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Spazio e Scienze

A Proxima Centauri trovato l’esopianeta più vicino a noi

La ricerca è stata lunga, ma alla fine l'ESO ha annunciato di avere trovato Proxima b, l'esopianeta potenzialmente abitabile più vicino alla Terra che sia mai stato scoperto. Orbita attorno a Proxima Centauri, la stella più vicina al nostro Sole, nella cosiddetta zona abitabile, dove le condizioni sono compatibili con l'esistenza di acqua liquida in superficie.

Le sue dimensioni sono paragonabili quelle della Terra e la distanza è di "soli" 4,2 anni luce, quindi non è così vicino da essere raggiungibile con le tecnologie attuali, ma sicuramente è più vicino di altri esopianeti scoperti finora, che si trovano anche a 40 anni luce da noi.

Per correttezza d'informazione è da segnalare che Nature parla di candidato pianeta, non di pianeta confermato, quindi saranno necessari altri studi indipendenti per avere la conferma definitiva, anche se il segnale rilevato è molto alto.

proxima centauri b planet

Guillem Anglada-Escudé, ricercatore presso la Queen Mary University di Londra, scrive nelle note ufficiali di auspicare che "questi risultati ispirino le generazioni future a continuare a guardare al di là delle stelle" e soprannomina il nuovo esopianeta Pale Red Dot, richiamando il celeberrimo Pale Blue Dot con cui l'astronomo Carl Sagan aveva indicato la nostra Terra vista dallo Spazio.

Una nota di colore al riguardo è che il progetto Pale Red Dot è stato molto social: i ricercatori hanno aggiornato passo passo gli appassionati sull'andamento della ricerca mediante i loro profili Facebook e Twitter, pubblicando parallelamente articoli di divulgazione.

Come è stato scoperto?

Gli scienziati dell'ESO monitorano Proxima Centauri da anni, utilizzando strumenti come l'Ultraviolet and Visual Echelle Spectrograph (UVES) e l'High Accuracy Radial velocity Planet Searcher (HARPS), entrambi installati sui telescopi cileni dell'Osservatorio di La Silla gestiti dallo European Southern Observatory.

La tecnica utilizzata è quella della velocità radiale. Si misura l'andamento nel corso del tempo della velocità con cui una stella si allontana o si avvicina da noi, sfruttando l'effetto Doppler: la luce emessa dalla stella appare agli osservatori sulla Terra con una frequenza più bassa (luce "più rossa") se la stella si allontana, oppure una frequenza più alta (luce "più blu") se si avvicina. Se questo andamento non è costante e presenta delle oscillazioni, queste potrebbero essere dovute alla presenza di un corpo non visibile che forma un sistema binario con la stella.

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Le oscillazioni della velocità della stella che hanno permesso di scoprire il pianeta

Le avvisaglie della scoperta c'erano già state nel 2013, ma il segnale non era chiaro, per questo Anglada-Escudé e altri ricercatori hanno avviato una campagna per identificare il pianeta in maniera inequivocabile. Il nomignolo Pale Red Dot è dettato dal fatto che Proxima Centauri è una piccola stella debole conosciuta dagli esperti come una nana rossa. I risultati della nuova ricerca, pubblicati su Nature, mostrano che Proxima Centauri si avvicina alla Terra alla velocità di 5 km/h, per poi successivamente allontanarsi con la stessa velocità, ripetendo questa danza ogni 11,2 giorni.

La notizia conferma le voci che sono circolate con insistenza dall'inizio di questo mese. Per inciso il gruppo di ricerca ha anche rivelato segnali di un possibile secondo pianeta in orbita a Proxima Centauri, con un periodo orbitale compreso fra 60 e 500 giorni. Il segnale tuttavia è molto debole e potrebbe essere causato dall'attività stellare.

Quanto è simile alla Terra Proxima b?

Stando ai dati Proxima b è circa 1,3 volte più massiccio della Terra, il che suggerisce che si tratta di un mondo roccioso. Si trova a soli 7,5 milioni di chilometri dalla sua stella e completa un'orbita ogni 11,2 giorni terrestri, il periodo scoperto dallo studio della velocità radiale di Proxima Centauri. È probabile che sia in rotazione sincrona, il che significa che mostra sempre la stessa faccia alla sua stella, proprio come la Luna con la Terra.

Per raffronto, la Terra orbita attorno al nostro Sole a circa 150 milioni di km. L'orbita relativamente stretta di Proxima b lo colloca proprio nel bel mezzo della zona abitabile, perché le nane rosse sono molto più fredde di quelle simili al Sole.

proxima centauri b landscape

Non è chiaro invece quanto Proxima b possa essere ospitale per la vita. Gli scienziati sono pessimisti al riguardo. L'astronomo Artie Hatzes spiega infatti che Proxima Centauri irradia l'esopianeta con una dose molto più elevata di radiazioni a raggi X ad alta energia rispetto a quella che raggiunge la Terra. Queste particelle energetiche "possono erodere l'atmosfera od ostacolare lo sviluppo di forme primitive di vita" spiega Hatzes a Nature. "Inoltre non è noto se l'esopianeta abbia un campo magnetico, come la Terra, che lo protegge dalla radiazione".

Tutto questo "non esclude l'esistenza di acqua in superficie", come precisa il co-autore Ansgar Reiners, professore all'Università di Astrofisica di Göttingen e presente durante la conferenza stampa di ieri.

La parte interessante è che le nane rosse bruciano molto più a lungo delle stelle come il nostro Sole, quindi eventuali forme di vita avrebbero molto tempo a disposizione per evolversi, ed eventuali forme di vita "potrebbero continuare ad evolversi a lungo dopo che il nostro Sole sarà morto". A questo si aggiunga che l'età del nostro Sole è approssimativamente di 4,6 miliardi di anni, mentre Proxima Centauri ha probabilmente 4,9 miliardi anni.

Quello che sperano gli scienziati è di ricavare maggiori informazioni con un'attività intensa di monitoraggio per capire di più sull'abitabilità e l'eventuale supporto alla vita, prima di valutare eventuali missioni per raggiungere questo mondo lontano e studiarlo da vicino.

Una conferma all'esistenza di questo pianeta si potrebbe avere da uno dei grandi telescopi di prossima generazione, come E-ELT, se questi saranno in grado di fotografare il pianeta.

La domanda che molti di voi si staranno facendo dall'inizio è quanto sarebbe fattibile un viaggio per Proxima b. Dipende. Ci si potrebbe arrivare con una sonda spaziale del progetto Breakthrough Starshot che mira proprio a spedire "nano astronavi" su Alpha Centauri in 20 anni. Ricordiamo che si fa riferimento a sonde dalle dimensioni molto contenute che dovrebbero viaggiare a 100 milioni di miglia orarie, il 20 percento circa della velocità della luce.

Invece non è nemmeno da prendere in considerazione l'ipotesi di un viaggio con sonde a propulsione, che impiegherebbero migliaia di anni.

Mosè Giordano è dottorando in astrofisica all'Università del Salento, ha al suo attivo pubblicazioni su Astrophysical Journal, MNRAS (Monthly Notices of the Royal Astronomical Society) e altre prestigiose riviste specializzate, si occupa di divulgazione scientifica ed è un appassionato di tecnologia. Le sue specializzazioni sono relatività generale, microlensong gravitazionale, ricerca di pianeti extrasolari. Collabora con Tom's Hardware per la produzione di contenuti scientifici.