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A che punto è la fibra di Stato? Le risposte di Open Fiber

"Nel 2018 abbiamo già aperto i cantieri in 314 comuni, ma il nostro piano 2018 per le aree bianche ne prevede 850, pari a circa 1,7 milioni di unità immobiliari", ha confermato il direttore Network & Operations di Open Fiber, Stefano Paggi, a Tom's Hardware. "Di questi abbiamo già consegnato il 50% dei progetti esecutivi […]

"Nel 2018 abbiamo già aperto i cantieri in 314 comuni, ma il nostro piano 2018 per le aree bianche ne prevede 850, pari a circa 1,7 milioni di unità immobiliari", ha confermato il direttore Network & Operations di Open Fiber, Stefano Paggi, a Tom's Hardware. "Di questi abbiamo già consegnato il 50% dei progetti esecutivi a Infratel, con tutti i relativi permessi. I primi 47 dell'anno scorso non fanno testo poiché erano obbligatori, non prevedevano POP e servivano a dimostrare la capacità operativa del concessionario".

Lo sviluppo della fibra di Stato insomma prosegue (qui, tutti i comuni interessati). Un po' più lentamente di quanto gli italiani avrebbero desiderato, un po' più velocemente di quanto sia burocraticamente possibile nel nostro Paese. Perché, come ha sottolineato l'ingegnere, "nelle 18 regioni interessate dal progetto ci sono ben 5 modi diversi di chiedere i permessi, chi per via telematica, chi per conferenza singola e così via".

open fiber
Architettura GPON di Open Fiber

"Abbiamo ricevuto i regolamenti per definire gli appalti pubblici a febbraio/marzo 2018 e in 80 giorni poi assegnato 63 gare, quando altre grandi realtà che investono in infrastrutture ci impiegano più di 200 giorni per un solo appalto. E sapete per i quasi 7mila comuni del progetto quanti permessi futuri abbiamo stimato? 60/70mila".

Quando saranno disponibili i primi servizi di connettività?

La legittima domanda che si pongono gli italiani è quando potranno iniziare ab abbonarsi ai servizi fibra della rete di Stato. La risposta, considerato l'argomento, non è semplice perché Open Fiber non può agire come se si trattasse del suo progetto privato, dove appena terminati i lavori può vendere all'ingrosso agli operatori.

"Prima di tutto posso anticipare che entro la fine del 2018 termineremo i lavori in una serie di comuni, rendendoli tecnicamente vendibili. Tecnicamente nel senso coperti da POP (centrali, NdR.), con una rete primaria che raggiunge il comune e una secondaria in prossimità degli edifici", ha spiegato Paggi. 

la fibra di open fiber

 
Lo schema diverso adottato nel progetto privato, con PTE interno

"Dopodiché ci vorrà, come prevede la legge, il collaudo da parte di Infratel e la 'restituzione' della infrastruttura come concessionario. Indicativamente i primi comuni realmente vendibili ci saranno non prima del primo trimestre 2019".

Ricapitolando. Open Fiber ha vinto i bandi Infratel per la realizzazione e gestione di una rete ultra-broadband dedicata alle aree in digital divide di circa 6.700 comuni. Ha scelto di impiegare una architettura basata su FTTH per fornire connessioni a 1 Gbps nella maggior parte dei casi, e nelle aree dove sono presenti case sparse almeno 30 Mbps grazie a tecnologia fixed wireless (200 MHz nella frequenza licenziata a 28 GHz). La progettazione nazionale è partita l'anno scorso e la suddivisione in Fasi – evidenziate nel bando – serviva per le concessioni e la progettazione, ma non la reale costruzione.

Oggi si procede con l'apertura cantieri considerando diversi elementi. Il primo è ovviamente il rispetto del piano generale, ma poi bisogna considerare i permessi. Se ci sono tutti si procede, considerando però che i circa 6700 comuni dei bandi faranno riferimento a soli 800 POP nazionali. Questo vuol dire che ogni POP servirà una media di 7/8 città a seconda dei casi.

primo bando
Il primo bando Infratel

"Bisogna quindi realizzare il POP e servirlo, poi fare la dorsale che raggiunge i comuni e la secondaria dei comuni che raggiunge le case. Si può procedere con un ordine leggermente diverso, ma la sostanza è che senza tutti questi elementi il servizio non può essere erogato", ha specificato il direttore Network & Operations di Open Fiber.

secondo
Il secondo bando Infratel

Ecco spiegato il motivo per cui alcuni comuni potrebbero risultare cablati, ma magari privi dell'infrastruttura a monte per attivare i servizi. E considerato che un POP ne servirà 7/8, appare chiara l'organicità del progetto.

Tariffe all'ingrosso della fibra

Non meno importante il fatto che c'è un momento in cui dovranno intervenire gli operatori per manifestare interesse. "Stiamo lavorando alla definizione dei nuovi prezzi all'ingrosso, in modo che siano competivi rispetto a quelli attuali", ha aggiunto Paggi. Da ricordare infatti che gli attuali sono stati definiti più di un anno e mezzo fa.

Da ottobre Open Fiber avrà l'opportunità di proporli agli operatori e nelle zone con lavori terminati, già collaudate da Infratel, sbloccare le operazioni per la fase servizi. A quel punto ogni operatore una volta manifestato il suo interesse per un singolo civico o immobile comunicherà a Open Fiber di collegare l'abitazione o l'impresa al ROE – posizionato fuori dagli edifici.

infratel

 
Comuni Infratel del primo e secondo bando

Già, perché l'intero lavoro di sviluppo oggi prevede il posizionamento di una centralina fibra di smistamento al di fuori delle proprietà e non dentro gli edifici, come avviene normalmente nei grandi centri metropolitani. "Sarebbe stato uno spreco denaro pubblico entrare in ogni casa che magari poi si sarebbe dimostrata seconda casa o disabitata", ha concluso l'ingegner Paggi.

"Ad ogni modo anche se stiamo procedendo con il nostro progetto privato e quello pubblico, le due reti sono distinte. Possono condividere l'impiego delle stesse paline, cavidotti o altre infrastrutture civili, ma nel rispetto del bando sono reti tecnicamente indipendenti".