
VERDETTOAsh of Gods: Redemption è un gioco di ruolo più che discreto. Forse si ispira troppo a The Banner Saga, rimanendone una spanna sotto, ma diverte a lungo, offre degli ottimi disegni fatti a mano, ha buone musiche e ci mette davanti a scelte difficili e una trama godibile, seppur a momenti un po' dispersiva. Se montagne di testi da leggere, nemici non tanto furbi in battaglia (ma sempre pericolosi) e una leggere ripetitività di fondo non vi spaventano, allora non sarete delusi dal gioco di AurumDust.
7,3

Tom's Consiglia

Se non conoscete The Banner Saga dovete assolutamente recuperare sia il primo che il secondo capitolo, in attesa della terza iterazione in arrivo a breve.