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5G a Torino: la prima auto a controllo remoto grazie a TIM, Ericsson e Intel

Torino. Palazzo Madama. Una piccola utilitaria BMW elettrica si muove sul lastricato vicino all’ingresso. Avanza, si ferma e svolta all’interno di un recinto sufficientemente grande per le manovre. Si tratta della prima dimostrazione pubblica di un’auto a controllo remoto basato su rete 5G di TIM.

È così che stamani la prima capitale d’Italia (1861) ha svelato come sta procedendo la sperimentazione della rete mobile di nuova generazione. “Nel 2019 avverrà il lancio della 5G“, ha dichiarato il nuovo Chief Technology Officer di TIM, Elisabetta Romano. “Tutto è iniziato nel 2017 con il memorandum di intesa sulla 5G firmato con il Comune. Dopodiché possiamo identificare una serie di primati. Fra cui l’accensione della prima cella a onde millimetriche, la nascita dell’ecosistema Torino 5G, etc. Oggi abbiamo acceso la prima antenna nel centro storico. E la priorità rimane quella di fare sistema e mettere al tavolo aziende diverse di settori diversi”.

I servizi 5G saranno sia di tipo consumer che business. Non solo automotive, mobilità, industria 4.0, intrattenimento ed energia ma anche connettività per le aree in digital divide puntando sul fixed wireless. TIM ha confermato ad esempio la collaborazione con Infratel per valutare l’impiego del wireless per l’ultimo miglio, quindi il collegamento tra i nodi in fibra e gli appartamenti.

L’auto a controllo remoto

La sperimentazione dell’auto a controllo remoto comunque vede coinvolte non solo TIM, ma anche Ericsson e Intel. Inoltre la tecnologia impiegata è compatibile con qualsiasi tipo di veicolo. Oggi per la dimostrazione sono state usate due postazioni radio, una postazione di controllo veicolare (sviluppata da Objective Software) e un’antenna. In pratica un operatore stamani sedeva su un sedile sportivo che ricordava molto i simulatori di auto dei videogiochi, con tanto di volante, pedaliera e maxi-schermo. Tramite due webcam montate sull’auto aveva una visione esterna di oltre 180° e una visione interna di poco meno. Grazie al cambio automatico dell’auto, la conduzione è apparsa fluida e diretta. Il conducente ovviamente aveva la possibilità di intervenire direttamente sui comandi nel caso ce ne fosse mai stato bisogno. “Inizialmente fa effetto ma poi ci si abitua”, ha commentato il conducente.

Seduti dietro non si rilevano differenze. Probabilmente colpisce di più l’assoluto silenzio del motore elettrico. Poi però ci si ferma a pensare e ci si rende conto che il futuro che si è immaginato è davvero a un passo.

La dimostrazione oggi ha sfruttato la banda di frequenza a 28 GHz su onde millimetriche che TIM da più di un anno sta impiegando per la sua sperimentazione, ma domani potranno essere impiegate quelle ufficiali – che ha vinto nel recente bando. Tecnicamente, trattandosi di una demo, l’unità di controllo dialogava via cavo con apparecchiature radio di Ericsson, che a loro volta trasmettevano il segnale 5G a un’antenna presente sul tetto di un palazzo vicino. Dopodiché il segnale veniva trasmesso a un’altra unità, in questo caso di Intel, che via Wi-Fi Gigabit consentiva la connessione all’auto. Ovviamente in futuro i nodi intermedi verranno ridotti al minimo e il collegamento 5G sarà diretto.

“L’infrastruttura tecnologica riesce a valorizzare l’innovazione”, ha commentato l’Assessora per la Smart City di Torino, Paola Pisano. “Deve iniziare da Torino ma poi diffondersi in un tutto il Paese. Portare opportunità ai cittadini, attrarre nuove aziende per far partire il mercato. Non bastano due aziende, ma ci vuole tutto un ecosistema. Il ruolo delle istituzioni è di facilitatore. Agevolare e supportare aziende”.

Il potenziale della 5G

La 5G, non a caso, è probabilmente una delle innovazioni del mondo delle telecomunicazioni che ha maggiormente coinvolto aziende specializzate in settori totalmente diversi. Comau ha mostrato un braccio meccanico a controllo remoto che di fatto aprirà la strada alla gestione via cloud. “L’idea è di portare l’intelligenza delle macchine su cloud e remotizzare i controlli. Sul campo abbiamo la sensoristica e in remoto tutte le apparecchiature di elaborazione e processing. Con la latenza di 2 ms, promessa dalla 5G, possiamo ottenere un grande risparmio in termini economici riducendo l’impiego di collegamenti via cavo e dorsali. Ciò vuol dire che ogni aspetto, dalla manutenzione al controllo può avvenire a distanza”, ha spiegato Massimo Ippolito, responsabile innovazione di Comau. “Le app di attività potrebbero essere semplicemente installate su cloud”.

Tutto questo può avvenire con la Mobile Training Cell dell’azienda in cui un simulatore (Digital Twin) “riproduce in 3D, su un monitor, i movimenti del braccio robot reale tramite connessione 5G”. Si parla quindi di “interconnettere, scambiare dei dati e gestire a distanza gli impianti industriali, garantendo una maggiore efficienza, affidabilità e sicurezza rispetto alle reti wired/wireless tradizionali, nonché migliorare in modo significativo il ciclo produttivo”.

Sul fronte Smart City, invece, la sperimentazione a Torino sta proseguendo su più direzioni. Una riguarda la gestione del traffico grazie ad apparecchiature grandi come una lattina posizionate sotto il manto stradale. Rilevano i flussi di traffico e li trasmettono a una centrale operativa. L’altra è quella della sicurezza, con telecamere tascabili per gli agenti in servizio che non solo localizzano ma fanno riprese video. Si agganciano al taschino e fondamentalmente un giorno potranno essere usate per raccogliere elementi di prova.

Infine c’è il tema dello sviluppo della rete infrastrutturale 5G. TIM si affida a una serie di droni professionali dotati di laser scanner, fotocamere e piattaforma inerziale capaci di realizzare scenari 3D di stazioni radio e ambienti circostanti. Una serie di analizzatori di spettro, poi, consentono di misurare in quota la propagazione radio e la potenza del segnale, per l’implementazione delle nuove apparecchiature 5G.

Al riguardo il Chief Technology Officer di TIM Romano ha confermato che il tema delle emissioni elettromagnetiche dovrebbe essere una priorità per l’agenda politica. Oggi l’Italia ha le soglie massime fra le più basse d’Europa e questo potrebbe essere un limite per lo sviluppo della rete 5G.